L’AQUILA – Una parte della cittadinanza aquilana è impegnata con le celebrazioni di Sant’Agnese, tradizione popolare della maldicenza unica nel suo genere che ha luogo 21 gennaio di ogni anno, con le conviviali delle tante confraternite “agnesine” che eleggono le cariche sociali legate indissolubilmente al mondo delle male lingue. 

Una tradizione, quella di Sant’Agnese, che unisce parecchio ma divide pure, come nel caso del giudizio di Walter Cavaleri, storico e intellettuale aquilano, che disse la sua su questa tradizione proprio dalle pagine di AbruzzoWeb.

“Da qualche anno una tradizione popolare senza dubbio genuina – fu il suo pensiero – viene spacciata per un momento culturale di alto livello, un motivo di vanto per la nostra città. Addirittura, si parla di Sant’Agnese come una tradizione che stimolerebbe la libertà di parola, lo spirito di comunità, la ribellione contro il potere costituito. Non è affatto così. Chi l’ha resa un ‘marchio’ da esportare dovrebbe rendersi conto del danno che arreca alla nostra città”.

“Le ragazze che lavoravano nelle case borghesi si incontravano la sera nel convento agnesino e ne raccontavano i fatti privati: quali sarebbero le virtù culturali?”, si chiese Cavalieri, che poi aggiunse: “Trasformarla in una leggenda costruita a posteriori che ha fatto dell’Aquila la capitale della maldicenza, può solo far danno alla nostra città. Lo spirito critico e la libertà di parola non rientrano nel ‘pianeta maldicenza’. Il diverimento malevolo altro non è che un atteggiamento popolare, non colto”.

Insomma, un giudizio contrario a quello portato avanti da molti altri personaggi illustri del mondo della cultura cittadina, come il giornalista e scrittore Angelo De Nicola, dei Devoti di Sant’Agnese, che anni fa moderò, tra le altre, due delle edizioni di maggiore successo, quelle con l’ex presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, e con il senatore a vita, Giulio Andreotti, scomparsi nel 2013 e nel 2010, e il giornalista e scrittore aquilano Bruno Vespa.

La festa, in ogni caso, segna a modo suo una ‘fetta’ consistente di città. Tra polemiche e, ovviamente, male lingue. red.