L’AQUILA – Si è concluso in nottata, da quanto è trapelato con un nulla di fatto, il vertice-fiume tra Gianni Chiodi e il gruppo consiliare del Pdl hanno tenuto all’Emiciclo per fare il punto sulla situazione dopo la bufera giudiziaria che ha travolto l’assessore regionale Lanfranco Venturoni, l’imprenditore Rodolfo DI Zio (entrambi ai domiciliari) e che ha coinvolto una dozzina di persone tra cui i senatori Tancredi e Di Stefano e il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi, tutti raggiunti da avviso di garanzia.
Venturoni e Di Zio saranno interrogati martedì.
Sul tavolo della discussione anche le ipotesi di rimpasto della Giunta regionale che, dopo le defezioni di Venturoni (che ancora non si dimette) e Stati, è passata da dieci a otto assessori.
“Vado avanti” ha dichiarato Chiodi, nonostante le richieste di dimissioni giunte da più parti, compresa l’Idv che oggi, attraverso il senatore Alfonso Mascitelli, ha chiesto “più rispetto per la magistratura”. Roberto Campo della Uil, invece, auspica una prosecuzione della consigliatura “perchè anche questa legislatura non può finire sotto le macerie”.
Tutto sarebbe legato alla realizzazione di un impianto per il trattamento dei rifiuti, un inceneritore, che secondo la Procura di Pescara gli indagati avrebbero cercato di far realizzare aggirando la normative vigenti sugli appalti; una tesi basata anche sulle intercettazioni rilevate proprio tra l’imprenditore Di Zio e Venturoni.
Tra gli indagati c’è anche l’ex assessore all’Ambiente Daniela Stati, che secondo il Gip avrebbe ricevuto pressioni dai senatori Di Stefano e Tancredi, ma anche dall’altro coordinatore del Pdl abruzzese, Piccone.
Dall’ordinanza del Gip è emersa una situazione in cui il governatore conosceva le pressioni, ma Chiodi ha risposto piccato: “Ho agito secondo la legge”.
VERTICE A OLTRANZA FINO A NOTTE
L’AQUILA – Nessun rimpasto di Giunta, per ora Daniela Stati e Lanfranco Venturoni, non verranno sostituiti: il Pdl, coinvolto nella bufera giudiziaria innescata dall’inchiesta sui rifiuti della procura di Pescara, andrà avanti con l’assetto attuale anche in Consiglio regionale.
Oggi il partito diramerà un documento nel quale sarà tracciata la strategia dopo l’arresto dell’assessore Venturoni (ai domiciliari) e il coinvolgimento come indagati dei due senatori Paolo Tancredi e Fabrizio Di Stefano, quest’ultimo vice coordinatore regionale del Pdl.
È quanto trapelato dai vertici del Pdl dopo cinque ore di summit a Pescara (terminato intorno alle 22), prima con la riunione del gruppo consiliare poi con quella del coordinamento regionale.
Alla riunione del coordinamento regionale non ha partecipato il senatore Tancredi, presente invece il senatore Di Stefano.
Il presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, ha sottolineato il fatto che domani il partito si riunirà di nuovo per stilare un documento “nel quale ci sara’ la posizione ufficiale del partito”.
“È stato un incontro approfondito – ha spiegato Chiodi – Non si conoscono tutti gli elementi perché non abbiamo a disposizione gli atti, tuttavia da quanto emerso dai giornali ci sono molte cose che saranno lette in altro modo, quando si avranno le informazioni ufficiali”.
IL GIP: ”CHIODI CONOSCEVA LE PRESSIONI”
CHIODI: ”NESSUNA PRESSIONE, AGIVO SECONDO LA LEGGE”
L’AQUILA – “Sapevo solo che La Morgia non convocava da tempo l’assemblea dei soci perché temeva di non essere confermato nella carica e ho sempre detto che l’eventuale commissariamento si sarebbe potuto fare solo se la legge l’avesse permesso. Nulla di più”.
Lo ha detto il presidente della Giunta regionale d’Abruzzo, Gianni Chiodi, prendendo posizione in merito a quanto riportato dai mass media sul suo presunto coinvolgimento nell’inchiesta sui rifiuti, portata avanti dalla Procura di Pescara, che ha causato una bufera giudiziaria sulla Giunta regionale e sul Pdl.
