L’AQUILA – Testimonial di stile per Armani, testimonial di Rugby per la sua città, dove il rugby non è solo uno sport.
È arrivato allo stadio Fattori dell’Aquila un’ora prima dell’inizio della partita Italia Emergenti-England Students; sotto gli occhiali da sole il sopracciglio destro visibilmente gonfio: souvenir della vittoria messa a segno con la Scozia con cui l’Italia ha scansato il cucchiaio di legno nell’ultima edizione del Sei Nazioni.
Nelle gambe ancora l’adrenalina di quella vittoria, nella testa ancora i festeggiamenti romani per l’impresa, ma niente e nessuno gli avrebbe impedito di essere all’Aquila in un giorno tanto importante.
Chi è? È Andrea Masi, estremo della Nazionale Azzurra, tre quarti degli Aironi, nuovo testimonial Armani per la linea Sport EA7 e, domenica, nella sua città natale, testimonial dell’evento benefico di L’Aquila Ovale: un campo per un futuro. Un’intera giornata, quella del 18 marzo, con il rugby a fare da denominatore comune: il match internazionale Italia Emergenti-England Students, musica, giochi, i divertenti skatch della Nazionale Italiana Cabarettisti e, in conclusione, il Terzo Tempo che ha visto protagonisti non solo i giocatori, ma anche la città. L’intero ricavato a disposizione per la costruzione di un campo da rugby all’Aquila.
“Non volevo e non potevo mancare all’appuntamento di oggi – afferma con voce pacata Masi – al di là dell’amicizia fraterna che mi lega a Lanfranco (Massimi, del comitato organizzatore dell’evento, ndr) mi fa particolarmente piacere essere nella mia città in occasione di un evento tanto importante”.
“È incredibile l’affetto che questa città mi dimostra costantemente da ben dieci anni – aggiunge – ed è proprio questo che mi da una marcia in più in campo: voglio sempre giocare al massimo per ripagare, con una bella prestazione, tutto l’affetto che mi rivolgono”.
Poi Masi si è soffermato sulla sua città e sulla ricostruzione dopo il terremoto. “È fondamentale non spegnere i riflettori – spiega – e sono convinto che il rugby possa servire anche a questo: L’Aquila ha bisogno di attenzione e, soprattutto, di iniziative che portino a sviluppi concreti verso la ricostruzione”.
“L’Aquila è una città di rugby – continua – credo davvero che questo sport fosse scritto nel nostro destino; è il tasto giusto da premere per non dimenticare quanto accaduto e per iniziare, finalmente, a fare qualcosa che possa riavvicinare i cittadini alla normalità, anche semplicemente attraverso la costruzione di un campo da rugby in cui i bambini possano giocare e crescere con questo sport”.






