L’AQUILA – “L’Italia del Futuro” o “l’Italia del domani”, il nome non è ancora definito ma l’indirizzo è questo per Marco Rizzo, che dall’Aquila ha tracciato la rotta del nuovo esperimento politico che lo vedrà protagonista di una nuova stagione dopo aver rassegnato le dimissioni dall’incarico di coordinatore nazionale di Democrazia Sovrana Popolare.
“All’Aquila l’attenzione è alta, la città ha risposto con grande entusiasmo e sono molto soddisfatto, perché parlare con la gente in questa società dove tutto è comunicazione ma nulla è rapporto reale, per me è anche uno sprone”, ha detto Rizzo ad AbruzzoWeb a margine dell’incontro pubblico che si è tenuto ieri sera al Nero Caffè, in corso Vittorio Emanuele, nel cuore del centro storico della città.
L’ormai ex leader di Democrazia Sovrana Popolare, già europarlamentare, ha presentato il suo libro “Una biografia di periferia”, alla presenza, tra gli altri, di Shiva Guerrieri, che sarà il coordinatore locale del nuovo movimento.
Una tappa, quella di Rizzo, che rientra nel tour di 28 giorni in sette regioni per ascoltare i territori e verificare lo spazio eventuale per il nuovo progetto politico, dopo la frattura con Francesco Toscano nella formazione nata dall’esperienza di Italia sovrana e popolare, la lista presentata alle Politiche del 2022, e trasformata in partito nel 2024, con Toscano presidente e Rizzo coordinatore nazionale. Lo scontro è emerso al congresso straordinario di Roma di domenica scorsa, al quale Rizzo non ha partecipato.
A tal proposito, Rizzo ha ribadito di non aver “abbandonato una battaglia”, ma di aver scelto “di andare avanti senza ambiguità, compromessi e zavorre”. Perché “un leader non resta aggrappato a una sigla quando il progetto originario viene modificato e svuotato. Un leader ha il dovere di dire la verità, anche quando costa. Non è più possibile proseguire un percorso comune con chi ha assunto posizioni ambigue sulla globalizzazione liberista, sull’immigrazione incontrollata, sulla sicurezza e sul ruolo dei lavoratori delle Forze dell’Ordine. L’Africa deve essere libera, sovrana e governata dagli africani, non sfruttata dalle potenze straniere, dalle multinazionali e dagli interessi predatori. Ma l’Italia ha il diritto e il dovere di proteggere i propri cittadini”.
“Un progetto politico non si costruisce dalla mattina alla sera, c’è un’esperienza consolidata di idee sulla sovranità popolare, sulla necessità di impedire il declino dell’Italia, di capire che in questo Paese il ceto medio sta sprofondando, che la classe lavoratrice sta perdendo i diritti, e quanto successo in Spagna dà l’idea del problema delle immigrazioni. Bisogna avere un piano di previsioni per il nostro Paese che ne impedisca il declino”, ha osservato.
E sui flussi migratori, in particolare: “A subire le conseguenze dell’immigrazione senza regole e dell’insicurezza non sono le élite che vivono nei quartieri protetti. Sono i lavoratori, gli anziani, le donne, i bambini e le famiglie delle periferie. Difendere i più deboli non è di destra. È giustizia sociale. So che affrontare questi temi significa essere etichettati. Non mi interessa”.
Si è poi detto contro il “circo” di manifestazioni ed iniziative promosse nell’ultimo periodo e in qualche modo anche smentendo la vicinanza o una possibile alleanza col generale Roberto Vannacci, ha aggiunto: “Credo che Vannacci abbia operato bene sul tema guerra, ma seguire l’idea della destra-destra significa in qualche modo aiutare la sinistra-sinistra, che sono due facce della stessa medaglia. Noi dobbiamo partire dal presupposto che bisogna abbattere la grande finanza, unire il popolo sui temi del lavoro ed elevarlo verso l’alto”.
E ancora: “Oggi il vero conflitto è tra popolo ed élite, tra sovranità e globalizzazione, tra lavoro e speculazione, tra chi vuole difendere l’Italia e chi intende consegnarla a interessi esterni”.
Perché, ha aggiunto, “si continuano ad infiammare le piazze con questo dualismo destra-sinistra, ma poi sono tutti d’accordo sui temi importanti. Ci siamo già ammazzati 80 anni fa, forse il potere già rideva allora, adesso basta”.
Ma qual è la ricetta per una nazione sovrana? “È un disegno legato tanto alla neutralità quanto al contante in Costituzione, un po’ come la Svizzera. Un elemento economico e geopolitico di distanza dall’Unione europea, due cose sarebbero da volano per l’Italia, per una maggiore sicurezza”. Per questo, “abbiamo presentato due proposte di legge di iniziativa popolare ‘Italia neutrale’ e ‘Contante in Costituzione’, basta andare su internet o nei banchetti che da settembre saranno ancora più numerosi in tanti Comuni”.
“La storia la fanno le idee, il coraggio e la capacità di indicare una direzione. La mia direzione è chiara: impedire il declino dell’Italia. Io saprei governare questo Paese, certo, me lo impediranno in tutti i modi, ma nel frattempo saprò anche dare fastidio”. (a.c.)





