L’AQUILA – L’Aquila per la vita, l’associazione che da anni si occupa dell’assistenza domiciliare ai malati oncologici, rischia di chiudere i battenti.
Da giugno, infatti, l’associazione è costretta a seguire solo i “vecchi” pazienti, non potendo più contare sul lavoro di due dottoresse, diventate ricercatrici universitarie, con le quali l’Asl, nonostante le ripetute richieste, non ha firmato alcuna convenzione.
Il tutto con il risultato, per la onlus, di non poter garantire più i livelli di assistenza fin qui assicurati.
Una vicenda, quella riportata dal quotidiano Il Centro, passata finora sotto silenzio “per evitare – ha commentato Giampiero Porzio, l’oncologo che 8 anni fa diede vita all’associazione – il rischio di strumentalizzazioni politiche, considerato che tutto ha avuto inizio a fine marzo. Con le elezioni regionali di mezzo non abbiamo voluto creare il caso. Abbiamo continuato ad assistere i nostri pazienti, ma da giugno siamo nell’impossibilità di prenderne altri”.
Ma oggi il dibattito si è scatenato con la reazione della senatrice del Partito democratico Stefania Pezzopane, che aveva partecipato del partito a un blitz all’ospedale San Salvatore, che ha parlato di “vergogna” e ha annunciato l’arrivo della commissione Sanità di palazzo Madama.
Ha fatto seguito la replica altrettanto feroce del manager della Asl numero 1, Giancarlo Silveri.
“In sostanza la Onlus raccoglieva fondi e ne girava quanto necessario alla Asl per le retribuzioni delle due dottoresse adibite quindi ad attività domiciliare. A un certo punto, sembrerebbe, non ne ho certezza perché nessuno me lo ha comunicato, che L’Aquila per la vita abbia destinato i fondi raccolti all’Università e non più alla Asl, perché assumesse quali ricercatrici le due persone di che trattasi”, tuona il direttore generale.
PEZZOPANE: “UNA VERGOGNA, VERRA’ COMMISSIONE DEL SENATO”
“Lo stop all’assistenza domiciliare ai malati oncologici è una vergogna”.
Lo dice la senatrice Stefania Pezzopane, alla luce di quanto riportato stamattina dalla stampa, sulla grave situazione dell’associazione L’Aquila per la vita.
“La situazione nella Asl aquilana appare in tutta la sua gravità. Altro che difesa d’ufficio, fatta da qualche consigliere comunale dell’attuale management – sbotta – Nella Asl e nello specifico all’ospedale aquilano sono state mortificate le competenze e i problemi dei malati gravi e terminali non interessano né al manager, né a chi fa inopportune difese politiciste. L’assessore regionale alla sanità Paolucci intervenga per sollecitare il manager della Asl a porre riparo a questa ennesima umiliazione della sanità aquilana”.
Per la Pezzopane, “L’Aquila per la vita svolge da anni un ruolo essenziale nella cura domiciliare dei malati di cancro. Non è pensabile che il servizio si possa bloccare, interrompere o peggio ridimensionare a causa della mancata convenzione con due ricercatrici – prosegue – È questa l’ennesima prova di una gestione della Asl aquilana fallimentare, a cui bisogna porre immediatamente fine”.
“Inutile sbandierare dati e cifre per investimenti, che risultano fittizi. Se i servizi sanitari essenziali, come quelli dell’assistenza ai malati oncologici vengono tagliati, se un’associazione che da anni lavora sul territorio offrendo un servizio d’eccellenza non è messa nelle condizioni di poter operare perché non ci sono i soldi per pagare il personale medico, vuol dire che o che non si hanno a cuore le sorti dei pazienti o non si amministrare bene”, scrive ancora.
“Questa è una delle tante criticità della Asl aquilana a cui va posto riparo. Questa mattina – conclude la Pezzopane – ho avuto conferma dalla presidente, Emilia De Biasi, che la commissione Sanità del Senato programmerà una visita all’Aquila, per fare luce su una situazione critica, non più tollerabile”.
