PESCARA – “Come ho già avuto modo di rappresentare alla procura dell’Aquila, proprio nei giorni terminali del mio incarico ho ragione di ritenere che D’Alfonso ascoltasse le mie telefonate, perché mi sono state da lui riferite alcune affermazioni che posso aver fatto solo al telefono e solo con mia moglie”.

È quanto ha riferito durante l’interrogatorio davanti al procuratore di Pescara Massimiliano Serpi, l’ex dirigente della Protezione civile della Regione Abruzzo Giovanni Savini, nell’ambito dell’inchiesta sull’hotel Rigopiano, travolo da una valanga il 18 gennaio del 2017 che causò 29 morti.

“Nell’ultima telefonata che ho avuto con D’Alfonso”, ha aggiunto Savini, “mi è stato detto che dovevo stare attento a ogni mia attività e comportamento, in quanto mi ha detto di conoscere bene il signor Marco Mancini, noto alle cronache per essere un vertice dei Servizi segreti e che, tramite Mancini, era nelle disponibilità di mie intercettazioni”.

Savini, nei gabinetti dei Ministeri sin dal 2002, dopo l’incarico in Abruzzo è tornato a Roma e oggi è dirigente del Ministero dello Sviluppo economico.

L’ombra di Mancini, 007 che fu coinvolto nelle inchieste sul caso Abu Omar da cui fu poi prosciolto, sulla vicenda dell’hotel Rigopiano è stata svelata da Repubblica, che ha anche scritto che D’Alfonso ha intentato causa civile contro Savini.

Il senatore del Pd, ex governatore, al quotidiano si è limitato a dire: “Fandonie. Si è inventato tutto”.