Le opere del’artista aquilano Marcello Mariani, scomparso nel 2017, saranno esposte a Catania, presso la Fondazione Puglisi Cosentino in Palazzo Valle, dal 24 ottobre 2026 al 31 Marzo 2027 assieme a quelle di altri grandi maestri dell’astrattismo italiano, dai primissimi anni dieci alla fine degli anni ottanta del secolo scorso.

La selezione di opere è stata a cura della Gnamc di Roma, e della direttrice Renata Cristina Mazzantini e del critico d’arte Gabriele Simongini.

Fra gli artisti rappresentati spiccano i nomi di Giacomo Balla, Gino Severini, Alberto Magnelli, Enrico Prampolini, Fausto Melotti, Osvaldo Licini, Atanasio Soldati, Bruno Munari, Carla Accardi, Pietro Consagra, Piero Dorazio, Achille Perilli, Giulio Turcato, Afro, Lucio Fontana, Alberto Burri, Giuseppe Capogrossi, Emilio Vedova, Giuseppe Uncini, Gianni Colombo, Alberto Biasi, Grazia Varisco, Agostino Bonalumi, Ettore Spalletti, Toti Scialoja, Nunzio.

Tra le opere della Fondazione Puglisi Cosentino: quelle dalle grandi dimensioni di Carla Accardi, Giovanni Anselmo e Jannis Kounellis (due) nella corte d’entrata, e poi con Carla Accardi, Bice Lazzari, Fabio Mauri, Gastone Novelli, Antonio Sanfilippo e Paolo Scheggi nelle sale del piano nobile.

Il percorso documenta quasi ottant’anni di arte italiana, dando vita ad una delle mostre più ampie e complete mai dedicate prima d’ora all’astrattismo italiano che riveste un ruolo di primo piano nel contesto internazionale.

La mostra mette a fuoco la stagione pionieristica degli anni dieci inaugurata da Balla e che tra gli altri protagonisti annovera anche Severini, Magnelli, Prampolini, Evola, per proseguire con la maturità creativa degli anni trenta rappresentata dagli artisti gravitanti intorno alla Galleria del Milione di Milano. Con un taglio al tempo stesso scientifico e divulgativo, la mostra ha come obiettivo quello di avvicinare le scuole di ogni ordine e grado all’arte astratta italiana, empatica, sensuale, sensoria ed emozionale e che rappresenta una sorta di terza via rispetto alle due linee fondamentali dell’astrazione europea: una lirica, di radice espressionista, che parte da Kandinsky e l’altra costruttiva, strutturale, geometrica che ha i suoi estremi nella radicalità “nichilista” di Malevic e nella purificazione formale di Mondrian.

“Con questa tappa del progetto Museo Migrante, la GNAMC propone un nuovo percorso di scoperta della propria collezione, offrendo una chiave di lettura inedita: un affascinante viaggio nell’astrattismo italiano, visto come un laboratorio radicale che, nel Novecento, ha rivoluzionato la pittura dando voce all’interiorità”, sottolinea la direttrice Renata Cristina Mazzantini.

“Uno dei motivi – dice Gabriele Simongini – che caratterizza e dà forza all’astrattismo italiano è l’eredità reinventata in forme nuove del Futurismo e della metafisica di Giorgio de Chirico, a cui guardano attentamente molti artisti. Inoltre viene proposto in mostra una sorta di DNA del nostro astrattismo identificabile nel concetto di “fiamma di cristallo”, cioè nel rapporto fra variabilità immaginativa del colore-luce e regolarità del modulo, esaltati dal continuum spaziale che prosegue idealmente oltre i limiti della tela per evocare un frammento del divenire vitale e un “infinito finito” che ambisce ad una ininterrotta espansione ambientale.”.