TERAMO – Sulla riorganizzazione della rete ospedaliera abruzzese, se tra L’Aquila e Teramo non è guerra di campanile poco ci manca.

Da una parte il Consiglio comunale aquilano in seduta straordinaria approva una mozione, alla presenza dell’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci, in cui si rivendica per il San Salvatore la qualifica di ospedale di secondo livello, il top dei top sulla base delle nuove classificazioni dovute alla riforma Lorenzin.

Dall’altra, il sindaco di Teramo, Maurizio Brucchi, che, appresa la notizia, va su tutte le furie, e si dice pronto alle barricate pur di difendere l’ospedale Mazzini che sarebbe penalizzato da quella promozione.

A seguire, secondo quanto appreso da AbruzzoWeb, una telefonata tra Brucchi e il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, telefonata che non è servita a riconciliare almeno per ora gli animi, visto che i toni di Brucchi, contattato da questo giornale, sono a dir poco bellicosi.

“È una mozione che grida vendetta – tuona il sindaco – che per fortuna non conta nulla, è un pezzo di carta, ma che denota il peggiore degli atteggiamenti possibili per affrontare la riorganizzazione della sanità regionale”.

E minaccioso aggiunge, che “se proprio vogliono la guerra di campanile, sono pronto a combatterla”.

Brucchi annuncia dunque di voler convocare l’assessore Paolucci, assieme ai sindaci teramani, per avere spiegazione e “per farci capire finalmente come intende applicare il decreto Lorenzin”.

Ovvero il cuore del problema, la causa di questo e chissà quanti altri conflitti territoriali.

Il decreto 70 del dicastero della Salute, che prende il nome dal ministro Beatrice Lorenzin, da poche settimane entrato in vigore, anche per l’Abruzzo prevede infatti il ridimensionamenti di interi ospedali pubblici e privati, la cancellazione di specialità, per le quali sarà necessario superare precisi bacini di utenza, in molti casi superiori al milione e 300 mila abitanti dell’intero Abruzzo.

E anche sempre in base ai bacini di utenza, minimo 600 mila persone, stabilisce di fatto che in Abruzzo ci sarà posto al massimo per due ospedali di “secondo livello”, con la migliore e completa offerta di specialità, quando gli ospedali che possono ambire a esserlo sono quattro, ovvero quelli di Pescara, Teramo, Chieti e L’Aquila.

In questo angusto scacchiere, per avere un nosocomio top class nel capoluogo bisognerà ridimensionare quello di Teramo, e accaparrarsi anche specialità di altri nosocomi.

E Teramo, questa la preoccupazione di Brucchi, sarebbe declassato a ospedale di primo livello, di quelli che in Abruzzo potranno essere al massimo cinque o sei, sempre in base alla ferrea logica dei bacino di utenza, quando oggi ne sono 24.

E nessuno di loro vuole diventare l’ultima ruota del carro prevista dalla riforma Lorenzin, ovvero i presìdi ospedalieri di base, che avranno solo il pronto soccorso, la Medicina interna, Chirurgia generale, Ortopedia, Anestesia, e guardia attiva 24 ore su 24, e con letti di osservazione breve intensiva.

Di fronte a questo complesso scenario, la mozione della discordia che vede primi firmatari i consiglieri Raffaele Daniele (Unione di centro), Guido Liris (Forza Italia) e Pierluigi Properzi (Domani L’Aquila) ed è stata sottoscritta anche da altri consiglieri, ha tagliato la testa al toro, rivendicando le prerogative aquilane. Impostazione che, per evidenti ragioni, non può essere accettata da Brucchi e dai teramani.

“Ritengo che, molto semplicisticamente, non sia tenuto conto dei numeri – incalza infatti il primo cittadino – E questi sono dalla parte del Mazzini di Teramo, che può vantare punteggi più alti sulla qualità delle prestazioni erogate. Vantiamo eccellenze come la cardiochirurgia e neurochirurgia. Dunque anche noi abbiamo le carte in regola per ambire a essere ospedale di secondo livello”.

“Non ci metto niente a convocare anche io un Consiglio comunale a Teramo per approvare una mozione identica e contraria a quella approvata a L’Aquila – rincara la dose Brucchi – Ma so che sarebbe solo una provocazione inutile e controproducente”.

Annuncia, però, di aver già avuto contatti con parlamentari e consiglieri regionali teramani, pronti a far quadrato intorno al Mazzini, perché, ribadendo un concetto già espresso sul suo profilo Facebook, “se qualcuno in Regione o all’Aquila sta pensando che Teramo faccia da gregario al capoluogo abruzzese non ha capito nulla”.

C’è, però, uno spiraglio di ragionevolezza, conclude dopo lo sfogo il sindaco di Teramo: “Sedersi attorno a un tavolo, teramani e aquilani, e ragionare su un ospedale territoriale di secondo livello”.

Ovvero su una riorganizzazione che metta sullo stesso piano i nosocomi dei due capoluoghi, con le specialità previste per un super-hub del nuovo sistema, ripartite in modo razionale ed equo.