In particolare, il presunto coinvolgimento di Chiodi emergerebbe dagli atti del Gip.
“Questo percorso era sollecitato – ha concluso Chiodi – anche dal vice coordinatore regionale del Pdl, Fabrizio Di Stefano”. Chiodi è anche commissario per la ricostruzione e per la sanità.
CORDOMA, ”MAI PRESO SOLDI DA DI ZIO”
MONTESILVANO – Il sindaco di Montesilvano, Pasquale Cordoma, in una nota chiarisce “con fermezza” di “non avere mai ricevuto soldi dai fratelli Di Zio, coinvolti nell’ inchiesta che ieri ha portato in carcere uno dei due fratelli e l’assessore regionale Lanfranco Venturoni”.
“Pur essendomi stati offerti, in modo legale e nel rispetto della normativa vigente, nel corso della campagna elettorale – spiega Cordoma – non ho mai ricevuto contributi da nessun imprenditore, ma per la stessa, ho acceso un regolare prestito fiduciario riscontrabile dai miei conti bancari e che tutt’oggi sto estinguendo mensilmente. Va anche chiarito un secondo aspetto importante, relativo alle vicende della ‘Ecoemme'”.
“Ho amministrato – prosegue Cordoma – tenendo conto solo del bene dei miei cittadini. Ogni mia decisione, condivisa sempre dalla maggioranza, è stata presa in base solo a motivazioni di natura tecnica, assolutamente non legati a eventi che forse hanno interessato altre persone”.
PICCONE: ”SOVVERTITO DIRITTO DEMOCRATICO”
CHIETI – “Se qualcuno vuole dire che non ci dobbiamo interessare di sanità, di inceneritori e di niente, perché altrimenti finiamo in galera, credo sia sovvertito il diritto democratico e sia assolutamente tolta alla classe politica la possibilità di operare”.
Lo ha detto il coordinatore regionale abruzzese del Pdl, senatore Filippo Piccone (nella foto), arrivando a San Giovanni Teatino (Chieti) per partecipare al vertice del partito.
In merito all’inchiesta della Procura pescarese, nella quale sono coinvolti l’assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni, e i senatori Fabrizio Di Stefano e Paolo Tancredi, Piccone si dice convinto che saranno in grado di dimostrare la loro estraneità ai fatti.
“Per il resto, si sono interessati della politica e dei problemi che deve risolvere la politica”.
“Secondo me – ha aggiunto – Venturoni non si dovrebbe dimettere, perché ha fatto bene il suo lavoro, e appena avrà chiarito i fatti potrà continuare a farlo. Venturoni ha la nostra piena fiducia, siamo convinti che abbia operato al meglio”.
Quanto al rimpasto in Giunta regionale, ha aggiunto Piccone, “è una prerogativa del presidente Chiodi e sarà lui a decidere”.
“Non ho fatto nessuna pressione sulla Stati – ha concluso Piccone entrando nel merito dell’inchiesta – e lo sanno bene la Procura e la Stati. Non mi interesso di inceneritori se non per gli abruzzesi, perché ritengo, ribadisco, risottolineo che bisognerà farli. Bisogna solo capire dove e quanti farne, altrimenti l’Abruzzo tra un anno non saprà dove mettere i rifiuti”.
MARTEDI’ INTERROGATORI PER DI ZIO E VENTURONI
PESCARA – Il Gip di Pescara, Guido Campli, ha fissato per martedì prossimo, 28 settembre, alle 10 gli interrogatori dell’assessore regionale alla Sanità, Lanfranco Venturoni, e dell’imprenditore dei rifiuti Rodolfo Valentino Di Zio, agli arresti domiciliari da ieri nell’ambito di un’inchiesta sui rifiuti.
IN CORSO IL VERTICE CHIODI PDL, CI SARANNO ANCHE PICCONE E DI STEFANO
Nel Pdl abruzzese, coinvolto nella bufera giudiziaria, si farà il punto della situazione: nel pomeriggio a Pescara presso l’Hotel Dragonara è stato convocato il gruppo in Consiglio regionale, formato da 25 consiglieri. Al summit parteciperà sicuramente il presidente della regione, Gianni Chiodi, e potrebbero essere presenti anche il coordinatore regionale, il senatore Filippo Piccone, e il vice coordinatore regionale del partito, Fabrizio Di Stefano.
