L’AQUILA – Nella legge di stabilità ci sono anche 2,1 miliardi di mancato aumento del fondo sanitario regionale e resta in piedi l’ipotesi, a lungo osteggiata dalle Regioni, dell’aumento delle tasse per regioni con la sanità commissariata.
Pur rientrando attualmente in questa categoria, l’Abruzzo non dovrebbe rischiare l’aumento dei ticket e anche delle addizionali Irpef e Ires perché rispetto alle altre regioni commssiariate, dopo una cura da cavallo ha i conti finalmente in pareggio, si appresta ad uscire dal commissariamento.
C’è, però, chi osserva che i tagli renderanno comunque un’impresa ardua restituire agli abruzzesi i 150 milioni di euro tasse aumentate temporaneamente proprio in ragione dell’azione di risanamento della sanità.
“Al fine di contenere il livello complessivo di pressione tributaria – si legge al comma 23 dell’articolo 1 del maxiemendamento – in coerenza con gli equilibri generali di finanza pubblica, per l’anno 2016 è fatto divieto alle regioni e agli enti locali di deliberare aumenti dei tributi nonché delle addizionali ad essi attribuiti con legge dello Stato rispetto ai livelli di aliquote deliberate per l’esercizio 2015. Ma la sospensione non vale per le maggiorazioni delle aliquote fiscali finalizzate al ripiano dei disavanzi sanitari e quindi le Regioni in Piano di rientro potranno comunque aumentarle”.
Non accoglie bene la notizia Maurizio Di Nicola, presidente della prima commissione consiliare (Bilancio), e consigliere di Centro democratico che accusa il governo di “voler contenere la spesa e dimostrare all’Europa di aver fatto i compiti a casa, scaricando sulle Regioni l’onere e i sacrifici”.
L’ex commissario e presidente della Regione, Gianni Chiodi, assicura inveve che “l’Abruzzo è già fuori da ogni piano di rientro infatti prestissimo ne uscirà anche formalmente. Se D’Alfonso fosse stato subito credibile per il tavolo di monitoraggio sarebbe uscito dal commissariamento già da un anno. Noi siamo sostanzialmente fuori e in attivo”.
La senatrice del Nuovo centro destra Federica Chiavaroli, relatice della legge di stabilità sottolinea che “D’Alfonso e Paolucci si sono ritrovati “una sanità con i conti finalmente in ordine solo grazie all’oera di risamento del precendete governo di centro destra”.
E intima: “Non pensino nemmeno di approfittarne dell’eventuale possibilità di aumentare le tasse magari per risolvere altri problemi, per allentare i cordoni della borsa, perché sarà guerra”, la minaccia conclusiva della Chiavaroli.
C’è, però, anche il nodo dei mancati trasferimenti del Fondo sanitario regionale, che potrebbero valere parecchi milioni in meno per l’Abruzzo.
E a tal proposito il segretario generale della Cisl Maurizio Spina lancia l’allarme.
“Gli abruzzesi – spiega Spina – hanno già una pressione fiscale al massimo consentito, e la fine del commissariamento dovrebbe consentire una riduzione fiscale che sarebbe una boccata d’ossigeno per le imprese e anche per le famiglie”.
Ma ora, ragiona Spina, “con il taglio del fondo sanitario tutto sarà più difficile, questa pressione fiscale secondo noi insopportabile rischia diventare strutturale”.
Il direttore generale della Asl numero 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila, Giancarlo Silveri, vede invece il bicchiere mezzo pieno perché, a suo dire, i tagli renderanno ancora più ineludibile l’applicazione del Piano di riordino sanitario imposto dal decreto Lorenzin, che prevede il ridimensionamento di interi ospedali pubblici e privati, l’accorpamento di reparti e la cancellazione di specialità per le quali sarà necessario superare precisi bacini di utenza con l’istituzione di una Asl unica.
“Il piano di riordino – spiega Silveri – garantirà comunque importanti risparmi, e sono convinto senza incidere sulla qualità del servizio, se correttamente applicato, non sono spaventato da riduzioni dei trasferimenti. Si lavora infatti a rendere sostenibile e meno onerosa la nostra sanità”.




