CANISTRO – “Adesso basta! La misura è colma! Le esternazioni di Camillo Colella che additano il Comune di Canistro come responsabile della vertenza in atto tra lavoratori e azienda sono del tutto inaccettabili e infondate”.
Ad affermarlo, l’assessore con delega alle attività produttive del Comune di Canistro, Ugo Buffone, che risponde rabbiosamente a Camillo Colella, patron della Santa Croce di Canistro (L’Aquila), marchio di acqua minerale distribuito a livello nazionale, che nella concitata giornata di ieri, è stato “bloccato” a lungo dentro lo stabilimento assieme ad una ventina di persone, da parte un gruppo di sindacalisti e dipendenti, che fino a domani terranno un’assemblea sindacale presidiando lo stabilimento.
La Santa Croce ha avviato infatti le procedure di mobilità per i 75 dipendenti in seguito alla revoca da parte della Regione Abruzzo della concessione per presunte imperfezioni nel documento unico di regolarità contributiva (Durc) e dopo l’apposizione di sigilli da parte dello stesso ente regionale che ha accusato l’azienda di prelevare acqua senza autorizzazione. Rilievi rispediti al mittente da parte del patron Colella.
Alla luce del mancato accordo sindacale, dal 21 novembre prossimo per i lavoratori si apre così lo spettro del licenziamento e l’accesso alla mobilità per due anni. Pochi giorni fa la Regione, che con la Santa Croce ha un duro contenzioso, ha pubblicato il nuovo bando.
Colella, prima ancora di essere “liberato”, dopo una trattativa con sindacati e forze di Polizia, da dentro la sua fabbrica ha puntato l’indice affermando che “tutti devono sapere che la responsabilità di questa situazione è del Comune di Canistro, che ha fatto ricorso al Tar facendo annullare la concessione vinta dalla Santa Croce, e della Regione, in particolare del vice presidente, Giovanni Lolli, e della dirigente Iris Flacco che ci hanno negato a lungo ogni tipo di confronto, negandoci proroghe e revocando la concessione per motivi inesistenti, come la regolarità del Durc”.
Non si fa attendere la replica di Buffone, che ha trascorso molte ore in compagnia dei lavoratori in lotta, con una nota al vetriolo che porta anche la firma degli avvocati del Comune di Canistro Salvatore Braghini e Renzo Lancia.
“Nessuna colpa dell’attuale situazione può essere addebitata all’amministrazione comunale, di ieri e di oggi – esordisce Buffone – in quanto il Comune ha esercitato il sacrosanto diritto di ricorrere al Tar impugnando il bando della concessione esclusivamente per tutelare gli interessi dell’ente locale, sia con riferimento agli aspetti ambientali e idrogeologici sia riguardo ai lavoratori”.
E aggiunge: “non può certo dolersi del ricorso alla giustizia amministrativa intrapreso dal Comune – ritenuto, peraltro, fondato dal Tar e dal Consiglio di Stato, che ha già rigettato la sospensiva proposta dalla Santa Croce – chi da anni utilizza lo strumento processuale e propagandistico per alimentare sistematicamente un clima di incertezza teso a mistificare la realtà dei fatti e chi lo ha, altresì, utilizzato per eludere i pagamenti dovuti a vario titolo al Comune di Canistro, come Imu e Tarsu”.
“Vero è invece – si legge ancora nella nota – che il Comune di Canistro ha lavorato anche dopo l’annullamento del bando per trovare una soluzione equa per tutti i portatori di interesse alla delicata vicenda, ma che, a ciò non si è arrivati a causa dell’ostinazione del titolare della Società, che ha perseguito unicamente il proprio interesse senza curarsi minimamente delle sofferenze inflitte ai lavoratori, che a anche in questi giorni, non a caso, insorgono contro di lui”.
A proposito del futuro del prosieguo della produzione a Canistro, Colella aveva avanzato dubbi sul nuovo bando, osservando che “se non dovessimo partecipare noi di Santa Croce, sono curioso di verificare quali saranno i grandi player disposti a partecipare, visto che la concessione non prevede il marchio Santa Croce e lo stabilimento, entrambi di mia proprietà”.
Senza contare il fatto che nei prossimi mesi ci sarà il pronunciamento del Consiglio di Stato, che potrebbe riassegnare la concessione alla Santa Croce.
Ma Buffone è convinto invece che a Canistro ci possa essere un futuro produttivo anche senza Colella e la Santa Corce.
“L’acqua minerale della sorgente Sponga, – spiega infatti – per le preziose qualità, e l’intera comunità di Canistro, meritano ben altro destino e che è arrivato il momento di svoltare pagina. Ma sarà possibile soltanto grazie all’espletamento della nuova gara appena indetta nonché al contributo di tutti i soggetti interessati a promuovere un piano di sviluppo commerciale, che valorizzi al meglio la risorsa idrica, nei limiti imposti dalla salvaguardia del bene e dell’ambiente, mediante il ricorso a investimenti mirati e soprattutto creando un clima costruttivo, basato sul dialogo e sul reciproco rispetto”.
“Ci si domanda inoltre – come sia possibile che Colella, da una parte, si lamenti per l’impossibilità di emungere l’acqua della fonte,con ciò giustificando i licenziamenti, e, dall’altra, continui a assicurare clienti e fornitori circa il mantenimento degli impegni assunti grazie ad ‘inesauribili’ serbatoi di approvvigionamento”.
“Colella – conclude la nota – dimentica, peraltro, che ha fruito del megasconto sul canone dell’acqua minerale, pagandola 30 centesimi anziché 4 euro, senza aver onorato i patti di salvaguardia occupazionale che, pure, aveva sottoscritto per beneficiare della diminuzione di prezzo, ricorrendo a piene mani agli ammortizzatori sociali da circa otto anni a questa parte, con ciò gravando due volte sulle casse pubbliche, una volta a motivo delle minori entrate regionali per lo sconto fruito sull’acqua emunta e, una seconda volta, per i benefici della cassa integrazione, finanziata con i soldi di tutti i cittadini che pagano le tasse”.






