L’AQUILA – “Siamo allarmati a tutto. Pronti con le armi a tutto”.

Con toni molto duri il procuratore distrettuale antimafia dell’Aquila, Alfredo Rossini, torna a ribadire l’attenta vigilanza della procura contro “mafiosi che vengono e si stanno stabilendo all’Aquila, non con una struttura militare, ma per creare una situazione di sfruttamento delle conseguenze delle attività mafiose da altri posti”.

Il procuratore capo ha incontrato la stampa assieme al suo sostituto David Mancini e al comandante provinciale dei Carabinieri di Pescara, Marcello Galanzi, dopo l’arresto per un traffico di droga tra la Campania e l’Abruzzo di 15 persone (più tre ancora da prendere) tra cui il capo clan del “Rione Traiano”, Salvatore Puccinelli, noto come “Totore straccetta”.

Parlando dei gruppi di criminalità organizzata, Rossini ha ricordato che “loro cercano i posti dove è più facile lavorare. L’Abruzzo – ha aggiunto – era un posto ‘forte e gentile’, non immaginava che ci fossero tanti mafiosi in giro, però adesso glielo facciamo sapere e quindi staremo più attenti”.

Il procuratore ha anche rievocato i suoi allarmi lanciati all’indomani del sisma. “Quando finì per fortuna il terremoto – ha affermato – dicemmo adesso ci stiamo preoccupando per quelli che sono morti, ma domani ci dovremo preoccupare per le invasioni delle organizzazioni criminali che cercheranno di prendere questi quattro soldi, se questi quattro soldi verranno, che servivano per la povera gente che ha perso la casa. Purtroppo è stato così ed è così”.

Per Rossini l’operazione di oggi ha portato alla luce “un aspetto leggermente diverso, persone”

“Questa situazione di spostamento di mafiosi veri e propri che arrivano qui con altre finalità e si vogliono stabilire qui controllando economicamente il territorio ha bisogno di essere affrontata immediatamente e con rigore. Speriamo che con la dura opposizione delle forze dell’ordine se ne vadano a lavorare da qualche altra parte!”. (alb.or.)

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