CANISTRO – Vertenza Santa Croce di Canistro (L’Aquila): oramai è muro contro muro tra l’imprenditore Camillo Colella da una parte, e Regione, sindacati e Comune dall’altra. Colella non ha partecipato oggi alla riunione convocata dal vicepresidente della Giovanni Lolli, dove erano presenti solo i sindacati, e in cui si doveva sottoscrivere l’accordo abbozzato ieri nella riunione di Pescara.
Colella ha annunciato invece una nota di fuoco di aver ha inviato un esposto tra gli altri alla Procura della Repubblica di Avezzano, al prefetto e al questore dell’Aquila, ai Carabinieri e al presidente della Regione, per denunciare l’attuazione “attraverso condotte delittuose” dello sciopero da una settimana da parte di dipendenti e sindacati che impediscono l’ingresso da una settimana allo stabilimento di Canistro (L’Aquila) dove si imbottiglia l’acqua minerale distribuita a livello nazionale. Camillo Colella nella nota motiva anche la scelta di interrompere le trattative con regione e sindacati e lavoratori, e chiede ogni più opportuna misura per garantire il libero e sicuro transito di mezzi e persone da e per lo stabilimento.
Ma andrà per vie legali anche la Regione. assieme al Comune di Canistro: nella riunione di oggi in regione si è infatti deciso di presentare un esposto alla Procura di Avezzano, con richiesta del “sequestro dello stabilimento Santa Croce e, in via subordinata, comunque del sequestro delle bottiglie d’acqua”, nella assoluta e documentata certezza che si tratta di un bene della Regione”.
Durissime le accuse poi rivolte a Colella dal segretario provinciale della Cgil Umberto Trasatti, che parla di “atteggiamento vergognoso e irresponsabile”.
La vertenza Santa Croce, da tempo in atto, sta generando forti tensioni: i 75 dipendenti della santa croce, di cui 50 in cassa integrazione da anni, hanno davanti a sé lo spettro del licenziamento dopo che l’azienda ha attivato le procedure di mobilita’ in seguito alla revoca da parte della regione, con la quale e’ in atto un duro contenzioso, della concessione e all’apposizione di sigilli per gravi contestazioni. Azioni contestate dall’azienda. La regione ha lanciato un nuovo bando.
“Non partecipiamo alla riunione e alle trattative perché la santa croce non sta ai ricatti, – spiega Colella – nel summit di ieri a Pescara abbiamo manifestato concrete disponibilità assicurando l’anticipazione della cassa integrazione, ci aspettavamo aperture come la cessazione dello sciopero, invece, oggi sono state cambiate le carte in tavola con un gioco al rialzo che vede la Regione complice di sindacati e lavoratori e con il Comune di Canistro protagonista di un silenzio assordante. Non saranno più prese in considerazione richieste fino a quando non potremo entrare nello stabilimento. Stiamo subendo dei danni da una settimana che qualcuno pagherà – continua l’imprenditore -. Non è possibile permettere ancora a lavoratori e sindacati di impedire l’ingresso e di minacciare noi proprietari, gli autotrasportatori e gli stessi dipendenti che non stanno facendo sciopero. Non è possibile che tutto ciò avvenga davanti alle forze dell’ordine. In qualche modo dobbiamo essere tutelati insieme ai tanti che sono legati a noi, cone fornitori, clienti, indotto ed autotrasportatori. Rassicuriamo comunque tutti – conclude Colella – perché producendo da altri stabilimenti, manterremo impegni ed ordinativi”.
A stretto giro arriva anche la nota altrettanto dura della Regione, a firma di Lolli e del sindaco di Canistro Angelo Di Paolo, in cui si legge, che “ci vediamo costretti a procedere per via giudiziale a tutela degli interessi dei lavoratori. Nonostante l’assemblea dei lavoratori, che si è tenuta in mattinata a Canistro, abbia accettato le proposte avanzate ieri dall’azienda, la stessa non si è presentata al tavolo di questa sera per ratificare l’accordo sulle base delle proposte che aveva presentato ai lavoratori nemmeno 24 ore prima.
“L’ipotesi di accordo – si legge ancora – si basava su seguenti punti: pagare subito l’anticipo della Cassa Integrazione per il mese di settembre; pagare la cassa integrazione di ottobre alla data della scadenza contrattuale; versare per intero tutti gli importi (250 mila euro) relativi al Fondo di previdenza complementare Alifond; dare seguito alla chiusura della procedura di mobilità aperta l’8 settembre scorso e collocare i lavoratori in mobilità come ultimo ammortizzatore sociale fruibile; corrispondere il 50 per cento del Tfr e di tutte le competenze maturate comprese di 13a e 14a mensilità e ferie maturate e non pagate, alla data del licenziamento e il rimanente 50 per cento nei mesi successivi”.
“A questo punto – annunciano Lolli e Di Paolo – avendo cercato nei mesi passati e ancora in questi giorni ogni tentativo possibile per giungere ad un accordo corretto, equilibrato e rispettoso degli interessi in campo, delle esigenze dei lavoratori e del ruolo delle istituzioni, ci vediamo costretti a procedere per via giudiziale a tutela degli interessi pubblici”.
Da qui la decisione di presentare “un esposto-denuncia alla Procura di Avezzano con la richiesta di immediato sequestro dello stabilimento Santa Croce e, in via subordinata, comunque il sequestro delle bottiglie d’acqua nella assoluta e documentata certezza che si tratta di un bene della Regione, come dimostrano gli acquisti effettuati in alcuni supermercati che testimoniano – attraverso i codici dei lotti – che l’imbottigliamento è successivo alle comunicazioni regionali di astenersi da qualsiasi attività di sfruttamento della risorsa idrica”.
Quanto alla minaccia di denunce contro i lavoratori Trasatti afferma che “è un atteggiamento irresponsabile, e non ci sono più parole per esprimere il nostro disappunto. Colella può minacciare quello che gli pare, ma dovrebbe capire che lo sciopero è un diritto costituzionale. I lavoratori quando scioperano perdono salario e lo fanno in casi estremi, quando i diritti dei lavoratori vengono calpestati”.



