L’AQUILA – “Aver riaperto per soli due pazienti covid in terapia intensiva il reparto G8 dell’Aquila, dirottando 6 anestesisti sui 21 che abbiamo a disposizione e 12 infermieri, ha come conseguenza che nel nostro ospedale e in quello di Avezzano dovranno essere posticipati anche di tre mesi interventi urgenti di carattere oncologico, 60 per le vie urinarie e prostatici dei quali 48 pre-ospedalizzati, e altrettanti all’apparato digestivo. Come pure sono destinati a slittare decine di interventi non oncologici. Ecco perché ritengo urgente concentrare gli attuali ricoverati covid in terapia intensiva al covid hospital di Pescara”.

Un accorato appello, quello di Loreto Lombardi, 63enne chirurgo endoscopista, da 30 anni in servizio all’ospedale San Salvatore dell’Aquila, segretario provinciale del sindacato dei medici Anaao Assomed.

Arrivato nelle stesse ore dell’incontro convocato dall’assessore alla Salute Nicoletta Verì, della Lega, a cui hanno partecipato il direttore del Dipartimento regionale Sanità, Claudio D’Amario, il direttore dell’Agenzia sanitaria regionale, Pierluigi Cosenza, il referente regionale per le maxi emergenze sanitarie, Alberto Albani, primario del reparto di rianimazione dell’ospedale di Pescara  e i direttori generali delle quattro Asl abruzzesi, incontro che ha sancito la possibilità di concentrare tutti i pazienti in terapia intensiva affetti da coronavirus, 13 in Abruzzo in base all’ultimo bollettino, nel covid hospital di Pescara, costato 13 milioni di euro e realizzato in tempi record nella primavera del 2020 proprio per svolgere la funzione di hub regionale dell’emergenza pandemica, e che dispone di 40 posti letto in terapia intensiva.

A patto che le altre Asl mettano a disposizione il personale sanitario necessario.

Decisione che ha fatto seguito a giorni di veementi polemiche Lo stesso Anaao assomed  provinciale si è schierato nel fronte con in prima fila il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, di Fratelli d’Italia, la deputata dem Stefania Pezzopane, il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, dem anche lui, la Provincia dell’Aquila, lo stesso Cosenza: tutti hanno chiesto di adottare la soluzione adottata dalla Asl.

Ad Abruzzoweb Lombardi conferma che il trasferimento all’hub di Pescara è la soluzione che andava subito adottata.

“Per ovviare all’oggettivo problema della mancanza di personale al covid hospital di Pescara, la soluzione è semplice e fattibile: ciascuna Asl trasferisce momentaneamente a Pescara uno o due anestesisti in modo tale da coprire il fabbisogno – conferma Lombardi -. La differenza sarebbe enorme perché prendiamo l’ospedale dell’Aquila: un conto è non poter disporre per le operazioni chirurgiche di 6 anestesisti un altro conto è doverne farne a meno di uno o due”.

Per curare un tumore, del resto, il tempo è oro e bisogna intervenire nel più breve tempo possibile.

“Il numero dei nostri anestesisti è già risicatissimo,  6 anestesisti su 21 sono un’enormità significa chiudere due sale operatorie su 9 e rimandare anche di tre mesi interventi che hanno invece una urgenza. Bisogna del resto a comprendere che un intervento oncologico è lungo e delicatissimo, non se ne possono fare più di un tot  in un solo giorno”.

Il problema torna a ribadire Lombardi è che “scontiamo una carenza ormai endemica di personale, di anestesisti ma anche di tante altre figure fondamentali. Questa causa del sostanziale blocco delle assunzioni dei concorsi. Il ministero della Salute con l’emergenza coronavirus ha detto alle aziende sanitarie di assumere, ma poi restano i vincoli fissati dal ministero dell’Economia e delle finanze che impongono di non sforare la spesa storica, pertanto le assunzioni possono essere fatte sostanzialmente a tempo determinato, a tempo, con la conseguenza che tanti professionalità preferiscono ottenere contratti a tempo indeterminato presso le cliniche private. Ecco perché a L’Aquila come a Pescara scarseggiano gli anestesisti”.