All’ordine del giorno, l’esame della vicenda giudiziaria e anche l’agenda dei prossimi giorni con in testa la vicenda del rimpasto di Giunta che da più parti si reputa necessario visto che nel giro di due mesi, per vicende giudiziarie, la Giunta Chiodi ha perso due pezzi: gli assessori regionali Daniela Stati, costretta alle dimissioni dopo essere stata coinvolta nell’inchiesta della procura dell’Aquila sugli appalti per la ricostruzione, e Venturoni.
Daniela Stati, indagata anche nell’inchiesta sui rifiuti, è passata dal Pdl al gruppo misto in segno di protesta con il suo ex partito accusato di non averle mostrato solidarietà e vicinanza.
LE INTERCETTEZAZIONI, VENTURONI A DI ZIO: ” NO L’APPALTO NON LO DOBBIAMO FARE”
L’AQUILA – Dopo la sanitopoli del 2008 il 2010 è l’anno della “rifiutopoli”. Oggi come allora al centro dell’attenzione dei giudici gli intrecci tra Mondo della politica e dell’imprendtoria, questa volta impegnata nella gestione dei rifiuti.
Gestione che sarebbe sicuramente stata agevolata dalla costruzione di un inceneritore nel teramano: tutto ruota a questo impianto, per la cui realizzazione di sarebbe speso in prima persona l’assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni, agli arresti ai domiciliari con l’imprenditore Rodolfo Valentino Di Zio. Avvisi di garanzia per una dozzina di persone, tra cui i senatori Fabrizio Di Stefano e Paolo Tancredi ed il sindaco di Teramo Brucchi.
Uno dei passaggi chiave per la realizzazione dell’impianto consisterebbe nell’aggiramento delle norme europee, considerata la cospicuità dell’appalto. Leggi che Venturoni e Di Zio avrebbero voluto ignorare. E spuntano le prime intercettazioni.
Dice Venturoni in una conversazione con Di Zio “No, l’appalto non lo dobbiamo fare… Noi dobbiamo in qualche modo pregiudicare che essendoci già l’Ato unico, sei il gestore unico, capito? Si fa… dopo queste elezioni, se le cose vanno come credo, abbiamo insomma un canale privilegiato, no?».
Di Zio: «Va bene, tieni conto che i nostri le leggi nazionali le conoscono fino a un certo punto, noi dobbiamo trovare… un consulente che ci aiuti proprio ad impostarle».
CHIODI ALL’AQUILA PER FARE CHIAREZZA DOPO LA BUFERA
L’AQUILA – Giornata aquilana per il presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, che ieri ha ad approfondito la bufera giudiziaria che ha coinvolto l’assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni ed esponenti di spicco del Pdl, ma soprattutto le conseguenze politiche.
Chiodi, che è anche commissario per la ricostruzione e la sanità, deve fare i conti con l’assenza di due assessori, dal momento che dal 2 agosto ha perso Daniela Stati, che aveva le deleghe alla protezione Civile, Rifiuti ed Ambiente, costretta a dimettersi dopo essere stata coinvolta nell’inchiesta della procura dell’Aquila sugli appalti per la ricostruzione, in particolare alcune commesse per la società regionale Abruzzo Engineering.
Nella giornata sono in programma incontri politici con assessori e consiglieri di centrodestra. Intanto, non sono ancora arrivate le dimissioni dell’assessore Venturoni, da ieri mattina agli arresti domiciliari. Inoltre, la maggiorana di centrodestra, nella concitata giornata di ieri, ha comunicato nel corso della conferenza dei capigruppo di voler esaminare il tema del terremoto e la ricostruzione, oggetto della seduta straordinaria saltata due volte per la protesta dei comitati cittadini dell’Aquila e per la bufera giudiziaria, nella seduta ordinaria del 28 settembre prossimo.
In quella data il presidente Chiodi dovrebbe riferire sull’inchiesta sui rifiuti. Si dovrebbe anche parlare delle problematiche legate alla scuola.
CHIODI: “VADO AVANTI”
L’AQUILA – Vado avanti, onorerò il mio impegno con gli abruzzesi”. Lo ha detto il presidente della Giunta regionale, Gianni Chiodi, al termine di una lunga mattinata di incontri, commentando le reazioni delle opposizioni alla bufera giudiziaria che ha coinvolto la Regione, e rispondendo a politici che hanno chiesto le sue dimissioni.
