L’AQUILA, 31 MAGGIO – “Il Piano operativo della sanità abruzzese è stato deciso da due-tre persone e presentato a Roma senza il benché minimo coinvolgimento delle forze sociali e politiche, delle Commissioni consiliari e del Consiglio regionale stesso”. È l’accusa formulata dai consiglieri regionali del Partito democratico, per l’occasione affiancati dal segretario regionale, Silvio Paolucci, e dai parlamentari Giovanni Lolli, Luigi Lusi e Tommaso Ginoble.
D’ALESSANDRO: ”VENTURONI SE NE VADA”
La conferenza stampa è stata promossa oggi per bocciare le modalità e il piano operativo presentato a Roma nell’ambito della copertura del deficit, azione per la quale l’Abruzzo ha ricevuto i complimenti del governo dopo essere uscita, unica tra le regioni “canaglia”, dalla fase di rientro per avviarsi con il piano operativo al risanamento. Gli strali dell’opposizione si sono abbattuti contro il presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, commissario delegato per la sanità e l’assessore regionale competente, Lanfranco Venturoni.
In particolare, il capogruppo, Camillo D’Alessandro, ha chiesto le dimissioni di Venturoni: “Alla luce di quanto accaduto al nosocomio aquilano con i fondi, circa 47 milioni di euro, dell’assicurazione per i danni del terremoto utilizzati per il ripianamento del deficit – ha attaccato D’Alessandro – l’assessore alla Sanità Venturoni lasci il suo posto, perché non è in grado di far valere gli interessi degli abruzzesi che ha sacrificato per privilegiare le scelte politiche del governo Barlusconi. E lo faccia nella consapevolezza di aver detto solo bugie”.
PAOLUCCI: ”SOLO POLITICA DELLE FORBICI”
Il Pd ha denunciato “il colpo di mano” destinato a penalizzare fortemente il territorio e i cittadini utenti del servizio sanitario. “Visto che né il Governatore Chiodi né Venturoni ci hanno fatto esaminare il testo – hanno stigmatizzato i democrat -, ce lo siamo procurati da soli”. “Si parla – ha spiegato il segretario regionale Paolucci – di tagli per mille posti letto, tutti nel pubblico, senza toccare la sfera privata, del totale blocco del turn over e della profonda riconversione di 7 presìdi in 24 mesi. Non è concepibile portare avanti la sola politica delle forbici senza prima aver rafforzato i servizi sul territorio e domiciliari”. Paolucci si chiede poi “come vengono ripartiti tra pubblico e privato questi tagli: è il momento di parlare chiaro e di scoprire le carte: si dica come si immagina il futuro della sanità abruzzese a partire dal rapporto pubblico-privato, se basato sull’esclusivo principio di complementarità oppure no”.
”VOGLIAMO SAPERE”
Per la seduta del consiglio regionale il Pd ha preparato una risoluzione urgente”. “Noi siamo pronti a fare la nostra parte – sottolinea il consigliere regionale Claudio Ruffini – ma l’assessore deve scoprire le carte ed è per questo che abbiamo presentato una risoluzione in Consiglio regionale. Gli operatori e gli utenti della sanità hanno il diritto di sapere quali sono i presidi da chiudere, quale sarà la rete dei servizi territoriali, quali gli investimenti sulla rete di emergenza-urgenza”. Il consigliere Giuseppe Di Pangrazio ha sottolineato che se il Pd “non sta attento e fa la sentinella, con l’incrocio del governo nazionale, il centrodestra prepara una beffa per gli abruzzesi nel campo del servizio santario”. Ginoble ha chiesto che il presidente chiodi chiarisca il suo doppio ruolo, rendensodi complice di questi tentativi inaccettabili”.




