L’AQUILA – Si spera sarà un momento di ripresa per il rugby regionale la stagione 2010/2011. Complice il terremoto e alcune tendenze nazionali, il movimento sta infatti vivendo un momento difficile.
L’insufficiente reclutamento di giocatori e i numerosi problemi economici sono le cause della regressione del movimento rugbistico.
Per il presidente della Fir Abruzzo, Angelo Trombetta, una volta ultimata la crescita del rugby a 15 si avrà anche lo sviluppo del rugby Seven e della palla ovale femminile.
Con un sorriso e tanta speranza il presidente del comitato abruzzese Trombetta ha parlato alla partenza dei campionati.
“Mi auguro – esordisce – sia una stagione di ripresa dell’attività rugbistica del comitato, ma soprattutto della zona del ‘cratere’ che ha problemi legati all’impiantistica e ai giocatori ancora fuori sede. Spero in un pronto ritorno alla normalità”.
Trombetta appare preoccupato per la difficile situazione dei terreni di gioco dopo il sisma.
“Ho mandato in federazione – spiega – una dettagliata relazione con foto sui nostri impianti, spero di ottenere qualche risposta. È stato inaugurato il campo di Paganica, resta ancora Acquasanta”.
“Attualmente – aggiunge Trombetta – sul terreno di Centi Colella si riversano quasi tutti, a Palombaia sono iniziati i valori ma procedono a rilento. Il campo di Villa Sant’Angelo costringe la Gran Sasso Rugby (squadra di serie B, n.d.r.) a migrare per le gare di campionato a Sambuceto”.
L’utilizzo di campi in sintetico potrebbe ammortizzare i costi e ospitare numerosi club, ma l’unica superficie sintetica in Abruzzo oggi si trova a Sambuceto.
“Qualche giorno fa – svela il presidente Fir Abruzzo – sono tornati all’Aquila alcuni rappresentanti del Rovigo, che stanno raccogliendo dei fondi per un campo sintetico destinato ai bambini. Oltre all’impegno economico c’è però il problema del dove posizionare il terreno”.
“Il 13 luglio scorso c’è stato un incontro con la Provincia, il Coni regionale e provinciale – ricorda – c’era la promessa di fare il punto sugli impianti, ma ancora non si è saputo nulla”.
Per Trombetta sono tanti i problemi che impediscono al movimento di crescere in Abruzzo. “Il rugby – elenca – sta risentendo del fatto che lo società non riescono a garantire la partecipazione ai campionati perché hanno difficoltà nel trovare atleti. Oltre ai problemi post-sisma ci sono quelli economici: se non si riesce a formare un intero girone che parla abruzzese occorre spostarsi, così aumentano le spese. I dati ci dicono che in Italia c’è un calo del 20 per cento alla ripresa delle attività, quindi è una tendenza nazionale”.
Sulle possibili tappe di sviluppo, per Trombetta “una volta cresciuto il rugby a 15 penseremo al Seven, mentre per il rugby femminile è una questione culturale e deve essere assorbita a partire dalle scuole”.
Un pensiero anche per L’Aquila Rugby 1936. “Auguro all’Aquila – afferma Trombetta – che arrivino i fondi promessi da Silvio Berlusconi. Sarebbe importante che la società neroverde riescisse a coinvolgere anche istituzioni e imprenditori. La storica squadra neroverde è un punto fermo per tutto il rugby abruzzese e tutto deve ruotare attorno a lei per la crescita generale, compresi i settori giovanili che hanno risentito delle difficoltà”.
L’anno 1995 è un momento chiave per il rugby mondiale, perché segna il passaggio dal dilettantismo al professionismo. Tante le realtà, compresa la nostrana L’Aquila Rugby, che però non ha retto al cambiamento.
“Il professionismo – sostiene Trombetta – ha spinto già da molti anni ottimi giocatori, anche a livello nazionale, a migrare dai club di appartenenza. È stata una grande perdita”.
Nonostante lo storico dualismo con il calcio, per il presidente Fir Abruzzo la conoscenza della palla ovale è in espansione.
“La gente – dice – sta imparando a conoscere il rugby grazie alla tv, con la trasmissione del Sei Nazioni e dei test match. Anche se i più ignorano le regole del gioco, ammirano il rapporto fra le squadre avversarie e l’atteggiamento tra i giocatori e il pubblico. Nel rugby non ci sono segni di intemperanza e di inciviltà”.
“A rugby – conclude Trombetta – i bambini iniziano a giocare per volontà propria perché con questo sport trovano amici per tutta la vita. Nel tempo infatti si consolidano rapporti di amicizia dentro e fuori dal campo. Solo i bravi ragazzi continuano a giocare, le mele marce si autoescludono”.






