PESCARA – Assolti dal tribunale di Roma, “perché il fatto non sussiste”, l’ex presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, l’ex vicepresidente della Giunta, Alfredo Castiglione e l’ex assessore all’Istruzione, Paolo Gatti, nell’ambito del processo sulla cosiddetta ‘Rimborsopoli’ abruzzese.
I tre ex esponenti della giunta regionale abruzzese, giudicati con rito abbreviato, erano accusati, a vario titolo, di peculato e truffa aggravata, per fatti risalenti ad un periodo compreso tra il 2009 e il 2011, riguardanti l’utilizzo improprio delle carte di credito regionali.
“Si chiude un’esperienza devastante, soprattutto a livello umano, per me e per chi mi è stato vicino”. Così all’Ansa l’ex presidente Chiodi. “Si tratta di una vicenda che fin dall’inizio ho ritenuto infondata, ma che mi ha portato all’attenzione dei media nazionali – ha proseguito Chiodi, assistito dagli avvocati Enrico Mazzarelli e Pietro Referza – mi piacerebbe che fosse dato almeno un decimo del risalto che è stato dato ad avvisi di garanzia ‘farlocchi’ e che chi mi ha condannato sulla base di quegli avvisi di garanzia oggi mi chiedesse scusa, ma so bene che entrambe le cose, molto difficilmente, avverranno”.
L’inchiesta risale al 2014. La procura della Repubblica di Pescara aveva emesso 25 informazioni di garanzia, con invito a comparire per truffa aggravata nei confronti della Regione Abruzzo, peculato e falso ideologico riguardo a rimborsi per una serie di missioni istituzionali.
Secondo l’accusa realtive a Chiodi, Gatti e Casiglione, le carte erano state utilizzate per presunte spese indebite di vitto e alloggio in occasione di missioni e trasferte nella Capitale. Il peculato era stato ipotizzato nei casi di utilizzo della carta di credito riguardanti fini non istituzionali, mentre la truffa aggravata era stata contestata in relazione al periodo iniziale della consiliatura, quando Giunta e assessori anticipavano le spese e i rimborsi erano a debito. La sentenza di assoluzione, emessa dal Tribunale di Roma, dove per ragioni di competenza territoriale era approdata l’inchiesta nata a Pescara, riguarda tutte le contestazioni che erano state mosse nei confronti dei tre imputati.
Nel gennaio del 2015 la procura aveva chiesto 15 archiviazioni. Nell’ottobre del il gup Gianluca Sarandrea, su richiesta del Pm Gennaro Varone, aveva dichiarato l’incompetenza territoriale del tribunale di Pescara a carico di alcuni imputati e trasmesso la competenza al tribunale di Roma.
Assolto nel febbraio del 2016 con formula piena dal Tribunale di Livorno anche l’ex assessore regionale della Giunta Chiodi, Gianfranco Giuliante. Anche in questo caso il fascicolo era stato trasferito per incompetenza territoriale.
Interviene anche il senatore Gaetano Quagliariello, leader di ‘Idea’, movimento a cui anche Chiodi aderisce.
“Per chi come me non aveva mai avuto il minimo dubbio, quella di oggi non è una notizia ma il dovuto risarcimento morale per le ingiuste accuse rivolte nei confronti del governatore che ha risanato l’Abruzzo sotto il profilo economico e non solo. Qualcuno dovrebbe ricordare quanto questa vicenda abbia politicamente influito sulle ultime elezioni regionali. Per questo, e non soltanto per questo, c’è chi dovrebbe chiedere scusa a Gianni Chiodi. A lui, ad Alfredo Castiglione e a Paolo Gatti un pensiero di sincera vicinanza”, afferma in una nota Quagliariello.