“Sia chiaro a tutti – ha continuato Chiodi – non consentirò che si arresti il processo di risanamento e di riforme in atto per il quale esistono ormai riconoscimenti nazionali e internazionali”.
“L’Abruzzo – ha aggiunto il governatore – non può permettersi il lusso, proprio ora, di abbandonare la via del cambiamento. Gli abruzzesi si aspettano che io concluda con i processi già avviati di costruzione di una sanità di qualità, che si continui lungo il percorso difficile di riduzione del debito della Regione e che si proceda in modo rapido ed efficace con la ricostruzione dei territori martoriati dal sisma del 6 aprile 2009”.
“Ho il dovere – ha spiegato Chiodi – di continuare a onorare il patto con gli abruzzesi, continuando in azioni virtuose già portate a termine. Per andare avanti lungo il sentiero oramai tracciato, posso garantire che moltiplicherò i miei sforzi e il mio impegno e che chiamerò con me tutta la classe dirigente, i militanti e i simpatizzanti del mio partito che, nonostante tutto quanto sta accadendo da qualche settimana a questa parte, è costituito da uomini e donne di elevatissimo valore e di notevole spessore morale”.
“Spero – ha concluso Chiodi – che anche le opposizioni, in un passato davvero recente coinvolte in vicende di cronaca simili a quelle che viviamo oggi, comprendano la necessità di continuare, ognuno con il proprio ruolo e con maggiore impegno, a esercitare il mandato chiaro ricevuto dagli abruzzesi nel dicembre del 2008”.
IL GIP: “PRESSIONI SULLA STATI DAI SENATORI DI STEFANO, TANCREDI E PICCONE”
PESCARA – L’ex assessore regionale all’ambiente Daniela Stati avrebbe subito pressioni per la realizzazione dell’inceneritore a Teramo e in una conversazione intercettata definisce i suoi referenti politici “una banda di delinquenti”.
Nell’ordinanza di custodia cautelare del gip del tribunale di Pescara Guido Campli a carico dell’assessore regionale alla Sanità Lanfranco Venturoni e dell’imprenditore Rodolfo Di Zio, si evidenzia che la Stati “vive con estremo disagio le decisioni che le vengono imposte”.
In una conversazione telefonica con il padre del 31 agosto 2009 l’ex assessore commenta infastidita le pressioni dei senatori Filippo Piccone e Paolo Tancredi. Per il gip la Stati ha “subito più che condiviso i ‘progetti di Di Zio’ soltanto perchè sponsorizzati, a livello più alto, principalmente dal senatore Di Stefano, ma anche dai senatori Tancredi e Piccone, (quest’ultimo, per interesse oltremodo personale nella vicenda)”.
“Per il gip la Stati ‘ tiene, e non può fare altro, il timone nella direzione voluta dal suo gruppo politico, cerca, tuttavia di non farsi risucchiare nei giochi sporchi’, i quali, (ne è consapevole) stanno avvenendo alle sue spalle’.
Al telefono con il senatore Di Stefano “e poi mi dovresti dire che devo fare sull’altro settore perche’ qualcuno presa in un modo, qualcuno presa in un altro”.
La Stati si lamenta anche con il presidente Gianni Chiodi: “se lui pensava di venire a fare gli affari, come più volte ha cercato di provare a fare, anche all’assessorato all’ambiente dove stanno i rifiuti, io devo fare il bene dell’Abruzzo!”.
Per il gip l’ex assessore vuole “riservarsi scelte autentiche persino emancipandosi dal padre. Vorrebbe fare l’assessore ma non può perchè il sistema non glielo consente”.
Rodolfo Valentino Di Zio ed il suo gruppo politico e di riferimento non glielo consentono. La lobby vede nella Stati “una pedina del proprio gioco”.
LA UIL: “EVITARE CHE LEGISLATURA REGIONALE FINISCA SOTTO LE MACERIE”
L’AQUILA – Il giorno dopo la nuova bufera politico-giudiziaria che si è abbattuta sulla politica regionale, che ha portato all’arresto dell’assessore alla Sanità Lanfranco Venturoni, dell’imprenditore Di Zio e agli avvisi di garanzia per i senatori Pdl Di Stefano, Tancredi, del sindaco di Teramo Brucchi e altre 12 persone a molti è sembrato di tornare indietro di due anni.
