L’AQUILA – Proroga della cassa integrazione di 3 settimane, ma nessuno spiraglio per la revoca della procedura di mobilità.

Questo l’esito a due volti dell’incontro che ha visto al tavolo sindacati e impresa per la drammatica vertenza dell’Acqua Santa Croce di Canistro (L’ Aquila), dove si imbottiglia la minerale nota a livello italiano.

Un vertice che si è svolto, in un clima molto teso, nella sede regionale di Confindustria all’Aquila.

Per i 75 lavoratori, già in cassa, a inizio settembre è stato avviato l’iter di messa in mobilità dall’imprenditore molisano Camillo Colella, che si è sempre detto costretto a farlo al termine di una drammatica guerra con l’amministrazione regionale per il possesso della sorgente.

La firma sul mancato accordo ci sarà venerdì prossimo. Questo significa che, tra poco più di un mese, i lavoratori saranno licenziati e per loro ci saranno a seguire dai 18 ai 24 mesi di mobilità retribuita. Dall’altra parte, la Santa Croce cesserà, dopo tanti anni, la produzione.

I sindacati sono andati via al termine della riunione senza voler rilasciare dichiarazioni. Ha parlato, al contrario, Colella.

“Abbiamo assicurato che chiederemo altre tre settimane di cassa integrazione, ma non ci sono possibilità di interrompere la mobilità – ha spiegato l’ impreditore ad AbruzzoWeb – Ci dispiace che questa vicenda finisca così, ma non potevamo fare altrimenti. La responsabilità di quello che è accaduto è soprattutto della Regione Abruzzo”.

Colella ha poi tenuto a sottolineare che “l’azienda va avanti, gli operai sono oggi al lavoro e manteniamo tutti gli impegni con fornitori e clienti, lavorando con le scorte”.

L’esito drammatico della vertenza, ha ribadito Colella ai sindacati anche oggi, è l’inevitabile conseguenza dell’annullamento del bando da lui vinto nell’agosto 2015, impugnato dal Comune di Canistro perché la Regione lo aveva clamorosamente sbagliato.

La Santa Croce ha fatto ricorso al Consiglio di Stato contro l’annullamento del bando e la sentenza è attesa nel febbraio 2017.

Intanto, tuttavia, la Regione ha revocato la concessione alla società, senza concedere alcuna proroga, a causa di un documento unico di regolarità contributiva (Durc) che non sarebbe stato regolare.

Tutti rilievi rigettati dall’azienda, che accusa apertamente l’amministrazione di “atteggiamento vessatorio” e minaccia richieste di risarcimento milionarie, continuando a produrre solo grazie alle scorte di magazzino, ma fino a esaurimento.

Da parte loro, i sindacati e anche il Comune di Canistro accusano invece la società di non aver saputo rilanciare uno stabilimento che, nei tempi d’oro, aveva oltre 120 addetti mentre ora ne ha solo 74 e in cassa integrazione a rotazione, con solo una ventina effettivamente impiegati nelle linee produttive.

Poche settimane fa, Colella ha restituito le chiavi della sorgente Sponga alla dirigente regionale Iris Flacco, ma solo dopo una lunga querelle su quali fossero le pertinenze pubbliche e che cosa, invece, proprietà privata dell’ azienda.

L’amministrazione, ha assicurato il vice presidente con delega alle Crisi industriali e Attività produttive, Giovanni Lolli, emanerà un nuovo bando ora che è rientrata in possesso della sorgente.

Al di là di questo, il problema per i lavoratori sono ora le tempistiche, visto che, da dicembre, avranno ammortizzatori per massimo 24 mesi.

E i tempi per un nuovo affidamento e l’entrata a regime della nuova proprietà non si annunciano molto più brevi. Filippo Tronca