ROSETO – Si terrà il 25 marzo l’udienza di merito del Tar Abruzzo a seguito del ricorso presentato da Guide del Borsacchio e Wwf Italia contro la drastica riduzione dell’area protetta sulla costa teramana, passata su decisione della Regione Abruzzo da 1.148 ettari a soli 24,7 ettari, “senza adeguata istruttoria e in presunta violazione dei principi della normativa nazionale sulle aree protette”.

Il procedimento  coinvolge la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, il Ministero della Cultura e l’Avvocatura dello Stato, per la drastica ridduzione

 Spiegano in ricorrenti: “il collegio del Tar Abruzzo si è dimostrato attento, rigoroso e pienamente consapevole della delicatezza istituzionale della vicenda, scegliendo di andare direttamente alla discussione nel merito, senza passaggi che rallentino l’iter. È un segnale di serietà e responsabilità che riconosciamo con rispetto. Ribadiamo la nostra piena fiducia nella Giustizia e nelle istituzioni dello Stato”.

Quello del 25 marzo prosegue la nota, “sarà un passaggio decisivo di una battaglia che non nasce per protesta, ma per difendere la legge, la Costituzione e il diritto di tutti a un ambiente tutelato e a un’economia sostenibile, con focus principale sulla tutela della biodiversità come ricchezza per il territorio. La politica, in vent’anni, non è riuscita ad attivare realmente la Riserva Borsacchio, lasciando ambientalisti, agricoltori e cittadini in uno stallo che ha prodotto difficoltà e privazioni per tutti”.

Non perché esista una riserva, ma perché “non è mai stata dotata degli strumenti previsti dalla legge: Piano di Assetto Naturalistico (PAN) e Comitato di Gestione. In assenza di questi strumenti, la normativa statale ha congelato ogni trasformazione, consentendo solo le normali attività agricole e impedendo una programmazione chiara e condivisa”.

“L’obiettivo è ottenere una pronuncia che ristabilisca legalità e tutela e che apra la strada alla rimessione della legge regionale davanti alla Corte Costituzionale. Non è una forzatura. È un percorso coerente con la giurisprudenza. Un precedente chiaro è quello del Parco naturale regionale Sirente Velino, quando una legge regionale tentò di ridimensionare un’area protetta aggirando la normativa nazionale. In quel caso la Corte Costituzionale annullò la norma, riaffermando un principio fondamentale: le aree protette non si cancellano per legge, ma si tutelano nel rispetto delle regole dello Stato”.