L’AQUILA – La sanità abruzzese, contro un flusso in uscita di 30.881 cittadini che vanno a curarsi altrove, al costo di oltre 138 milioni, registra al contrario 18.870 pazienti in entrata, provenienti da altre regioni, che consentono alle Asl di incassare 78.255.013 euro, e rendere così il passivo economico meno pesante, in una situazione comunque molto critica, visto che nel 2023 il deficit è schizzato a 122 milioni di euro, di cui 60 milioni dovuti proprio al saldo negativo tra mobilità attiva e passiva
La Asl più attrattiva, si scopre poi, è quella dell’Aquila, con in testa gli ospedali dell’Aquila e di Avezzano, ma con un apporto decisivo delle cliniche private, mentre la meno attrattiva è la Asl di Teramo, che non ha cliniche private. I pazienti arrivano principalmente dal Lazio, Molise e Puglia.
Sono solo alcuni preziosi dati che emergono dal report “Mobilità ospedaliera Regione Abruzzo 2.0”, realizzato dalla Agenzia sanitaria regionale (Asr) guidata dal medico aquilano Pierluigi Cosenza, e che rappresenta una fotografia aggiornata dello stato dell’arte del sistema sanitario abruzzese.
Tanto più prezioso ora che la giunta regionale e dei direttori delle quattro Asl, sono alle prese con i piano di rientro del deficit sanitario, dopo che nel 2023 il passivo è stato di 122 milioni, e ora occorre limitare nei limiti del possibile i danni nell’anno corrente, se si vuole evitare il commissariamento della sanità abruzzese, e l’aumento alle aliquote massime delle tasse regionali.
E nei piani dei quattro direttori, ridurre il saldo tra mobilità passiva e attiva rappresenta una delle leve per risollevare i conti. Ad oggi infatti, come evidenziato nella prima puntata del nostro approfondimento, vanno a curarsi fuori regione 30.881 abruzzesi, ad un costo per le casse regionali di 138.280.941 di euro.
Mentre come detto vengono a curarsi in Abruzzo sono 18.870 pazienti di altre regioni, consentendo un incasso di 78.255 euro. E il saldo ha però il segno meno di 60.025.927 euro.
Come già riferito, sono principalmente le cliniche private delle Marche, del Lazio e dell’Emilia Romagna ad attrarre pazienti abruzzesi bisognosi di cure che evidentemente non trovano nella loro regione. Sul podio dei presidi sanitari più attrattivi troviamo il Policlinico Gemelli e l’ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma e un gradino più sotto la Casa di cura Villa Anna di San Benedetto del Tronto.
A curarsi oltre confine sono in percentuale rispetto alla popolazione i cittadini della Asl provinciale teramana, che non ha cliniche private, mentre è addirittura in attivo, riuscendo cioè ad attrarre più utenti di quanti vanno altrove, la Asl provinciale aquilana, che pure è la “pecora nera” delle quattro aziende sanitarie, con la quota parte maggiore di deficit, circa 46 milioni. La Asl teramana aveva annunciato precisazioni in merito allo studio, mai però pervenute.
Venendo dunque alla mobilità attiva, come si precisa nel report in premessa, essa “può essere considerata come un indicatore della capacità di attrazione da parte dei sistemi sanitari regionali. Anche nel caso della mobilità attiva, una corretta analisi richiede una maggiore scomposizione in grado di segnalare la quota di ricoveri da incentivare (alta specialità) e quella di dubbio valore, in quanto a rischio di inappropriatezza”.
Entriamo dunque nel merito di questa scomposizione.
Lo studio raggruppa innanzitutto i ricoveri per categorie “diagnostiche maggiori”, e le prime tre categorie con maggiore frequenza tra i pazienti che vengono nei nosocomi abruzzesi sono le “malattie e disturbi del sistema muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo, (27.990.918 di euro di valore), le “malattie e disturbi dell’apparato cardiocircolatorio” (8.322.126 euro), le “malattie e disturbi del sistema nervoso (8.322.126 euro), la “sostituzione di articolazioni maggiori o reimpianto degli arti inferiori” (13.377.115 euro) gli “interventi per obesità” (3.202.261 euro), “altre diagnosi del sistema muscolo-scheletrico e del tessuto connettivo” (2.361.338 euro), “interventi su utero e annessi non per neoplasie maligne” (1.250.767 euro), “segni e sintomi relativi al sistema muscolo-scheletrico e al tessuto connettivo” (1.121.304 euro), “setticemia senza ventilazione meccanica” (1.119.151 euro), “interventi sul piede” (1.057.067 euro).