SILVERI: “L’ASSOCIAZIONE PAGAVA LA ASL, POI L’UNIVERSITA’”
“Apprendo dai giornali – dichiara il manager As1, Giancarlo Silveri – che avrei avuto ripetute richieste di convenzionamento di due oncologhe ricercatrici universitarie”.
“A me, per la verità, risulta soltanto che in una seduta della commissione paritetica, l’organismo che regola i rapporti fra l’azienda sanitaria e l’Università dell’Aquila, è stato richiesto, dai rappresentanti dell’Ateneo, di convenzionare, tra gli altri, le due dottoresse in questione”.
“Avendo noi definito nella nuova pianta organica – aggiunge il manager – il numero di personale universitario convenzionabile e già convenzionato, dato peraltro il contingentamento imposto dalla Regione in materia di dotazione di personale, abbiamo risposto che la cosa non sembrava possibile e che, comunque, l’avremmo esaminata attentamente nell’ambito del collegio di direzione il quale ha ritenuto poi non accoglibile la proposta formulata dall’Università”.
“Ciò premesso – osserva ancora Silveri – sembra opportuno ricordare che le professioniste di cui si tratta sono state per alcuni anni assunte a tempo determinato dalla Asl con un compenso cui faceva fronte la Onlus L’Aquila per la vita, con le somme donate da Enti e persone del nostro territorio”.
“In sostanza la Onlus raccoglieva fondi e ne girava quanto necessario alla Asl per le retribuzioni delle due dottoresse adibite quindi ad attività domiciliare. A un certo punto, sembrerebbe, non ne ho certezza perché nessuno me lo ha comunicato, che L’Aquila per la vita abbia destinato i fondi raccolti all’Università e non più alla Asl, perché assumesse quali ricercatrici le due persone di che trattasi”.
“Non ho quindi ricevuto alcun tipo di notizia, comunicazione o proposta né dal primario oncologo del presidio ospedaliero San Salvatore né dal dott. Porzio ovvero dall’Associazione L’Aquila per la vita. Il fatto che, a posteriori, venga però informato attraverso i giornali il sindaco della città si commenta da solo”.
“Da parte mia – dice ancora il manager – non ho mai fatto mistero, e ne ho parlato più volte con il dott. Porzio, della necessità di ricondurre l’attività domiciliare, svolta da L’Aquila per la vita, nell’ambito delle regole e delle norme e quindi, per gli aspetti organizzativi, del distretto sanitario che deve agire in risposta alle esigenze via via rappresentate dai “medici di famiglia”.
“In verità i servizi svolti in questi anni non avevano nessuna integrazione con le attività delle strutture territoriali aziendali (distretto sanitario e quant’altro), alle quali per norma compete qualunque tipo di assistenza domiciliare”.
“Inoltre era, ed è, mia intenzione estendere, come è giusto che sia, una simile importante attività a tutto il territorio della Asl”.
“Non risponde peraltro a verità – prosegue il manager – quanto lasciato intendere circa la attuale mancanza di assistenza domiciliare in quanto nel territorio di L’Aquila, di Avezzano, di Sulmona e di Castel di Sangro la terapia del dolore e le cure palliative vengono normalmente prestate a domicilio dei pazienti, da parte di personale Asl, su semplice richiesta dei medici di base”.
“L’Azienda sta ora mettendo a punto, e lo avvierà con il prossimo mese di settembre – annuncia ancora il numero 1 della Asl – un progetto che prevede il forte potenziamento dell’attività oncologica domiciliare e territoriale in tutta la Provincia con attività volte alla terapia, all’assistenza psicologica e domiciliare ed anche alla prevenzione, avvalendosi delle innovazioni ormai affermate specialmente nel campo genetico, attraverso una struttura di rete che ricomprende, con visione unitaria, le varie esigenze del paziente il quale dovrà essere accompagnato con una sorta di filo rosso, lungo tutto il tragitto imposto dalla sua patologia e secondo regole rispettose delle norme vigenti”.
“È questo secondo me il modo corretto per dare risposte alle richieste dei cittadini – conclude Silveri – e a non dover far dipendere forme di assistenza dalle mutevoli volontà di associazioni di volontariato”.



