L’AQUILA – La sanità abruzzese, a oltre due anni dall’uscita dal commissariamento, deve percorrere ancora un doloroso cammino per poter finalmente scrollarsi di dosso la “tutela” ministeriale. Visti “i debiti delle Asl” e “la spesa farmaceutica fuori controllo”, ma anche per le “incertezze normative sui criteri dell’uscita dal piano di rientro”
Questo ha algidamente spiegato l’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, della Lega, convocata in conferenza dei capigruppo di ieri a palazzo dell’emiciclo a L’Aquila, segnata dalla spaccatura del centrodestra sulla designazione da parte del presidente del consiglio Lorenzo Sospiri, di Fi, dell’ex assessore Fi Paolo Gatti alla Corte dei conti, di fatto silurato dalla Lega che assieme alle opposizioni e a parte di Forza Italia, vuole che sia il consiglio a decideremo.
A chiedere lumi sullo stato dell’arte della sanità abruzzese, e sopratutto su quando il consiglio regionale potrà tornare finalmente a discutere e decidere sulle politiche sanitarie, come prevede l’ordinaria amministrazione, è stato in primis il capogruppo del Partito democratico ed ex assessore alla Sanità, Silvio Paolucci, che si è detto molto “deluso” dalle argomentazioni “confuse” della Verì.
Ribadendo che, secondo lui, il consiglio potrebbe già tornare sovrano, come prevede un parere richiesto nel 2016, all’ufficio di Presidenza, dallo stesso centrodestra quando era all’opposizione, e tenuto conto del fatto che il tavolo ministeriale di monitoraggio di luglio ha certificato che i conti del 2018 sono in pareggio, e come attestano i primi dati diffusi dalo stesso Ministero, sulla nuova griglia Lea (Livelli essenziali di assistenza), l’Abruzzo è all’ottavo posto in Italia nella classifica delle regioni che assicurano le migliori cure ai cittadini, con 209 punti registrati nel 2018 a fronte di un punteggio di 202 del 2017 e del punto di partenza della precedente legislatura di 152 sotto l’adempienza. Ci sarebbero insomma i requisiti per Paolucci di chiudere il capitolo del piano di rientro, dopo che la Regione a fine 2017, è uscita dal commissariamento in cui era finita nel 2008 per deficit eccessivo, e a costo di una cura lacrime sangue.
Verì ha però spiegato, prima in conferenza dei capigruppo, poi al microfono di Abruzzoweb, che invece l’Abruzzo, “pur avendo raggiunto gli obiettivi relativi ai Lea, che per i cittadini utenti sono la cosa fondamentale, ha ancora un lavoro da fare per mettere in sicurezza i conti. In particolare quello per l’acquisto dei farmaci, che ci preoccupa ed è eterogenea, da Asl ad Asl. Ci sono poi aziende sanitarie che hanno ancora un debito strutturale da mettere in sicurezza e da erodere, e occorre anche lavorare sul fronte della prevenzione”.
Verì ha ribadito che va migliorato, come emerso nello stesso tavolo di monitoraggio di giugno, “la gestione degli acquisti di beni e servizi, che possono avere notevoli ripercussioni sulla spesa. Occorre mettere a punto un nuovo Patto per la Salute e le linee di indirizzo relative all’organizzazione delle reti strutturali dell’offerta ospedaliera e dell’assistenza territoriale”.
“Compiti a casa” che la Regione, ricorda Verì, intende completare grazie anche al Tavolo permanente di coordinamento, la cui istituzione è stata approvata dalla giunta regionale del 19 gennaio, di cui faranno parte lo stesso assessore il direttore del Dipartimento regionale Sanità, il direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, i direttori generali, amministrativi e sanitari delle Asl provinciali.
Detto questo, Verì sottolinea che l’uscita dal piano di rientro dipende anche “dalle linee guida e criteri dettati dal Ministero, e su cui non c’è definitiva chiarezza e certezza”.
Insomma, un lungo “vorrei ma non posso”.
Risposte che non hanno convinto Paolucci, che assieme ai consiglieri di opposizione di centrosinsitra e del Movimento 5 stelle, ha già accusato l’assessore di aver tenuto per sé i documenti prodotti e consegnati al Ministero, sul piano di riordino della rete ospedaliera, senza condividerne i contenuti, a cominciare dai temi più caldi, come lo stop ai Dea di secondo livello, ai super ospedali L’Aquila-Teramo e Chieti-Pescara, in nome di quattro presidi con “funzioni riferibili” al Dea; la creazione di un’unica Azienda territoriale a cui faranno riferimento quattro aziende locali provinciali e il potenziamento delle reti territoriali e il freno alla costruzione di nuovi ospedali con il ricorso al project financing.
E di fatto, lamenta Paolucci, neanche ieri sono state date risposte sulla possibilità di far tornare sovrano il consiglio sui temi sanitari, che poi in fin dei conti sono l’argomento politico principe, rappresentando l’80 per cento e rotti della spesa regionale.
“Avevo fatto notare che come confermato dal parere dell’ufficio di presidenza del 2016 – incalza Paolucci -, fermi restando i paletti posti dal ministero nelle more del piano di rientro, il consiglio regionale può normare in materia sanitaria. Parere chiesto per di più dal centrodestra, che ora è maggioranza, ma non dà seguito a quel parere. Inoltre grazie all’opera di risanamento del centrosinistra di Luciano D’Alfonso, siamo usciti dal commissariamento, e ora i Lea sono ben oltre oltre la soglia della sufficienza, e i conti sono in pareggio. Nonostante queste evidenze, che ho ribadito in conferenza dei capigruppo, non ho ricevuto di fatto nessuna risposta”.
Se non quella, conclude Paolucci, “della conferma da parte di Verì che dobbiamo rimanere ancora in piano di rientro. Senza che sia chiaro il motivo. E allora non vorrei che questa maggioranza non stia nascondendo qualcosa, che preferisca tenere noi consiglieri all’oscuro, su voragini che si sono aperte, a questo punto nel 2019, con loro al governo, visto che il tavolo ha detto che per il 2018 i conti sono in pareggio. Del resto dopo un anno che governano, non abbiamo ancora i direttori generali delle Asl di Pescara e Teramo, ancora non sono stati nominati importanti figure di vertice nelle altre Asl, ancora non c’è chiarezza su quale sarà il destino del Piano sanitario e del Piano riordino della rete ospedaliera, presentata al ministero, che secondo me, per come è stata scritta e concepita, rischia seriamente di essere bocciata”.