Allora dopo lo scandalo Sanitopoli si registrò la caduta della Giunta Del Turco e gli abruzzesi furono chiamati al voto anticipato. Un’ipotesi che per il segretario regionale della Uil Abruzzo Roberto Campo è da scongiurare “per evitare che un’altra legislatura finisca sotto le macerie”.
“Il nostro sentimento – scrive Campo – davanti alle vicende giudiziarie che continuamente e in termini sempre più gravi investono l’Abruzzo è di disperazione. È difficile credere in qualsiasi prospettiva, l’unica certezza che abbiamo è che si deve fare tutto il possibile per evitare che un’altra legislatura regionale finisca sotto le macerie”.
“Sarebbe un disastro irreparabile per L’Aquila, il riordino dei conti pubblici, lo sviluppo, le riforme. Poche cose, fatte bene, condivise da maggioranza, opposizione e parti sociali: bisogna che tutti i soggetti che hanno un qualche potere lo esercitino unitariamente, con vero spirito di partecipazione, per fare scelte alla luce del sole e realizzarle con coerenza”.
“Gli obbiettivi prioritari sono ormai chiari a tutti: confronto con il Governo su ricostruzione, sblocco del Fas, avvio del Master Plan e infrastrutture; la riforma della sanità, con la costruzione dell’alternativa all’uso improprio dell’ospedale; la riforma del trasporto pubblico locale; il riordino dei conti pubblici, con il pareggio dei conti della Sanità, l’abbassamento del peso delle cartolarizzazioni, le tappe per ridurre le tasse regionali sul lavoro e sull’impresa; la politica industriale”.
“Un contributo importante possono dare le organizzazioni rappresentative del Lavoro e dell’Impresa, ma è decisivo che le Istituzioni e la Politica regionale compiano atti di responsabilità autentica, a partire dal riconoscimento che va ricostruito dalle fondamenta un patto di fiducia tra i cittadini e gli eletti, e individuino le modalità per una fase straordinaria di partecipazione fattiva, nel rispetto dei diversi ruoli, nell’interesse generale dell’Abruzzo e dei suoi cittadini”.
VERROCCHIO, PD PROVINCIA TERAMO: “PRONTO DOSSIER SU TEAM E TEAMTEC”
TERAMO – Intervento del Pd della provincia di Teramo che, attraverso il suo segretario, Robert Verrocchio, annuncia che renderà pubblico, a breve, un dossier già pronto sulle perplessità del partito in merito alla gestione Team e Teamtec.
Comprenderà, afferma, tutti gli interventi fatti a riguardo nei Consigli Comunali, tutte le interrogazioni durante i question time, tutte le denunce e le prese di posizione che il Pd ha assunto.
“Basti ricordare che, poco tempo fa, quando il Partito ha insistito su come fosse necessaria una gara ad evidenza pubblica per scegliere un nuovo socio privato della Team, è stato accusato da questo centro-destra di voler danneggiare i 250 dipendenti della società, di volergli togliere il lavoro!!! Ovviamente l’intento del Pd era invece quello di tutelarli, ma i nostri allarmi sono rimasti inascoltati, mentre proprio Brucchi, dimostrando arroganza e cecità, ha spinto in questo modo tutti i dipendenti, e le loro famiglie, sull’orlo di un baratro”.
“In un momento storico in cui l’Abruzzo sembra quasi essere diventato l’epicentro della criminalità organizzata, – dice Verrocchio – il richiamo alla questione morale è quanto mai necessario. La politica deve essere intransigente con tutti quegli amministratori che mettono in atto comportamenti non etici e che non rispettano le regole del vivere civile. L’etica del comportamento pubblico è la precondizione per ottenere la fiducia dei cittadini”.
“Ci chiediamo, dunque, se Chiodi sia davvero in grado di occuparsi dei problemi di questa Regione, quando – di fatto – è invece costretto ad interessarsi dei suoi problemi personali e di quelli dei suoi amici e parenti (ricordiamo che il suo studio di commercialista è stato perquisito, in conseguenza dell’affare con Abruzzo Engineering)”.
