TERAMO – Paradossi dell’aritmetica politica: l’ipotesi di una azienda sanitaria regionale unita rischia di… dividere il Partito democratico e far convergere in quel di Teramo su un solo fronte compatto gli opposti schieramenti politici di centrodestra e centrosinistra, anche e soprattutto in Consiglio regionale, dove si sperimenta già un’alleanza “a tempo e a progetto” tra Dino Pepe, Sandro Mariani e Luciano Monticelli del Pd da una parte, e Gianni Chiodi e Paolo Gatti di Forza Italia, Giorgio D’Ignazio del Nuovo centro destra e Mauro di Dalmazio di Abruzzo futuro dall’altra.

Si tira fuori, tra i teramani all’opposizione, il solo Riccardo Mercante, del Movimento 5 stelle, ligio ai diktat grillini del “niente alleanze con nessuno”.

Una convergenza e balcanizzazione della politica che si ripercuote nella nascita di possibili alleanze in vista delle prossime elezioni amministrative in terra teramana, in particolare quella di Roseto, con regista il redivivo onorevole Tommaso Ginoble, molto poco produttivo in Parlamento, stando al monitoraggio di Openpolis, ma che in questo frangente politico sta ritrovando almeno un protagonismo sul suo territorio.

Una nuova grana in vista, dunque, per il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, già reduce da un’estenuante crisi di governo conclusa con un rimpasto di Giunta per accontentare i ribelli di Abruzzo civico, che hanno deposto le armi solo dopo l’assegnazione di un assessorato al capofronda Andrea Gerosolimo.

Il presidente e ancora per poco commissario alla sanità tace sull’argomento, ma gli è chiaro che avrà vita molto dura nel far passare in Consiglio, numeri alla mano, l’ipotesi della asl unica, una delle ricette virtuose contenute nel Piano di riordino della sanità, allo studio del ministero della Salute, la cui applicazione sarà condizione per far uscire dopo anni l’Abruzzo dal commissariamento.

La ricetta è fortemente perorata dall’assessore alla Sanità Silvio Paolucci, in quanto permetterà grandi risparmi di spesa con la drastica riduzione di un buon numero di  manager, direttori amministrativi e direttori sanitari, e con una governance unica e omogenea e la conseguente centralizzazione degli acquisti per ottenere importanti economie di scala.

L’epocale riforma si accompagnerà alla riorganizzazione della ospedaliera, altro piatto forte e ancora più indigesto della ricetta, che, a quanto si sa per ora, prevede 12 ospedali al posto dei 17 oggi in funzione (a cui si aggiunge Tagliacozzo, che ha solo posti per la riabilitazione) e 9 pronto soccorso al posto dei 16 esistenti, oltre ad accorpamenti di specializzazioni e reparti.

Tutto ragionevole, in teoria, ma il ragionamento bipartisan fatto a Teramo è che la sede di questa asl unica, se mai dovesse vedere la luce, sarà localizzata all’Aquila o a Pescara.

Molto difficilmente a Teramo, e dunque per il territorio il rischio è quello di un’altra spoliazione, che si aggiunge al rischio concreto di perdere la Prefettura, la Questura e i Vigili del Fuoco a causa di altre politiche di razionalizzazione e spending review imposte dal governo.

Spoliazione che ha pure il sapore della beffa, visto che la Asl di Pescara chiuderà il suo bilancio con un passivo di 16 milioni di euro e quella di Lanciano Vasto Chieti a -24 milioni, e con una azienda unica questi debiti saranno spalmati sulla molto più virtuosa Teramo, che ha un passivo di appena 1,5 milioni.

A dare l’altolà alla sua stessa maggioranza è, dunque, lo stesso Mariani che è arrivato nel corso di una trasmissione in un emittente locale a minacciare le dimissioni da capogruppo.

“Farò cambiare idea all’assessore Paolucci altrimenti dovrà convincersi che non ha più un capogruppo”, ha detto senza mezzi termini, ricordando che “dove si è sperimentata la asl unica, come nelle vicine Marche, si è tornati subito indietro perché i disagi sono stati di gran lunga superiori dei vantaggi”.

Più o meno quello che va ripetendo da settimane a piè sospinto il centrodestra, in Consiglio e nei territori.

Al fianco di Mariani, nella trasmissione c’era del resto Gatti che, a sua volta, ha rincarato la dose contro la “sciagurata ipotesi” e contro il “disperato tentativo di mettere tutto sotto una campana di vetro a Pescara”.

Gatti ha più volte lanciato una chiamata alle armi “alle persone serie intellettualmente del centrosinistra, a cominciare dai sindaci”.

Ma il Pd teramano, proprio a tal proposito, con Monticelli molto attivo nel fomentare la rivolta, ha convocato ieri sera una direzione provinciale del partito in cui, all’ospite D’Alfonso, ha ribadito il suo secco no alla asl unica.

Fuori dalla battaglia invece il Cinque stelle. “Non siamo contro la Asl unica – spiega infatti Mercante – ma siamo contro la presenza della politica nella sanità, contro chi, anche a Teramo, vuole solo conservare la propria cerchia elettorale e posti di potere da distribuire”.

Ma proprio in tema di politica, che la spaccatura sulla Asl unica è una questione seria e non circoscritta all’Emiciclo, D’Alfonso e i suoi fedelissimi rischiano di verificarlo con mano proprio alle prossime amministrative.