ROMA – Latte in vena al posto di una flebo di fisiologica.
È morto per questo motivo Marcus De Vega, il neonato deceduto il 29 giugno scorso all’ospedale San Giovanni di Roma.
Almeno sei gli indagati, ossia tutti coloro che, all’interno del San Giovanni, hanno gestito il caso, sotto il profilo clinico, del neonato morto il 29 giugno scorso. Omicidio colposo il reato ipotizzato nei loro confronti.
Gli inquirenti, coordinati dal procuratore aggiunto Leonardo Frisani, hanno acquisito la cartella clinica del neonato ed attendono ora i risultati dell’autopsia. Al loro vaglio anche alcune presunte contraddizioni che sarebbero emerse nella ricostruzione dei fatti.
Dopo i funerali che si sono tenuti il 3 luglio all’ospedale San Giovanni Addolorata, il corpo di Marcus De Vega era stato inviato al cimitero di Prima Porta per essere cremato.
Nei giorni successivi, secondo quanto si apprende, la salma è stata riportata all’ospedale San Giovanni su richiesta della direzione sanitaria. Il 10 luglio, invece, il corpo del neonato viene trasferito al Policlinico di Tor Vergata per l’autopsia su disposizione del sostituto procuratore Michele Nardi.
La madre, una donna filippina, era alla trentesima settimana di gestazione quando ha cominciato ad avere le contrazioni e così ha deciso di andare al Grassi di Ostia, dove ha partorito.
Ma viste le condizioni di salute del piccolo, prematuro di dieci settimane, i medici decidono il trasferimento di madre e figlio al San Giovanni e il ricovero nel reparto di Neonatologia, dove il piccolo avrebbe dovuto ricevere tutte le cure intensive di cui aveva bisogno.
Ma, appena ricoverato, qualcosa non è andato per il verso giusto. Il bambino ha cominciato a stare male ed è morto.



