L’AQUILA – Il “caso Moroni” inguaia Gianni Di Pangrazio, 60 anni, sindaco di Avezzano (L’Aquila) e al tempo stesso direttore speciale del dipartimento Risorse, sviluppo e supporto della Provincia dell’Aquila, di cui è stato direttore generale dal 1999 al 2010, ente che è destinato a lasciare, essendo, secondo quanto si è appreso, tra i dirigenti che approderanno in Regione Abruzzo dopo la riforma che coinvolge 1.424 lavoratori provinciali.

Per “caso Moroni” si intende il verdetto di incompatibilità pronunciato dall’Autorità nazionale anti corruzione (Anac) su istanza del consigliere regionale di Forza Italia Mauro Febbo, presidente della commissione di Vigilanza, che, dopo aver ‘combattuto’ politicamente con Alfredo Moroni, che aveva il ruolo di dirigente regionale del settore Personale, ha contestato con un’istanza formale il contemporaneo incarico di assessore comunale dell’Aquila che ricopriva.

Tutto questo alla vigilia delle elezioni regionali 2014, alle quali Moroni voleva partecipare ma da cui è stato escluso dopo aver perso le primarie contro Pierpaolo Pietrucci, poi effettivamente eletto, unico caso di pre-consultazioni in tutta la tornata.

Ebbene, e questa è la parte che interessa Di Pangrazio, per l’Anac Moroni è stato assessore abusivo in Comune per almeno 2 mesi: “Sussisteva un’ipotesi di incompatibilità per il periodo compreso tra il 23 dicembre 2014 e febbraio 2015”, ha stabilito il presidente dell’Autorità, Francesco Merloni.

“Poiché Alfredo Moroni ha presentato nel febbraio del 2015 le sue dimissioni dalla carica di componente della Giunta comunale dell’Aquila, è venuta meno la causa di incompatibilità”, ha aggiunto.

Parlando di “pastrocchio”, Febbo ha fatto notare che ora si rischia la nullità degli atti, tra cui il tardivo svincolo di fondi per una variazione di bilancio da 7 milioni di euro che fece urlare al forzista a una campagna elettorale sleale e anticipata messa in atto dal dirigente-assessore.

Al di là di quella vicenda, un pasticcio da non ripetere in caso di altri casi di incompatibilità e quella di Di Pangrazio ne rappresenta un ‘caso di scuola’.

Sulla base delle direttive Enac, quindi, delle due l’una: o Di Pangrazio si dimette da primo cittadino e Avezzano torna a votare alle prossime amministrative di maggio 2016, eventualità che appare abbastanza improbabile nella situazione attuale.

Oppure dovrà comportarsi in modo differente a quanto fatto in Provincia fino a ora, dove ha continuato a gestire con pugno di ferro in contemporanea al suo impegno con la fascia tricolore, tanto da forgiare una generazione di dipendenti “dipangrazios” ora pronti a sbarcare in Regione per il terrore del governatore, Luciano D’Alfonso.

In questa seconda ipotesi, il sindaco-dirigente dovrà mettersi in aspettativa e rassegnarsi, almeno fino alla fine del suo mandato in Comune, al fatto che l’unico della famiglia ad avere un ruolo attivo a palazzo dell’Emiciclo sia suo fratello Giuseppe, presidente del Consiglio.