MONTORIO AL VOMANO – Grande aspettativa in tutti e 56 i comuni del cratere sismico del 2009, oltre a quello dell’Aquila, per il bando “Fare centro”, che sostiene le attività economiche che tornano, o si insediano per la prima volta, nei centri storici.

“Le iniziative in campo non devono singolarmente soddisfare l’esigenza, ma devono ben soddisfare le specifiche tematiche dei bandi. Insieme a Fare centro abbiamo già il bando sulla cultura del Comune dell’Aquila e il 12 maggio sarà pubblicato lo strumento regionale per piccoli investimenti da 50mila euro”, ha spiegato Antonio Mancini, dell’assessorato allo Sviluppo economico della Regione Abruzzo, parlando del bando di prossima uscita per interventi di sostegno alle aree colpite da crisi diffusa delle attività produttive, a valere sul Por-Fesr, durante un incontro a Montorio al Vomano (Teramo) promosso dallo studio di consulenze aziendali C.F. con sedi a Basciano e all’Aquila.

“L’entità delle risorse e la loro concentrazione su uno sviluppo economico effettivo ci deve far continuare ad avere questi incontri che rappresentano un ottimo spunto di riflessione e anche di nuove idee per l’implementazione di queste risorse, che complessivamente ammontano a 220 milioni di euro, il 4 per cento dell’ultima programmazione relativa alla ricostruzione, che sarebbe davvero un delitto non riuscire a sfruttare appieno”, ha aggiunto.

“Purtroppo abbiamo risentito sia del sisma del 2009 che di quello del 2016 – ha detto Giovanni Di Centa, sindaco di Montorio, comune che fa parte sia del cratere 2009 che di quello 2016 – Effettivamente siamo alla periferia dell’epicentro, sia dal punto di vista demografico che di danni. Fare centro è sicuramente un’opportunità che vogliamo cogliere al massimo. Cercheremo la collaborazione dei professionisti, mettendo a disposizione anche spazi all’interno della sede comunale per far sì che i cittadini siano supportati al meglio e possano presentare il numero più alto possibile di domande”.

“La speranza è che questo primo strumento, che abbiamo voluto riportare sul territorio, visto che fino ad oggi questi strumenti sono stati gestiti da altre organizzazioni (Invitalia, ndr), sia più efficace, magari anche attraverso l’unione di comuni o le aree omogenee che potranno gestire ulteriori strumenti più specifici su alcune tematiche”, ha aggiunto Mancini.

“L’idea è quella di andare a sostenere tutti quelli che vogliono avviare sviluppo. Ci rivolgiamo ai lavoratori autonomi, alle imprese esistenti e nuove, e addirittura alle associazioni di categorie, agli ordini professionali e ai sindacati, perché pensiamo che riportare gente nei centri innesca un necessario meccanismo virtuoso”.

“Per accedere a questi fondi si deve aver patito una diminuzione di fatturato, stabilita nel 40 per cento – ha spiegato Mancini – Questo non significa che alcune professioni che hanno avuto giovamento dalla ricostruzione non vi possano accedere, sarebbe un’idea sbagliata perché chi può investire rimette in circolo risorse. Meglio che lo faccia nel nostro territorio piuttosto che vada a farlo altrove. Ci vuole comunque capacità di spesa per innescare questi strumenti, bisogna spendere 100 per avere un massimo di 70 in contributo, questa è la formula”. (m.sig.)