SULMONA – I due principali partiti assenti dalla scheda elettorale e mazze nelle mani dei gruppi civici, nel “laboratorio politico” di Sulmona (L’Aquila), chiamata in anticipo alle urne dopo la caduta del sindaco del Pd Peppino Ranalli.

Partito democratico e Forza Italia sembra vadano verso bandiera bianca: dopo il commissariamento del circolo seguito alla deflagrazione dell’amministrazione, il segretario regionale dem Marco Rapino ha annunciato che il simbolo non sarà presente alla competizione elettorale, e molti esponenti azzurri sosterranno la candidatura a sindaco di Bruno Di Masci, uno dei registi della crisi.

L’ex presidente della Provincia, già primo cittadino e consigliere regionale, avrebbe già pronte otto o nove liste e si va configurando come il vero competitor dell’altra coalizione, sempre civica, messa su dall’assessore regionale Andrea Gerosolimo, che candida sindaco Annamaria Casini con il supporto di cinque liste.

Per dirla alla Domenico Capaldo, segretario di Sel, “si è arrivati ormai alla ‘Caporetto della politica locale’, dove si fa a gara a nascondere le proprie appartenenze, con un trasversalismo civico diffuso e personaggi vecchi e nuovi mossi solo da fini di potere”. Sinistra, ecologia e libertà sarà presente con un proprio candidato sindaco.

Forza Italia, ridotta ai minimi termini, potrebbe schierare l’outsider Elisabetta Bianchi, avvocato. Anche se è da sciogliere il nodo della titolarità del simbolo, che non sembra affatto questione secondaria visto che, secondo i dimasciani, gli azzurri avevano in un primo momento deciso di rinunciarci schierandosi con l’ex presidente della Provincia.

Di Masci può in ogni caso contare sul sostegno di pezzi da novanta di Forza Italia, come Luigi La Civita e Donato Di Cesare, oltre ovviamente all’ex consigliere Fabio Ranalli, che insieme al figlio Alessio è stato determinante nel mandare a casa anzitempo il sindaco, e al fedelissimo ex vice sindaco Luciano Marinucci.

Sarà in campo per l’ex presidente della Provincia anche Enea Di Ianni del Popolo di Sulmona. In serata un incontro interlocutorio servirà a mettere a punto le liste, individuare i capolista e preparare la presentazione ufficiale della compagine, prevista per la seconda metà della settimana.

“Non è una candidatura contro il Pd”, dicono i dimasciani, che puntano anzi a intercettare anche quell’elettorato. E d’altra parte la prima lista a sostegno di Di Masci sembrerebbe sostanzialmente uguale a quella che nel 2013 portò alla conquista di palazzo San Francesco.

“I rapporti con il Pd sono invariati, d’altra parte non presentando il proprio simbolo il partito evidentemente si apre a questo tipo di candidatura”, è il ragionamento dei dissidenti del Pd che sostengono Di Masci, con il figlio e Ranalli espulsi da Rapino che si sfregano le mani per la riuscita dell’operazione che li sta portando ad avere campo libero dai vincoli di partito pur ottenendo i suoi consensi.

In campo ci sono poi il movimento Sulmona bene in comune (Sbic), che probabilmente ricandida Alessandro Lucci, sul quale convergono anche i dissidenti del Movimento cinque stelle, e Alberto Di Giandomenico, sostenuto da Fratelli d’Italia e Noi con Salvini.