ROMA – Sono Veneto, Emilia-Romagna e Toscana le realtà con le migliori performance complessive nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza (Lea) nel 2024. In fondo alla graduatoria si collocano invece Calabria, Molise e Sicilia, con criticità particolarmente evidenti nell’assistenza territoriale calabrese e nella prevenzione siciliana.
L’Abruzzo, alle prese con il deficit della sanità, e con un duro piano di rientro, si colloca al 13esimo posto sulle 21 regioni e province autonome.
È quanto emerge dal monitoraggio dei Lea attraverso gli indicatori Core del Nuovo Sistema di garanzia, il cui percorso valutativo si è concluso il 14 maggio 2026 presso il Comitato permanente per la verifica dei livelli di assistenza.
Il sistema assegna a ciascuna Regione un punteggio da zero a cento nelle tre macroaree della prevenzione, dell’assistenza distrettuale e dell’assistenza ospedaliera.
La soglia di sufficienza è fissata a 60 punti e deve essere raggiunta separatamente in ogni area, senza possibilità di compensare un risultato negativo con le performance ottenute negli altri livelli assistenziali.
Nel 2024 tutte le Regioni e Province autonome, compreso l’Abruzzo, come evidenziato dall’assessore regionale alla Salute Nicoletta Verì, avendo raggiunto almeno 60 punti in ciascuna macroarea.
In tal senso solo tre le bocciature parziali: quelle della Provincia autonoma di Bolzano, con 59 punti nella prevenzione, della Sicilia, ferma a 49 nella stessa area, e della Calabria, che nell’assistenza distrettuale si arresta a 52 punti.
Il Veneto si è confermata come la regione con la migliore sanità d’Italia, l’Emilia-Romagna ha conquistato la seconda posizione, scavalcando la Toscana che scivola così al terzo posto. Ottimi posizionamenti anche per il Piemonte e la Provincia autonoma di Trento, rispettivamente in quarta e quinta posizione. Subito dopo si piazza la Lombardia, sesta in classifica. Per la regione lombarda si tratta di un recupero di una posizione rispetto al 2023, anno in cui il punteggio assegnato dal ministero aveva scatenato forti polemiche politiche a causa di una retrocessione in graduatoria.
Il Nuovo sistema di garanzia valuta la qualità dell’assistenza sanitaria erogata attraverso un’analisi capillare. Il modello prevede 88 indicatori complessivi, a loro volta suddivisi in sotto-indicatori, raggruppati in tre macro-aree.
Le marco areesSono quelle della “prevenzione collettiva e sanità pubblica” che include parametri come la copertura vaccinale nei bambini e l’efficacia delle campagne di screening, la “assistenza distrettuale (territoriale)”, che analizza la gestione delle cure sul territorio, l’appropriatezza prescrittiva dei farmaci e la tempestività dei mezzi di soccorso e infine la “assistenza ospedaliera,”; che monitora l’efficienza dei ricoveri, la percentuale di parti cesarei e i tassi di mortalità a breve termine per patologie acute come l’ictus”.
I dati del 2024 mostrano dinamiche differenti tra questi settori. La prevenzione registra un progresso quasi omogeneo in tutto il Paese. L’assistenza territoriale mostra segnali di forte crescita soprattutto nelle regioni del Centro-sud, anche se permane un sensibile divario rispetto alle strutture del Nord. L’area ospedaliera, al contrario, fa segnare una leggera flessione a livello nazionale, pur continuando a mantenere alti standard qualitativi generali.
Da segnalare il commento dell’autorevole Quotidiano della sanità, che va oltre i freddi numeri.
“Letti nel loro insieme, i risultati del Nuovo Sistema di garanzia restituiscono l’immagine di un Servizio sanitario nel quale quasi tutto sembra funzionare: nel 2024 soltanto Calabria, Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano non raggiungono la sufficienza in tutte e tre le macroaree, mentre l’assistenza ospedaliera risulta formalmente garantita sull’intero territorio nazionale”.
Una rappresentazione che, tuttavia, “non sempre coincide con l’esperienza quotidiana dei cittadini. Il superamento della soglia dei 60 punti certifica infatti il rispetto di un insieme di indicatori e non significa necessariamente che l’accesso alle cure sia semplice, tempestivo e uniforme. Liste d’attesa, difficoltà nel trovare un medico, pronto soccorso sovraffollati, rinuncia alle prestazioni e necessità di rivolgersi al privato possono continuare a pesare anche nelle Regioni formalmente promosse.
Lo stesso monitoraggio 2024 introduce, non a caso, un indicatore specifico sulla rinuncia alle prestazioni sanitarie per problemi organizzativi dell’offerta o per ragioni economiche. Il dato segnala la necessità di affiancare alla valutazione delle performance anche una lettura più diretta dell’accessibilità concreta dei servizi. Il quadro, dunque, non è necessariamente contraddittorio: gli indicatori mostrano che la maggior parte delle Regioni raggiunge gli standard minimi previsti, ma non misurano da soli tutta la qualità percepita dai cittadini né tutte le difficoltà incontrate per ottenere una visita, un esame o una presa in carico. La fotografia dei Lea appare complessivamente positiva; la realtà vissuta dalle persone può essere molto meno rassicurante”. Filippo Tronca
LA CLASSIFICA COMPLETA
Veneto: 288 punti
Emilia-Romagna: 282 punti
Toscana: 280 punti
Piemonte: 272 punti
Provincia Autonoma di Trento: 271 punti
Lombardia: 270 punti
Umbria: 254 punti
Liguria: 250 punti
Friuli Venezia Giulia: 248 punti
Puglia: 242 punti
Marche: 237 punti
Lazio: 237 punti
Abruzzo: 229 punti
Valle d’Aosta: 213 punti
Sardegna: 212 punti
Campania: 209 punti
Provincia Autonoma di Bolzano: 206 punti
Basilicata: 205 punti
Sicilia: 196 punti
Molise: 192 punti
Calabria: 189 punti
I VOTI NELLE TRE MACRO -AREE







