L’AQUILA – “L’interesse di tutti, ribadito anche oggi dalla conferenza dei capigruppo della Regione, è quella di tutelare i lavoratori e anche per questo mi auguro che la Santa Croce non dia corso a quanto annunciato, e cioè non metta tutti in mobilità, non licenzi tutti e 75 i lavoratori, perché tuttora ci sarebbe ancora spazio per proseguire con gli ammortizzatori sociali”.

Queste le dichiarazioni a caldo del vicepresidente della Regione Giovanni Lolli, ascoltato oggi dai capigruppo in Consiglio regionale, sulla vertenza della Santa Croce di Canistro (L’Aquila), che produce la nota marca di acqua minerale, dove sono a rischio 75 posti di lavoro, per i quali l’azienda ha  avviato, a decorrere dall’8 settembre, la procedura di mobilità che porterà al licenziamento i 75 addetti della Santa Croce entro 75 giorni. 

Un’ipotesi da scongiurare, per Lolli, che oggi è apparso più dialogante, dopo un lungo periodo di muro contro muro con l’azienda, e per i consiglieri interpellati al termine dalla riunione da Abruzzoweb, che però non indicano strategie e soluzioni chiare e percorribili. Del resto l’intenzione di procedere ai licenziamento di cui ora tutti chiedono la revoca, a partire da Lolli, nasce anche dal fatto che la Regione ha messo i sigilli alla sorgente dopo aver revocato la concessione alla società e non concesso proroghe a causa di un documento unico di regolarità contributiva (Durc) che non sarebbe stato regolare. Tutti rilievi rigettati dall’azienda, che ora comunque non vede la possibilità di mantenere a regime la produzione per mancanza di materia prima, l’acqua, una volta finite le scorte. C’è chi dunque come Gianluca Ranieri del Movimento 5 stelle accusa senza mezzi termini la Regione, di “aver commesso molti errori”, e di cercare ora “di correre ai ripari alla bene e meglio”.

La drammatica situazione è la conseguenza di una vicenda che ha avuto come punti salienti un bando vinto dalla Santa Croce nell’autunno 2015, ma poi impugnato al Tar dal Comune, perché mancante dell’impatto di valutazione ambientale, a cui hanno fatto seguito denunce reciproche tra Regione e società, la non concessione di proroghe per l’attività dell’azienda, l’attesa per mesi del nuovo bando, bloccato a dire dalla Regione per l’impossibilità di rientrare in possesso delle pertinenze di proprietà pubblica.  

L’audizione di Lolli fa seguito all’incontro che si è tenuto ieri a Canistro, convocato dal Comune, con presente anche il vicepresidente, affianco del sindaco Angelo Di Paolo, e della convocazione in conferenza dei capigruppo il 20 settembre di Camillo Colella, imprenditore molisano proprietario della Santa Croce, che ha senza mezzi termini accusato la Regione di “vessazioni”, e “manifesta ostilità”, per non aver concesso proroghe alla concessione dell’utilizzo delle sorgenti, di aver sbagliato il bando vinto dalla Santa Croce, e di non averne indetto ancora un altro, con la motivazione, anch’essa contestata dalla Santa Croce, dell’assenza del requisito della disponibilità del bene, La Santa Croce ha impugnato la sentenza del Tar del Comune, e attende ora il pronunciamento del Consiglio di stato.  Colella ha ribadito davanti ai consiglieri tutto il suo disappunto, confermando che oramai per lui è una strada obbligata quella della mobilità e della chiusura.

Oggi Lolli ha fornito si un’altra versione, ma l’impressione è che abbia anche cercato anche di riaprire un dialogo con la Santa Croce.

“La novità principale – ha spiegato Lolli – è che il bando è pronto, manca solo reintegro in possesso dell’adduttore che collega la sorgente Spongia allo stabilimento. Abbiamo avuto opinioni molto diverse su questo punto, ma nell’ultimo incontro con la società abbiamo trovato un punto d’incontro. I legali della società hanno incontrato i nostri dirigenti,ed entro una settimana si dovrebbe arrivare ad un accordo”

Lolli ha poi spiegato ai consiglieri regionali, che nel nuovo bando sarà centrale “la qualità del progetto industriale, il numero di occupati previsti, presi dal bacino territoriale, il ristoro necessario e obbligatorio alla collettività”.

E ha aggiunto: “a questo bando potrà come ovvio partecipare anche la Santa Croce, e anche a Colella ho già spiegato che per favorire il nuovo corso dell’azienda ci sono interventi di sostegno che la Regione può mettere in campo, come i fondi Fesr e Fse, ovvero sul progetto industriale e sulla formazione, ma non si può finanziare con soldi pubblici un’azienda che licenzia”. 

Al termine della conferenza il presidente del consiglio Giuseppe Di Pangrazio ha ribadito che “l’unica preoccupazione è salvaguardare i posti di lavoro, per questo abbiamo inteso convocare prima il titolare dell’azienda e poi il vicepresidente Lolli. Non nascondiamo che siamo preoccupati per le tempistiche del bando e dell’eventuale ripresa a pieno regime della produzione, tenuto conto delle tempistiche con i quali finiranno gli ammortizzatori sociali”.

Sulla stessa linea il capogruppo del Nuovo centro destra Giorgio D’Ignazio: “sulla tutela e della forza lavoro maggioranza e opposizione anche oggi hanno mostrato grande compattezza, non è accettabile l’ipotesi del licenziamento di tutti i dipendenti, va scongiurata in ogni modo”.

Non manca di inchiodare la Regione alle sue responsabilità Ranieri del Movimento 5 stelle.

“Da una parte – afferma Ranieri – c’è un imprenditore che non paga i contributi a Regione e Comune, dall’altra c’è la regione non riesce a risolvere il problema, ha sbagliato un bando che infatti è stato impugnato, e su questo avevamo presentato anche un’interrogazione.  Ora si cerca di correre ai ripari, ma come sempre si fa in questo consiglio alla bene e meglio, ma le cose vanno programmate prima e fatte con i dovuti criteri, perchè altrimenti a pagare sono i lavoratori”. (ft)