L’AQUILA – “Mai come all’Aquila sono arrivati in così breve tempo tanti soldi pubblici che hanno creato grandi ricchezze, e chi ne ha tratto legittimo vantaggio, la borghesia, ha il dovere di reinvestire sul territorio, e non può limitarsi a vivere di rendita”.
È la provocazione dell’ex ministro per la Coesione territoriale nonché direttore generale del ministero dell’Economia Fabrizio Barca, tornato all’Aquila per partecipare al convegno “L’Aquila città del futuro”, all’Auditorium del Parco del Castello, organizzato dal Gran Sasso Science Institute (Gssi).
L’istituzione di quest’ultimo è stata resa possibile grazie alla legge che porta il suo nome, che ha anche segnato al nascita degli uffici speciali per la ricostruzione, sancito le discussissime incompatibilità e altre cose.
“Dall’Aquila non me ne sono mai andato, mi sento un po’ aquilano, avevo già visto le tante gru, i tanti cantieri aperti almeno nell’asse centrale”, racconta ad AbruzzoWeb in una pausa dei lavori quello che fu definito “inviato” del governo di Mario Monti nel “cratere” sismico.
“Il dato su cui riflettere ora – aggiunge però l’ex ministro – non sono i fondi della ricostruzione, finalmente assicurati e che danno certezze sul futuro. Ma gli effetti sociali di un fiume di denaro che come in nessun altro posto in Italia si è riversato sui questa città. E che ha creato grandi ricchezze”.
Il tema insomma è il “silenzio assordante della borghesia aquilana”, che per Barca “non ha coraggio, non è attrice principale della ripresa sociale, investe troppo poco, non rimette in circolo le risorse”.
Ma che anzi “diventa improduttiva, rentier (come quelli che vivevano di rendite terriere ai tempi della rivoluzione francese, ndr), pensando di poter vivere di rendita senza rischi grazie al patrimonio immobiliare che proprio la ricostruzione ha valorizzato e riqualificato”.
“In nessun luogo d’Italia – conclude con un appello Barca – è arrivata in questi anni una tale quantità di investimenti pubblici, la borghesia aquilana ha il dovere morale di investire, ridistribuire questa ricchezza, per creare posti di lavoro, e di non speculare, per esempio, sui locali commerciali del centro affittato a prezzi eccessivi”.
I cui contratti, però, seppur con iniziale scopo di tutela, sono stati risolti proprio per effetto della legge che porta il suo nome.





