PESCARA – “Sedici mesi di attesa dall’uscita del bando, il 30 dicembre 2023, per arrivare all’aggiudicazione dopo più correzioni e modifiche il 18 aprile 2025 con il rischio, ora, che visto l’importo di quell’avviso pari a 163 milioni di euro per la manutenzione degli strumenti elettromedicali come monitor, ecografi e sistemi di infusione, diventi un boomerang con rischio contenziosi”.

La denuncia è arrivata oggi in conferenza stampa per voce del consigliere regionale del Pd Antonio Blasioli, per il quale il bando della Regione gestito da Areacom, con direttore Donato Cavallo, è stato sospeso “in base al piano operativo 2025-2027, cioè ai tagli che la giunta regionale ha imposto alle Asl”.

A stretto giro, il dipartimento Sanità della Regione in una nota ha comunicato di aver “chiesto ulteriori approfondimenti sulla gara per la manutenzione delle apparecchiature elettromedicali aggiudicata da Areacom sulla base di una specifica comparazione tra il prezzo applicato in Abruzzo e quello praticato nelle regioni limitrofe per analoghi servizi, che risultava notevolmente inferiore”.

Rimarcando che “non c’è alcun rischio contenzioso per le Asl e l’Asrem Molise, in quanto è specificatamente previsto nel provvedimento di sospensione dell’aggiudicazione (fino al 31 dicembre prossimo) la possibilità di ricorrere a proroghe o contratti ponte per garantire la continuità dei servizi. Va inoltre aggiunto che sulla procedura di gara sospesa pendono due ricorsi al Tar che saranno definiti entro l’anno e che hanno portato Areacom e Dipartimento a sospendere prudenzialmente l’iter”.

Di diverso parere Blasioli: “il presidente Marco Marsilio e l’assessore regionale alla Sanità Nicoletta Verì con tutto il centrodestra, avevano sempre detto che il disavanzo non avrebbe comportato tagli ai pazienti per la nostra sanità. In realtà si sospende un appalto che riguarda la manutenzione e la gestione di tutti i macchinari che si trovano all’interno dell’ospedale e lo fa il direttore di Aracom con un provvedimento che a mio avviso è viziato da incompetenza – chiosa – perché non questa che può stabilire quali sono i fabbisogni, può stabilire le sospensioni”.

“C’è poi un problema: la mole di richieste di risarcimento che un appalto di 163 milioni di euro può comportare per ciascuno di noi. Sicuramente le società che se lo sono aggiudicato adiranno la giustizia per i risarcimenti milionari a carico di tutti quanti noi sia per il mancato guadagno, sia per il lucro cessante, perché essendo risultati aggiudicatari avranno deciso di non partecipare ad altre gare in giro per l’Italia”.

Inoltre “ci sono delle Asl che hanno concluso i contratti con le precedenti società individuate nel 2018-2019, cioè non hanno più la società che fa la manutenzione e la gestione. Alcune sono andate in proroga, delle altre hanno ancora queste società che in maniera de facto, cioè senza un contratto, in una pubblica amministrazione, portano avanti ancora questo lavoro per qualche settimana. Chi sarà in grado di indennizzare questa società se non c’è un contratto formale? Chi si assumerà la responsabilità di pagare questa società?”.

Senza la manutenzione, aggiunge, “ci saranno sicuramente più liste d’attesa, ci sarà sicuramente da pazientare di più. Soprattutto  se c’era un fabbisogno alla base di queste gare che individuava quali dovevano essere le capacità lavorative che questa società dovevano sprigionare all’interno degli ospedali e ora si decide di tagliarle le prestazioni, perché questo verrà fuori, si deciderà di tagliare quelle prestazioni, o il fabbisogno precedente era troppo alto oppure non c’era veramente bisogno di queste prestazioni”.