L’AQUILA – È l’attuale reggente, come facente funzione, l’ingegnere abruzzese Camillo Odio, l’unico candidato a direttore del dipartimento Sanità della Regione Abruzzo, nel bando, lungamente atteso e scaduto il 15 dicembre scorso e riservato ai dirigenti interni.
Quindi non essendoci stato un assalto di aspiranti alla carica, non c’è stato tanto lavoro da fare da parte della commissione esaminatrice che si è trovata davanti una sola verifica.
Tanto che nelle prossime ore, comunque entro la fine dell’anno, la Giunta regionale renderà ufficiale la nomina con una delibera ad hoc che, secondo quanto si è appreso, è già pronta. Nei primi giorni del 2026 ci sarà la firma del contratto di Odio come titolare di una nave carica di problemi che da anni naviga a vista alla luce del pesante buco della sanità che ha minato la tranquillità della coalizione di centrodestra confermata per un secondo storico mandato alle elezioni del marzo del 2024 e anche la solidità dei conti regionali.
In quel momento partirà l’era di Odio, un dirigente esperto, con ventennale esperienza nella sanità pubblica, su cui il governatore, Marco Marsilio, di FdI, e l’assessore al ramo Nicoletta Verì, ex Lega passato nella grande famiglia politica del presidente della Regione, hanno puntato per sostituire il capo dipartimento uscente, Emanuela Grimaldi, ex fedelissima di Marsilio, finita nella polvere e cacciata a fine settembre per “riparare” poi alla guida del settore Cultura e Sociale, dopo essere andata in rotta di collisione con i vertici regionali per profonde divergenze, tra le altre cose nella gestione del debito.
Ma il mandato di Odio, che con Grimaldi ha esercitato il ruolo di vice direttore, rischia di non partire sotto i migliori auspici: infatti, nelle passate settimane, in seno alla struttura regionale alla Sanità, segnata da tensioni e diversità di vedute, e nello stesso staff della Presidenza, nei confronti del fedelissimo di Marsilio e Verì, sarebbe stato avanzato un presunto conflitto di interessi.
In particolare, ad agitare le acque, dentro palazzo Silone, c’è l’ipotesi che circola in merito ad una possibile incompatibilità da parte di Odio a ricoprire la carica di direttore, in quanto nel dipartimento della Sanità tra i dirigenti c’è anche Rosaria Di Giuseppe, moglie dello stesso Odio, dalla quale è legalmente separato, professionista pubblica distaccata a comando dalla Asl di Pescara. Una dirigente su cui pende anche un’altra vicenda ritenuta dai burocrati scivolosa, e cioè la istanza di assunzione a pieno titolo nella Direzione Sanità, un traguardo ambito, raggiunto da altri dirigenti, anche per il migliore trattamento economico. Una questione, inevasa, che era sul tavolo della stessa Grimaldi e che ora si ritroverà a gestire il suo ex marito.
Stando a quanto trapela dai decisori politici, in particolare Marsilio e Verì, le due presunte criticità non costituirebbero però ostacoli alla nomina che sarà ufficiale nelle prossime ore con il manager pubblico che assumerà un incarico da fare tremare i polsi che lo metterà di fronte ad un grande lavoro, innanzitutto, per ricompattare una squadra conflittuale che si era schierata con Grimaldi, e poi per elaborare il piano operativo per il rientro del debito da presentare al Tavolo di Monitoraggio nazionale entro il 31 gennaio prossimo. Questo perché sono stati effettuati approfondimenti ritenuti puntuali.
Emerge da fonti burocratiche e politiche di centrodestra che in base alla normativa attualmente vigente, la relazione tra un direttore di dipartimento e una dirigente da cui è legalmente separato non configurerebbe un’ipotesi di incompatibilità automatica, in quanto entrambi sono incardinati nella Pubblica amministrazione e portatori dello stesso interesse pubblico che ispira e dirige l’azione amministrativa.
Inoltre, nel caso specifico non si verificherebbe la situazione legata alla ipotesi, prevista dal Codice di Comportamento e configurabile in altre svariate vicende, secondo cui di fronte ad un presunto conflitto, è necessario rivolgersi all’organo competente, che valuterà l’opportunità di astensione da decisioni e attività adottando misure di prevenzione e trasparenza per garantire l’imparzialità.