Da dove vengono dunque i pazienti per avere questa tipologia di cure? In prima posizione il Lazio (6213 per interventi chirurgici e 2872 per visite mediche), dal Molise (2.353 – 2071) dalla Puglia (749 – 474), dalla Campania (596 – 364), dalle Marche (670 – 464), dalla Lombardia (190 – 286), dall’Emilia-Romagna (150 – 202), dall’Umbria (124 – 91), dalla Sicilia (89 – 57) e dalla Calabria (107 – 78)
In totale sono 11.553 pazienti, il 61,2%, che vengono in Abruzzo per sottoporsi a interventi chirurgici, e 7.310, il 38,8%, per altre prestazioni mediche.
Altro dato di grande importanza dei ricoveri in mobilità attiva è quello delle Asl ospitanti.
E a fare la parte del leone è la Asl provinciale aquilana, 9.248 pazienti presi in carico, pari al 49% e 38.945.459 euro incassati, segue la Asl provinciale di Chieti, con 4,162 pazienti, pari al 22% e 14.468.928 euro.
C’è poi la Asl di Pescara, con 3.867 pazienti , pari al 20,4% e 17.456.193 di euro, e fanalino di coda la Asl di Teramo con 1.593 pazienti , pari appena all’8,4% e 7.384.431 di euro.
Grazie alla performance della mobilità attiva, la Asl aquilana, ha un saldo positivo tra mobilità attiva e passiva di 1.658 ricoveri e 5,8 milioni di euro.
Mentre la Asl di Teramo ha il saldo negativo più pesante di 8.040 pazienti e un esborso di 31,1 milioni di euro.
Si osserva nello studio: “in questo caso risulta rilevante la mobilità da regioni di confine, infatti l’81% dei ricoveri dei non abruzzesi, nella ASL di Avezzano-Sulmona-L’Aquila viene fatto da cittadini laziali, mentre nella ASL di Lanciano-Vasto-Chieti si ricoverano soprattutto pazienti provenienti dal Molise (55%) dei ricoveri sul totale della mobilità attiva”.
Infine ma non certo da ultimo, i presidi sanitari più attrattivi.
In pole position l’Ospedale civile San Salvatore dell’Aquila, con 2.090 pazienti (11% del totale), tallonato dall’ospedale civile SS. Filippo e Nicola di Avezzano, 2.068 (10,96%), e dal presidio ospedaliero di Vasto, 1.639 (8,69%).
A seguire gli ospedali Riuniti ss. Annunziata di Chieti 1.527 pazienti (8,09%), l’ospedale civile di Pescara, 1.397 (7,40%).
Ci sono poi tre cliniche private: la casa di cura Pierangeli di Pescara 1.363 (7,22%), la casa di cura Villa Letizia dell’Aquila, 1.281 (6,79%), la casa di cura Ini di Canistro 1.165 (6,17%), la casa di cura Di Lorenzo di Avezzano 1.011 (5,36%), la casa di cura Villa Serena di Pescara, 928 (4,92%), la casa di cura Immacolata di Celano, 809 (4,29%).
Solo al 12esimo e 13esimo posto troviamo le prime strutture ospedaliere della provincia di Teramo, l’ospedale civile Mazzini di Teramo, 743 pazienti (3,94%) e l’ospedale di Sant’Omero (423 – 2,24%)
In calce la classifica completa.
A spiccare il dato secondo il quale nella Asl provinciale aquilana la mobilità passiva è attratta al 52,5% dalle strutture pubbliche, al 47% dal privato. Nella Asl provinciale di Chieti, all’88,5% % dalle strutture pubbliche, all’11,5%% dal privato. A Pescara invece il pubblico copre il 40,8% e prevale il provato con 59,2%. Infine nella Asl di Teramo il 100% è pubblico, non essendoci strutture private.







