L’AQUILA – “Parlando di Sistema Sanitario Nazionale è doveroso ricordare a cittadini, operatori di settore e media, che le strutture private accreditate sono parte integrante del servizio sanitario pubblico ed erogano prestazioni di alta qualità. Ancora oggi una parte dei rappresentanti parlamentari, con un pregiudizio puramente ideologico, invoca una sanità esclusivamente pubblica, senza gli operatori privati”.
Così Cristopher Faroni, presidente del Gruppo di sanità privata INI, intervenendo all’Italy Healthcare Innovation Summit che si è svolto a Milano nei giorni scorsi. Faroni alla guida di realtà sanitaria che da oltre 70 anni opera in Abruzzo, Lazio e nel centro-sud Italia, con 10 strutture, oltre 1.200 posti letto e circa 2mila dipendenti, che ha una importante clinica a Canistro, in provincia dell’Aquila, convenzionata con il sistema sanitario nazionale nella monospecialistica in ortopedia.
“Bisogna avere anche la trasparenza di dire con chiarezza che se così fosse il sistema collasserebbe in meno di un giorno. Senza considerare che nel pubblico oramai tanti servizi sono appaltati esternamente a privati”, ha aggiunto Faroni.
L’evento, che ha radunato oltre 30 relatori tre le più importanti realtà della sanità italiana, è stata una occasione di confronto sulla sanità del futuro, tra pubblico-privato, medicina di prossimità e integrazione territoriale.
“La sanità privata accreditata necessaria per salvare il SSN – spiega ancora in una nota Faroni -. Occorre cooperazione senza ideologie di parte e favorire l’accesso al credito per le imprese”
L’imprenditore ha auspicato “un approccio non ideologico al sistema sanitario italiano e più coraggio da parte del sistema bancario nel supportare le imprese private della sanità accreditata, nell’interesse della salute pubblica dei cittadini”.
Il presidente del Gruppo INI ha posto l’accento su questo aspetto centrale del supporto alle imprese private della sanità accreditata da parte del sistema bancario: “Faccio un appello agli istituti di credito – ha proseguito – perché abbiano più coraggio nel supportare le imprese della sanità, agevolando l’accesso al credito e agevolando anche il cittadino che vuole curarsi privatamente. Altrimenti, rischiamo di lasciare un patrimonio di esperienza, storia e tecnologia nelle mani dei fondi speculativi e mi chiedo: con quali conseguenze per il cittadino?”.