Anche la stabilizzazione di Di Giuseppe nella direzione vedrebbe tranquilli i decisori: emerge che la richiesta di attivazione della procedura di stabilizzazione ha dato attuazione all’art. 9 della legge regionale n. 24/2024 e ribadirebbe quella già formalizzata dal precedente direttore Grimaldi, considerando che la istanza era stata espressa anche dal predecessore di Grimaldi, Claudio D’Amario, quest’ultimo pure in assenza di una norma regionale che la prevedesse.
In questo clima, comunque, Odio, nelle vesti di titolare, si dovrà confrontare con un team che avrebbe risorse umane sottostimate con competenze scoperte composta dal nucleo storico di dirigenti Ebron D’Aristotile, Marina Febo, Barbara Morgante e Antonio Forese, completata poi da Alberto Costantini, farmacista, e Luigi Petrucci, veterinario.
Nel novero dei dirigenti, si sono rincorse nelle settimane scorse le voci di una candidatura a capo Dipartimento di D’Aristotele che secondo quanto emerso avrebbe avuto con le carte in regola per giocare la partita contro Odio: ma dopo la pubblicazione del bando, lo stimato professionista ha preferito rinunciare, tenuto anche conto che non sarebbe stato comunque una passeggiata di salute prendere le redini di un settore su cui grava la spada di Damocle del pesantissimo deficit della sanità, calcolato dal Tavolo interministeriale di monitoraggio di luglio a oltre 126 milioni di euro a fine 2025, e che ora ha assicurato l’assessore alla Salute Verì, è destinato a scendere a 90 milioni, alla luce dell’esito del nuovo tavolo, peraltro non vincolante, di metà dicembre.
Una emergenza che si è aggravata alla luce dell’emendamento allegato alla legge finanziaria, come denunciato con forza dalle opposizioni che parlano di “commissariamento”: entro il termine perentorio del 31 gennaio prossimo il Governo ha imposto alla Regione di presentare il programma operativo per il triennio 2026-2028, con tagli e risparmi e nuova programmazione della spesa, con eventuali prescrizioni e modifiche del ministero che dovranno essere tassativamente accolte.
Tornando al bando, già alla lettura dei requisiti inseriti, Odio sarebbe stato in pole position, curriculum alla mano, per l’essersi occupato, da dirigente in questi anni, di Pnrr, di implementazione dei sistemi informativi, di sanità digitale, telemedicina, assistenza territoriale e per le varie competenze relative alla programmazione.
Odio ricopriva “temporaneamente” la carica dal 4 ottobre, dopo il defenestramento a fine settembre e il conseguente “trasferimento” forzato al dipartimento Sociale e Cultura del direttore, Grimaldi, entrata in forte rotta di collisione con il presidente Marsilio, e con l’assessore Verì, sulle ricette e strategie adottate da mettere in campo per abbattere il deficit. Grimaldi ha preso poi il posto come capo dipartimento Sociale e Cultura di Paolo Costanzi, già direttore del Consiglio regionale e nominato ad inizio agosto direttore generale della Asl provinciale dell’Aquila.
In queste settimane è stato Odio, assieme a D’Aristotele a recarsi al Ministero per negoziare una exit strategy il più possibile indolore dal tunnel del debito, che ha già reso necessari l’aumento dell’addizionale Irpef per i redditi superiori ai 28mila euro, il taglio al budget regionale che comprometterà e di molto il margine di manovra del bilancio di previsione che arriva in aula all’esame del Coniglio regionale oggi e domani, a ridosso del Capodanno, il piano di tagli e razionalizzazioni imposto per i prossimi tre anni alle quattro Asl.
Intanto, sulla stabilizzazione della ex moglie di Odio, le stesse fonti burocratiche e politiche, sottolineano che una scelta diversa avrebbe potuto esporre a responsabilità il direttore in carica in caso di sospensione delle attività o di mancato raggiungimento degli obiettivi stabiliti dal programma operativo di recente approvazione.
Tutto questo, tra l’altro, in un momento in cui la mancata preventiva programmazione economico-finanziaria, ha impedito di concludere positivamente i procedimenti che l’ex direttore aveva ritenuto di attivare per ottenere in comando personale dalle Asl.
In ogni caso, stando alle stesse fonti, andrebbe anche considerato che la decisione di attivazione del procedimento di stabilizzazione ricade nelle competenze di un altro Dipartimento regionale (Risorse) e che il Consiglio regionale con la legge regionale n. 3/2025 ha riconosciuto in via generale rispondente agli obiettivi di efficacia, efficienza la stabilizzazione del personale in comando presso i Dipartimenti regionali. (b.s.-f.t.)





