L’AQUILA – Un Luciano D’Alfonso a due facce, consiglia tagli alla sanità da presidente della Regione e li infligge da commissario del governo.
Inizialmente c’era stato il lasciapassare a prorogare i contratti dei precari, circa mille in Abruzzo, per il tempo necessario a esperire i percorsi per le assunzioni a tempo indeterminato al fine di non chiudere servizi e reparti.
Ma ora la Regione fa dietrofront e “ordina” ai direttori generali delle quattro asl abruzzesi il taglio di 10 milioni di spesa sul personale precario.
E nella sanità abruzzese scattano l’allarme e le polemiche, per l’ennesimo caso che la travolge, visto che l’allontanamento del personale precario produrrebbe la riduzione drastica dell’offerta sanitaria con il rischio, dicono fonti interne alle asl, di chiusura di ospedali.
Nelle asl abruzzesi regnano caos e confusione dal momento che, fino a pochi giorni fa, si erano impostati anche con i sindacati discorsi e percorsi di taglio graduale.
Il taglio dei precari, circa mille in Abruzzo, è stato imposto da un decreto del commissario alla sanità e presidente della Regione dello scorso febbraio, in attuazione delle disposizioni del tavolo nazionale sul piano di rientro del deficit sanitario a cui questa regione è sottoposta da anni.
In quel documento si dispone entro il 30 giugno prossimo, a riduzione del 50 per cento dei contratti a tempo determinato, precari e interinali rispetto al tetto di spesa relativo al 2009.
Successivamente, dopo le polemiche divampate, si era arrivati a un’intesa meno stringente: una lettera firmata da D’Alfonso come presidente della Giunta informava i direttori generali del taglio di 12 milioni, ma senza toni perentori, invitando a “tenerne conto tendenzialmente”.
È stata una lettera firmata sempre da D’Alfonso ma in questo caso nella sua veste di commissario alla sanità a dare l’aut aut sul taglio di 10 milioni di spesa e a gettare nella disperazione e nella confusione i direttori generali, che avevano fatto altri programmi.
I manager ora devono agire, in assenza di atti contrari, per non rischiare provvedimenti disciplinari per la mancata attuazione del decreto.
“La sanità non si può fare così – spiegano i vertici – Avevamo fatto accordi con i sindacati per il taglio graduale in attesa di fare assunzioni definitive, per cominciarle servono 8 mesi. Bisogna considerare che a questo punto siamo arrivati perché negli anni passati non ci sono state assunzioni. Ora saremo costretti a chiudere servizi e reparti”.
Una vicenda che si aggiunge alle altre, su tutti la chiusura dei quattro punti nascita di Sulmona, Penne, Atri e Ortona, in un percorso molto accidentato per l’amministrazione regionale di centrosinistra che, secondo gli annunci di D’Alfonso e dell’assessore alla Sanità Silvio Paolucci, punta all’uscita dal commissariamento per il prossimo autunno.
FORZA ITALIA: ”1.100 PRECARI ANDRANNO A CASA”
“Ricondurre da subito la spesa per il personale della sanità abruzzese con rapporto di lavoro flessibile nell’ambito dei limiti stabiliti dalla Corte Costituzionale, tradotto: se non ci ripensano torneranno a casa 1.100 precari”.
Questa, secondo quanto riportato da tre consiglieri regionali di Forza Italia, è la richiesta del commissario ad acta della Sanità, Luciano D’Alfonso, attraverso una lettera ufficiale inviata nei giorni scorsi ai direttori generali delle Asl abruzzesi, come anticipato da AbruzzoWeb.
I consiglieri Lorenzo Sospiri, Mauro Febbo e Gianni Chiodi hanno incontrato i giornalisti per provare a fare luce sulla situazione della sanità abruzzese.
“È davvero preoccupante l’impostazione di D’Alfonso – evidenzia il capogruppo Sospiri – che, con il decreto numero 5 del febbraio scorso in qualità ci Commissario, per contenere i costi del personale aveva abbassato il limite massimo della spesa dal 90% al 50% rispetto a quanto sostenuto nel 2009. Per questo abbiamo presentato una risoluzione in Consiglio regionale, evidenziando le enormi criticità che il provvedimento avrebbe determinato in termini di prestazione di servizi”.
“In aula l’assessore Paolucci disse di essere d’accordo con le nostre osservazioni, tant’è che la maggioranza votò la risoluzione – ha ricordato ancora – Pochi giorni dopo la presentazione della risoluzione, il decreto fu chiarito nella sua applicazione, con una lettera del commissario, che essenzialmente sottolineava la necessità di indire i concorsi evitando di chiudere i reparti. Il 25 maggio arriva la retromarcia e il commissario, sempre con lettera ai direttori generali, ripristina l’efficacia puntuale del decreto numero 5, nel quale c’è un chiaro avvertimento: il mancato rispetto dei limiti costituisce ‘illecito penale e determina responsabilità erariale’”.
Per Sospiri, “questo vuol dire oltre 2,5 milioni di euro a Pescara, oltre 10 milioni a Chieti, 11 milioni all’Aquila e 13 milioni a Teramo. Tra l’altro – ha evidenziato – nella strategia di D’Alfonso c’è la chiara volontà di impedire ai manager di indire nuovi concorsi, per esempio evitando di ufficializzare le commissioni esaminatrici”.
“I numeri disegnano uno scenario allarmante perché, in base a quanto stabilito dal decreto numero 5 – ha sottolineato Febbo – sono 1.100 i lavoratori precari che perderanno il posto di lavoro: circa 300 della Asl di Avezzano-Sulmona-L’Aquila, circa 400 della Asl di Teramo, circa 150 della Asl di Pescara (di cui 44 medici) e 300 della Asl di Lanciano-Vasto-Chieti, tra cui medici, infermieri e personale paramedico”.
Peraltro, ha aggiunto, “la mancanza di personale si concretizzerà durante l’estate e rischia di costringe i vertici sanitari a non concedere le ferie per evitare il serio di rischio di chiudere i reparti. Il manager Asl Silveri aveva addirittura annunciato il rinnovo del contratto di 210 precari e ieri è stato costretto a smentire”.
Secondo il presidente emerito Chiodi, “l’Abruzzo non ha affatto necessità di intervenire sui costi del personale perché abbiamo raggiunto l’equilibrio con i Lea raggiunti che oggi ci collocano tra le migliori Regioni in Italia. Nel nostro programma operativo avevamo previsto di trasformare negli anni i contratti precari in contratti a tempo indeterminato portando il limite della spesa al 90% – ha ricordato – Non si migliora il servizio sanitario aderendo supinamente alle disposizioni del Tavolo di monitoraggio visto che, tra l’altro, non è necessario”.
“La situazione che si prospetta è grave e oggi rischiamo di vedere bloccato l’espletamento di alcuni servizi essenziali. La cosa più grave però è constatare che quello che dichiarano in Consiglio regionale viene puntualmente smentito nei fatti”, ha concluso.



