L’AQUILA – Almeno per quest’anno anziani e disabili potranno stare tranquilli, e con loro i sindaci dei comuni con le casse vuote. La compartecipazione ai ticket per prestazioni socio sanitarie, che può andare dal 30 al 60 per cento della fattura, sarà coperta al 100 per cento dalla Regione Abruzzo. E a pagare non saranno i pazienti e utenti sopra una certa soglia di reddito, o i Comuni per chi non ha disponibilità economiche.

È scritto neo su bianco all’articolo 12 del regolamento sulla compartecipazione, approdato in quinta commissione nell’ultima seduta del Consiglio, dopo mesi di battaglia politica e continui rinvii, che ha portato a un testo condiviso da tutte le forze politiche. E salvo sorprese a questo opunto clamorose avrà nella prossima seduta l’ok.

Il regolamento completa il decreto dell’agosto 2014 del commissario ad acta per il Piano di rientro sanitario, ovvero il presidente della Regione, Luciano D’Alfonso, reso obbligatorio da un ultimatum del ministro Beatrice Lorenzin, in quanto l’Abruzzo non ha ancora recepito il decreto del presidente del Consiglio dei ministri che risale nientemeno che al dicembre 2001 (Atto di indirizzo e coordinamento in materia di prestazioni socio-sanitarie).

Quello che conta in questo regolamento è, per ora, l’articolo 12 in cui è scritto che “la Giunta regionale garantisce, dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2015, l’anticipo ai Comuni del 100% della spesa effettivamente accertata per la compartecipazione alle prestazioni socio-sanitarie in regime residenziale e semiresidenziale”.

Il documento fissa poi le prestazioni interessate dalla compartecipazione: un dettagliato elenco tecnico che va dalle “prestazioni diagnostiche, terapeutiche e socio-riabilitative in regime semiresidenziale per disabili gravi”,  alle “prestazioni terapeutiche, di recupero e mantenimento funzionale delle abilità per non autosufficienti in regime residenziale, ivi compresi interventi di sollievo, a favore di anziani”.

Richiamandosi alla normativa nazionale, il regolamento fa rientrare nel regime di compartecipazione esclusivamente “le prestazioni socio-riabilitative semiresidenziali e residenziali in fase di lungo assistenza (mantenimento)”.

Mentre “le prestazioni riabilitative ex art. 26 (Codice A) ambulatoriali, semiresidenziali e residenziali in fase intensiva ed estensiva e nei casi di responsività minimale, restano a carico al 100 per cento del servizio sanitario regionale”.

Viene rinviato invece ad una successiva decisione della Giunta regionale il nodo più controversi e delicato: la definizione della soglia di reddito sotto la quale non si paga nulla, perché a farlo sarà il Comune, e sopra la quale, invece, una parte della prestazione riabilitativa, dal 20 al 60 per cento, toccherà comunque al paziente.

Nel testo ci si limita a richiamare il principio di equità e progressività della contribuzione che dovrà essere dalla Giunta adottato.

“Le persone che accedono alle prestazioni socio-sanitarie in regime residenziale e semiresidenziale partecipano, in rapporto alle proprie condizioni economiche, così come definite dalle norme in materia di Indicatore della situazione economica equivalente (Isee), alla copertura del costo delle prestazioni mediante il pagamento di una quota, nel rispetto dei principi di equità, omogeneità e progressività in ragione della capacità economica degli utenti non autosufficienti”.

La Giunta regionale, con proprio atto di indirizzo applicativo, “acquisito il parere obbligatorio della competente commissione consiliare”, determinerà dunque “le soglie di compartecipazione alla spesa da parte dell’utente secondo il metodo della progressività lineare, prevedendo scaglioni graduali di compartecipazione progressiva”.

Altro aspetto controverso, il caso di quelli anziani e disabili obbligati, come prevedeva una prima versione di regolamento, a versare le indennità di natura previdenziale e assistenziale percepite per le proprie esigenze di assistenza e accompagnamento, alle strutture residenziali.

Decisione presa per sanare, era stato spiegato, le situazioni in cui l’assistito da una parte percepiva l’assegno, dall’altro era ospite esente da pagamento in un struttura.

Il compromesso è stato trovato stabilendo che sarà  fatta salva una quota mensile per piccole spese personali da lasciare nella disponibilità dell’assistito, pari al 30 per cento del trattamento minimo pensionistico Inps, e comunque non inferiore a 150 euro.

Nel caso dell’utente minorenne accolto a regime residenziale, qualora il reddito annuale Isee del nucleo familiare sia inferiore alla soglia, il Comune dovrà coprire la quota di compartecipazione dell’utente per l’intero importo, detratta l’indennità di accompagnamento ed eventuali altri assegni percepiti.

La struttura accreditata staccherà la fattura della prestazione sanitaria alla Asl, nella sua parte sociale all’utente o al Comune.

Ma per ora questa seconda fattura sarà una partita di giro, necessaria ad applicare il decreto del 2001, perché la Regione rimborserà la prestazione, attingendo dallo stanziamento di 16 milioni di euro già accantonato. E per ora né Comuni né utenti pagheranno nulla.