PESCARA – “Ho avuto notizia del fatto di essere coinvolta, insieme ad altri colleghi, nelle attività di indagine della procura di Pescara sui drammatici fatti di Rigopiano. Si tratta, per quanto mi consta, di un atto dovuto, direttamente conseguente al contenuto della memoria depositata a firma di Luciano D’Alfonso nei giorni scorsi”.
Lo dice all’Ansa l’ex direttore generale della Regione Abruzzo Cristina Gerardis.
“In una parte di quel documento, egli si difenderebbe addossando su di me, quale direttrice generale della giunta, le responsabilità che gli risultano essergli contestate. Credo che una persona, come lui, chiamata dagli elettori a ricoprire un ruolo di così primaria importanza non possa sottrarsi a spiegare compiutamente le sue ragioni, per di più in una situazione tanto dolorosa per l’intera comunità, evitando di rifugiarsi in un sorprendente quanto inappropriato scarica barile di responsabilità che, laddove vi fossero, sarebbero personali, non di posizione e come tali non delegabili. Avrò modo di spiegare all’autorità giudiziaria quale fosse il mio ruolo in regione e quali i reali rapporti tra la burocrazia e la politica. Sono certa che la verità emergerà nel corso delle indagini e nelle sedi opportune”, chiude la Gerardis.
Con l’iscrizione della Gerardis, gli indagati salgono a trenta.
La Procura di Pescara ha iscritto nei giorni scorsi sul registro degli indagati gli ex presidenti della Giunta d’Abruzzo Ottaviano Del Turco e Gianni Chiodi e l’attuale Luciano D’Alfonso, e con loro gli assessori alla Protezione Civile da quella data, ossia Tommaso Ginoble, Daniela Stati, Gianfranco Giuliante e l’attuale sottosegretario con delega Mario Mazzocca.
Più i seguenti funzionari regionali: il direttore del Dipartimento regionale della Protezione civile dal 2009 al 2012 Carlo Visca, il dirigente del Servizio prevenzione rischi e coordinatore del Coreneva dal 2001 al 2013 Vincenzo Antenucci, il direttore del dipartimento di Protezione civile per tre mesi nel 2014 Giovanni Savini, il responsabile della sala operativa della Protezione civile Silvio Liberatore, il dirigente del servizio di programmazione di attività della Protezione civile Antonio Iovino.
Ora il totale degli indagati che devono rispondere dei 29 morti della valanga finita sul resort a Rigopiano di Farindola è di 29 persone, oltre alla Gerardis: oltre ai sette politici regionali e ai cinque tra dirigenti e funzionari, nel registro degli indagati figurano il presidente della Provincia di Pescara Antonio Di Marco, il sindaco di Farindola Ilario Lacchetta, il tecnico comunale Enrico Colangeli, il gestore dell’albergo e amministratore della società Gran Sasso resort & spa Bruno Di Tommaso, il dirigente del servizio Viabilità della Provincia Paolo D’Incecco, il responsabile dello stesso servizio Mauro Di Blasio (in prima battuta), l’allora prefetto Francesco Provolo, l’ex capo di gabinetto della prefettura Leonardo Bianco, la dirigente della prefettura Ida De Cesaris, l’ex direttore del settore Lavori pubblici della Regione Abruzzo Pierluigi Caputi, il dirigente del settore Protezione civile Carlo Giovani, il responsabile del servizio valanghe fino al 2016 Sabatino Belmaggio, il direttore del dipartimento Opere pubbliche fino al 2015 Vittorio Di Biase, il direttore del dipartimento Opere pubbliche Emidio Rocco Primavera, il comandante della polizia provinciale Giulio Honorati, il tecnico reperibile secondo il piano di reperibilità provinciale Tino Chiappino, gli ex sindaci di Farindola Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico; il tecnico geologo, Luciano Sbaraglia, l’imprenditore che chiese l’autorizzazione a costruire l’albergo Marco Paolo Del Rosso, il direttore della direzione Parchi territorio e ambiente della Regione Antonio Sorgi, il redattore della relazione tecnica allegata alla richiesta della Gran Sasso spa di intervenire su tettoie e verande dell’hotel Giuseppe Gatto, il consulente incaricato da Di Tommaso per adempiere le prescrizioni in materia di prevenzione infortuni Andrea Marrone (inseriti nel registro nel dicembre 2017), la funzionaria della prefettura di Pescara, Daniela Acquaviva.






