L’AQUILA – “Dal 20 ottobre è stato definitivamente chiuso il Reparto di Riabilitazione del Presidio Ospedaliero di S.Valentino, unica struttura pubblica della Regione dedicata a tale importante attività. Tale decisione in evidente contrasto con quanto previsto dai Piani Sanitari della Regione Abruzzo che destinavano la suddetta struttura a Presidio Riabilitativo a valenza regionale, è stata assunta secondo quanto sostenuto dalla Giunta dal Commissario Chiodi e dal Direttore Generale della Asl di Pescara, per esigenze di rientro della spesa sanitaria della nostra Regione”.

Lo scrive Antonio Saia, consigliere regionale del Partito dei Comunisti Italiani.

“La decisione di chiudere l’Ospedale di San Valentino era accompagnata dalla previsione di trasferire l’attività riabilitativa all’Ospedale di Popoli (che ne frattempo è stato fortemente ridimensionato con soppressione di reparti e servizi) e di potenziare l’attività di riabilitazione territoriale. A tutt’oggi mentre i ricoveri all’Ospedale di San Valentino sono sospesi – continua Saia – nessun reparto Riabilitativo è stato attivato presso l’Ospedale di Popoli che, tra l’altro, non ha strutture, locali, ed attrezzature per tale tipo di attività (ad esempio non ha la piscina riabilitativa che, al contrario è stata già costruita ed attivata presso l’Ospedale di San Valentino con alti costi per la collettività”.

“La decisione assunta ha comportato nei fatti l’interruzione di un pubblico servizio, in quanto allo stato attuale, tutti coloro che in questo periodo hanno bisogno di ricovero per riabilitazione non hanno facoltà di scelta tra struttura pubblica e privata, essendo tutta l’attività attualmente delegata solo a questi ultimi in regime di quasi “monopolio”, quindi Saia chiede in una interrogazione al Presidente della Giunta Regionale e l’Assessore regionale alla Sanità “per quale motivo è stata fatta la scelta di chiudere l’unico presidio pubblico di riabilitazione di San Valentino”, e se “se non si considera questo un ulteriore regalo confezionato per le strutture private di riabilitazione, attive sempre più in regime di “monopolio” nel settore”.