PESCARA – Depositate questa mattina, davanti al gup del tribunale di Pescara, nell’ambito del procedimento madre sul disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara), una nuova richiesta di costituzione di parte civile e le richieste di citazione in giudizio, in qualità di responsabili civili, di Presidenza del Consiglio, ministero dell’Interno, ministero dell’Economia, Regione Abruzzo, Provincia di Pescara, Comune di Farindola e società Gran Sasso Resort.
E’ giallo sulla mancata costituzione del ministero della Giustizia come parte civile, visto che otto giorni fa il dicastero di via Arenula aveva espressamente chiesto all’avvocato distrettuale dello Stato dell’Aquila di “garantire la costituzione di parte civile di questo ministero per la prossima udienza”
Questo in attesa della decisione sulla riunione del procedimento bis, per depistaggio e frode processuale: il giudice Gianluca Sarandrea ha aggiornato infatti l’udienza al 13 dicembre, per consentire alle difese di esaminare i contenuti delle richieste.
Nel procedimento bis, sono imputati con l’accusa di frode in processo penale e depistaggio: l’ex prefetto di Pescara, Francesco Provolo, i due viceprefetti distaccati Salvatore Angieri e Sergio Mazzia; i dirigenti Ida De Cesaris, Giancarlo Verzella, Giulia Pontrandolfo e Daniela Acquaviva.
Prosegue invece il processo principale, ovvero quello sugli eventuali responsabili dei 29 vittime, morte sotto del macerie dell’hotel travolto da una valanga il 18 gennaio 2017, per cui sono indagate 24 persone.
Nel corso dell’udienza di questa mattina ha presentato richiesta di costituzione di parte civile, tramite l’avvocato Wolfgang Burchia, la società A-Real Estate, proprietaria del resort travolto della valanga, poi affidato in leasing alla Gran Sasso Resort.
La A-Real Estate si è costituita contro tutti gli imputati, chiedendo un maxi risarcimento di 4,5 milioni di euro, con una provvisionale di 2,5 milioni.
Sempre nel corso dell’udienza di oggi l’avvocato Romolo Reboa, che assiste i familiari di diverse vittime e del superstite Matrone, ha depositato un’istanza per chiedere il sequestro preventivo dei beni a carico dei 24 imputati, ai quali si aggiunge la società Gran Sasso Resort Spa.
Polemici i legali delle familiari delle vittime.
“Oggi non abbiamo visto l’Avvocatura dello Stato presente, siamo molto sorpresi e ci stiamo chiediamo a che gioco stanno giocando al ministero e negli uffici del Governo”, ha fatto osservar l’avvocato Massimo Reboa, che insieme al padre Romolo e ad un nutrito pool di avvocati assiste i familiari di alcune vittime.
Il riferimento del legale è alle rassicurazioni giunte all’inizio del mese, da fonti ministeriali, che in seguito ai rilievi e alle sollecitazioni avanzate dallo stesso Reboa, avevano assicurato la costituzione del ministero della Giustizia come parte civile.
“Abbiamo inviato un lettera privata al ministro e poi l’abbiamo resa pubblica, nella speranza che il ministero si costituisse parte civile nel processo sul depistaggio – ricorda l’avvocato – Inizialmente avevamo ricevuto un riscontro positivo dagli uffici del ministro, che aveva concordato con il premier Conte la costituzione di parte civile, ma oggi non si è visto nessuno”.
La costituzione di parte civile riveste particolare interesse per il Sig. Ministro”, aveva infatti scritto in un documento ufficiale Marco Nassi, responsabile della Direzione generale degli affari giuridici e legali del Ministero -, circostanza resa manifesta dalla richiesta di autorizzazione alla costituzione di parte civile che questa Direzione generale ha inoltrato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri”.
Richiesta andata a buon fine, visto che il 14 novembre scorso, ricordava Nassi, la presidenza del Consiglio aveva dato il suo via libera.
L’avvocato Gianluigi Tucci, che assiste la funzionaria della prefettura di Pescara, Giulia Pontrandolfo, nel procedimento bis per depistaggio e frode processuale ha invece affermato che “quanto accaduto oggi in aula, nel procedimento per depistaggio, è l’ennesima riprova che se i due processi marceranno riuniti subiranno un inevitabile ritardo. Ritardo che non interessa né le difese degli imputati né, credo, né quelli delle parti civili”.
“Bisogna tenere conto che il processo relativo al depistaggio, che è un processo a titolo di dolo specifico – ha aggiunto Tucci – necessiterà di un’istruttoria completamente diversa rispetto al processo madre, che è invece un processo a titolo di colpa, pur gravisima”.
In apertura di udienza, questa mnattina ha preso la parola il procuratore capo, Massimiliano Serpi, il quale ha ribadito la contrarietà dell’accusa alla riunione dei due procedimenti, “la cui sommatoria – ha osservato in aula – comporterebbe tempi più lunghi per entrambi i processi, considerando che nel procedimento madre si sono già costituite più di 100 parti offese”.