“Il nuovo scandalo che li vede coinvolti tocca in particolare la città di Teramo. Una società come la Te.Am, che ai tempi del sindaco Sperandio era il fiore all’occhiello dell’amministrazione comunale, sembra essere diventata uno strumento per gestire i propri interessi e per praticare spudoratamente quello che in letteratura si dice “familismo amorale”.
“E non si può certo dimenticare – conclude il segretario provinciale del Pd – che i fatti contestati a Venturoni risalgono ad un periodo in cui Chiodi era Sindaco della nostra città e che, dunque, necessariamente doveva sapere quello che stava succedendo”.
MASCITELLI, IDV: “PIU’ RISPETTO PER LAVORO MAGISTRATURA”
PESCARA – “Stiamo assitendo a un film già visto: dietro le dichiarazioni ipocrite e di facciata di alcuni esponenti del centrodestra c’è il solito tentativo subdolo di delegittimazione del lavoro della magistratura”.
E’ quanto afferma il senatore Alfonso Mascitelli, coordinatore regionale dell’Italia dei Valori, esprimendo un giudizio negativo sulle dichiarazioni rilasciate da parte di alcuni esponenti del centrodestra che hanno considerato risibili i contenuti degli addebiti che la magistratura ha rivolto a rappresentanti del Pdl coinvolti nell’ultimo scandalo giudiziario sui rifiuti.
“Gli abruzzesi – aggiunge Mascitelli – ingannati da false promesse di efficienza e moralizzazione, purtroppo non hanno nulla da ridere. E’ stupefacente come questa classe dirigente, che voleva governare il cambiamento nella nostra regione, non sappia neppure distinguere gli atti penalmente rilevanti da quelli moralmente riprovevoli. Per i primi c’è la magistratura, di cui va rispettata autonomia e indipendenza. Per i secondi il giudizio dei cittadini che hanno diritto ad una completa informazione senza bavaglio e il ruolo delle opposizioni che hanno il dovere di vigilare sempre di più su quella che si puo’ definire la deriva morale della politica regionale”.
“Una cosa è certa, però – sottolinea Mascitelli – Le inchieste giudiziarie, da sanitopoli a quelle relative alla ricostruzione dell’Aquila fino all’ultima sui rifiuti, fanno emergere in tutta la sua gravita’ uno spaccato di politica abruzzese che sa soltanto reggersi e sopravvivere sul rapporto incestuoso tra denaro e potere”.
“In altri paesi – conclude il senatore IdV – dove vi e’ una diversa civiltà giuridica e un maggiore rispetto per le istituzioni, per molto meno esponenti di governo primo piano hanno rassegnato le dimissioni. Questo non accade nel nostro Paese, nè tantomeno in Abruzzo, dove purtroppo agli interessi di tutti si antepone una spregiudicata gara a chi e’ piu’ furbo e più capace nel fare gli affari propri”.
ACERBO (PRC): “DICHIARAZIONI DI CHODI RIDICOLE”
L’AQUILA – “Le dichiarazioni di Chiodi sono ridicole”. A dichiararlo è il capogruppo di Prc in Consiglio regionale Maurizio Acerbo che aggiunge:
“Sembra che siano i magistrati o l’opposizione a voler bloccare quella che lui definisce “la via del cambiamento”. Forse è in stato confusionale e non si è ancora reso conto che il suo “impegno” è stato disonorato dall’incredibile serie di vicende torbide e di inchieste giudiziarie che coinvolgono il suo partito e la sua giunta. Chiodi lasci perdere i proclami e le dichiarazioni di fede nel suo partito “costituito da uomini e donne di elevatissimo valore e di notevole spessore morale” forse in risposta all’ex-assessore Stati che definiva in un colloquio telefonico i suoi colleghi di maggioranza con la qualifica di ‘banda di delinquenti'”.
“Chiodi era sindaco di Teramo, Chiodi ha nominato Venturoni alla guida della Team. Chiodi ha il dovere di spiegare agli abruzzesi come sono andate le cose. La magistratura ha ricostruito una serie di atti amministrativi che balzano agli occhi per il lampante contrasto con qualsiasi principio di corretta amministrazione della cosa pubblica”.
