PESCARA – Negligenza, imprudenza e imperizia per la tragedia di Rigopiano.

I sei indagati sono iscritti nel registro “in violazione di normative cautelari e prevenzionali”, e per “omessa previsione, prevenzione e gestione dei rischi connessi anche all’attività aziendale (esercizio di struttura ricettivo alberghiera in zona di alta montagna a rischio isolamento per eventi atmosferici e valanghivi)”.

I sei indagati della prima tranche di inchiesta sulla tragedia di Rigopiano sono iscritti sul registro per i reati di omicidio colposo e lesioni colpose.

Al direttore dell’hotel Di Tommaso è stato indagato anche ai sensi dell’art. 437, per atti omissivi in ambito di sicurezza sul lavoro.

Nel dispositivo si legge che tra i rischi da calcolare c’erano “l’innevamento grave e quello valanghivo”, e che va indagato anche “l’omesso collocamento di impianti, apparecchi o segnali idonei a prevenire disastri e infortuni sul lavoro” nonché, con particolare riferimento alle attività di protezione civile, anche “l’omessa predisposizione e/o aggiornamento di piani di intervento, di previsione e organizzazione di rischi connessi a condizioni meteorologiche avverse a eventi valanghivi”.

E ancora bisogna fare approndimenti sulla “omessa attuazione di iniziative, azioni e interventi prescritti da normative di protezione civile e da piani di intervento da attuare in presenza di eventi meteorologici avversi del tipo di quelli connessi a intenso innevamento atti a prevenire e fronteggiare i suddetti rischi, specie con riferimento al mantenimento di adeguate condizioni di viabilità per le strade costituenti accesso e corrispondenti vie di fuga di strutture ricettive alberghiere come l’Hotel Rigopiano”.

Per questo gli indagati, nel linguaggio legale sono indagati per avere “non impedito e cagionato il decesso di 29 persone presenti all’interno della suddetta struttura alberghiera, di cui 18 ospiti e 11 dipendenti della medesima struttura nonché lesioni personale ad almeno altri 8 ospiti e ad un altro dipendente”.