L’AQUILA – “L’‘operazione Sant’Omero’ è una presa in giro ai danni della città dell’Aquila, che somma interessi spicci del rettore, Ferdinando di Orio, e della preside di Medicina, Maria Grazia Cifone, alle necessità dell’ospedale teramano. Questi due sodali, perciò, devono dimettersi”.

È il duro attacco dell’assessore regionale Gianfranco Giuliante sulla vicenda dei convenzionamenti tra la facoltà di Medicina dell’Università del capoluogo e gli ospedali della Asl teramana di Sant’Omero, Atri e Giulianova, con il trasferimento di docenti e specializzandi.

Giuliante ha specificato di non voler entrare “nelle dinamiche interne delle Asl e dell’Università. Denuncio solo – ha aggiunto – il modo in cui è stata condotta l’operazione: altrove ci vorrebbero mesi e mesi per ricollocare undici primari, qui si è fatto tutto in venti giorni”.

L’assessore aquilano non ha risparmiato frecciate a Gianni Chiodi, Giorgio De Matteis e Massimo Cialente, e ha polemizzato anche con il docente Guglielmo Mariani, che stava assistendo all’incontro con la stampa e voleva fare un intervento.

LA LETTERA DELLA CIFONE A SILVERI

I venti giorni su cui Giuliante basa la sua denuncia sono quelli passati tra la lettera del 16 marzo inviata dalla preside Cifone al manager della Asl aquilana, Giancarlo Silveri, e la riunione del 5 aprile del Consiglio di facoltà in cui si è affrontata l’approvazione dei convenzionamenti dei docenti.

Nella lettera la preside annuncia che la sua facoltà intende collaborare con la Asl di Teramo “affinché personale universitario di area clinica, a tutt’oggi non strutturato, possa trovare adeguata collocazione”.

La Cifone rivendica che la sua facoltà abbia “sempre privilegiato la collaborazione con la Asl aquilana”, ma spiega che “l’impossibilità di rafforzare e implementare il rapporto convenzionale in atto” e “il mancato riscontro delle richieste di convenzionamento” hanno causato “l’esigenza di reperire al di fuori di questo territorio provinciale l’opportunità di convenzionamento”. Ecco spiegata la fuga verso Teramo.

La preside lascia una porticina aperta a Silveri: se ancora interessato al convenzionamento, chiede infatti di “dare riscontro alla presente entro e non oltre il 31 marzo”. La lettera è stata scritta il 16.

“Un termine di sole due settimane – ha evidenziato Giuliante – che è diventato di dieci giorni, perché la Asl ha ricevuto la comunicazione solo il 21. Ma pochi giorni dopo sui giornali c’erano già i nomi dei nuovi primari: è una presa in giro evidente, la partita era già stata giocata con l’obiettivo di salvare il presidio di Sant’Omero”.

STOCCATE A DE MATTEIS, CIALENTE E CHIODI

Giuliante non ha risparmiato una frecciata al vice presidente vicario del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, che lunedì scorso, 4 aprile, ha tuonato “l’Università dell’Aquila e la facoltà di medicina in particolare non sono un supermarket dove fare shopping”. “Visto che il giorno dopo si è deciso tutto, è stato quantomeno intempestivo”, ha ribattuto Giuliante.

Critiche anche al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente: “Ho chiesto le sue dimissioni per ‘culpa in vigilando’ – ha ricordato l’assessore – perché mentre si decideva tutto era impegnato a ‘fare ammuina’ nei venti giorni delle sue dimissioni”.

Anche se di fioretto, infine, Giuliante se l’è presa pure con Chiodi. “Con questa mossa – ha concluso – la preside Cifone si è ingraziata anche la politica che conta, che oggi è quella di sponda teramana. È evidente che oggi tutto ciò che dispiace all’Aquila fa piacere a Teramo e a Chiodi”.

LA POLEMICA CON MARIANI

Nel corso dell’incontro con i cronisti, infine, Giuliante ha anche polemizzato con il professor Guglielmo Mariani, primario dell’unità operativa di Medicina universitaria 2, che aveva cominciato a fare un intervento sui rapporti Asl-università.

“Lei non può arrivare nella conferenza stampa di un altro per esporre i suoi punti di vista”, ha osservato Giuliante. Il docente a quel punto si è alzato e se n’è andato.

ARTICOLI CORRELATI:

LA CIFONE A GIULIANTE: ”LA ASL AQUILANA NON VUOLE I CONVENZIONAMENTI”

MEDICINA E SANT’OMERO, ESPLODE LA PROTESTA