“Se Chiodi pensa, come dichiarano i suoi amici di partito, che la magistratura ha preso una cantonata spieghi all’opinione pubblica e al Consiglio Regionale cosa è effettivamente successo. Per esempio la vicenda del terreno venduto sottocosto oppure l’affidamento senza gara. E se ci riesce spieghi anche come si concilia la “rivoluzione meritocratica” che aveva promesso agli elettori con la nomina di un condannato per “culpa in vigilando” alla carica di vice-commissario alla ricostruzione”.
“Le dichiarazioni degli esponenti del PDL sono finora mistificanti. Ricevere contributi elettorali da privati non è di per sé un reato, ma è cosa diversa concordare con gli stessi condotto fraudolente o trattamenti di vantaggio”.
“Il Presidente Chiodi sa che Rifondazione Comunista ha sempre condotto una battaglia di opposizione leale e cercando di rifuggire atteggiamenti faziosi. Per questo non faremo sconti come non li abbiamo fatti in passato ai nostri alleati di centrosinistra”.
D’ALESSANDRO, PD: “CHIODI VIVE SULLA LUNA”
L’AQUILA – “Chiodi vive sulla luna, qualcuno lo riporti sulla terra, mentre l’Abruzzo affonda parla di riconoscimenti addirittura internazionali che la sua azione di governo avrebbe ricevuto, infatti non può parlare certo dei riconoscimenti, né della riconoscenza da parte degli abruzzesi”.
Lo afferma il capogruppo regionale del PD Camillo D’Alessandro.
“Ciò che esce fuori dalle cronache giudiziarie – aggiunge D’Alessandro – consente di trarre alcune valutazioni esclusivamente politiche. Dunque, il confronto si svolga sul terreno della politica”.
“Da un punto di vista politica – sostiene D’Alessandro – se si collegano le inchieste sul G8 dell’Aquila, quella di Abruzzo Enginnering, oppure scelte fatte recentemente sul piano operativo sanitario il mancato utilizzo dei Fondi Fas, l’assenza di qualunque intervento strategico, la recente inutile nomina di un ulteriore sub-commissario per la ricostruzione, sono tutti fatti caratterizzati da un unico filo conduttore: la debolezza di un presidente, la spogliazione del diritto di decidere trasferito in qualche stanza a Roma. Sono troppi in giro coloro che assumono impegni per conto della Regione. Il presidente di tutto ciò non sa nulla ? Peggio, è la dimostrazione del suo ruolo da figurante”.
COSTANTINI, IDV: “CHIODI HA RAGIONE A DEFINIRSI CINGHIALE. VIVE ISOLATO IN UN BOSCO”
L’AQUILA – “Gli abruzzesi con Chiodi non hanno avvertito alcun cambiamento ma un evidente peggioramento, costretti a convivere anche in quest’occasione con l’immancabile scandalo giudiziario che ha portato l’Abruzzo alla ribalta delle cronache nazionali. E questa è l’ultima cosa che gli abruzzesi si sarebbero aspettati da Chiodi”.
Lo dichiara Carlo Costantini, Capogruppo IdV alla Regione Abruzzo, commentando le dichiarazioni del presidente Chiodi.
“Il cambiamento in peggio del governo PdL – aggiunge Costantini – è sotto gli occhi di tutti: c’è il dramma dei precari della scuola, con il più grande licenziamento di massa che solo in Abruzzo è costato il posto di lavoro a 2621 famiglie. C’è il dramma della ricostruzione dell’Aquila, che ha con sé solo ombre, portata avanti finora a colpi di ordinanza decisi da Roma e, da ultimo, con la imposizione al territorio di un condannato nelle vesti di commissario alla ricostruzione. C’è il dramma della sanità che non funziona, con lo smantellamento, di fatto, dell’assistenza sanitaria pubblica in vaste aree del territiorio regionale. C’è il dramma di un’economia che non riparte e che non crea più posti di lavoro, con un governo che non riesce neppure a difendere i pochi rimasti”.
“Se per Chiodi – conclude Costantini – questa è la via del cambiamento, ha proprio ragione quando si definisce un cinghiale, perchè evidentemente non ha visione di ciò che accade attorno a lui, vive nel suo bosco lontano dai problemi dei cittadini, e non vede oltre pochi metro dal suo naso”.
BUFERA GIUDIZIARIA IN REGIONE E NEL PDL I PM: ”AFFARI TRA IMPRENDITORI E POLITICI”
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