PESCARA –  Caso ricoveri in terapia intensiva al covid hospital di Pescara: c’è grande attesa per il vertice convocato oggi dall’assessore alla Salute, Nicoletta Verì, della Lega alla presenza del direttore generale dell’Agenzia sanitaria regionale abruzzese, Pierluigi Cosenza, e dei quattro direttori generali delle Asl abruzzesi.

Sul tavolo l’ipotesi di concentrare a Pescara tutti i ricoveri, ad oggi 12, senza disperderli negli altri ospedali, con la conseguenza di pregiudicare altre prestazioni urgenti, quelle oncologiche in primis. E tenuto conto che la struttura pescarese, constata 11 milioni di euro, è stata realizzata per svolgere la funzione di hub regionale e ha a disposizione 40 posti letto in terapia intensiva. Ma il problema da risolvere sarebbe quello del personale. Vicenda che ha provocato la veemete levata di scudi della politica aquilana.

“Non serve fare polemiche, nella riunione valuteremo la richiesta di ricoveri a Pescara nell’ambito della programmazione e non, per fortuna, dell’emergenza, con l’obiettivo di ottimizzare il personale per dirottarlo alla cura delle malattie no covid – ha spiegato all’Ansa Verì – Voglio sentire i dirigenti in campo per approfondire la questione e trovare una soluzione alla gestione del covid hospital: ci deve essere una collaborazione, ma sempre con una programmazione di lavoro, in modo particolare per quanto riguarda il personale”.

A chiedere la concentrazione dei ricoveri a Pescara per non mettere in difficoltà gli altri nosocomi è stato il sindaco dell’Aquila Pierluigi Biondi. All’attacco, a seguire,  la deputata Stefania Pezzopane e il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci, entrambi dem, rispettivamente pronti a presentare una interrogazione al ministro Roberto Speranza e al commissario Francesco Figliuolo e alla Corte dei Conti, e nel caso di Pietrucci una interrogazione in consiglio.  D’accordo a trasferire tutti i pazienti gravi a Pescara anche il direttore regionale dell’Agenzia sanitaria regionale Cosenza, anche lui aquilano, intervistato nel merito da Abruzzoweb.  I consiglieri provinciali di Fratelli d’Italia, Vincenzo Calvisi e Gianluca Alfonsi, hanno annunciato una mozione nel prossimo consiglio provinciale.

A finire nell’occhio del ciclone  Alberto Albani, referente per le maxi emergenze sanitarie, nonché primario del Pronto Soccorso dell’ospedale Santo Spirito di Pescara. Bersaglio di attacchi dopo aver respinto al mittente la richiesta, avanzata da Biondi, che è arrivato a chiedere la sua rimozione.

Nella sua nota di ieri Albani ha aggiustato il tiro, spiegando che se si intende concentrare a Pescara i pazienti critici covid 19 positivi di tutto l’Abruzzo, “ciò è fattibile”, ma prima va risolto il nodo del personale.

“L’ipotesi, attualmente prospettata da alcune fonti, di concentrare i pazienti critici Covid 19 presso il Covid Hospital, se da una parte potrebbe consentire ‘una economia di scala’ a livello regionale nella gestione del paziente covid critico, dall’altra necessita di un potenziamento del personale medico, infermieristico, oss, in modalità modulare. Tale personale aggiuntivo deve essere integrato, in quota parte, dalle Asl che facciano richiesta di posti letto di terapia intensiva”.

Albani nella sua replica ricorda innanzitutto, che “il Covid Hospital, allestito in tempi record e con importanti risparmi di spesa rispetto al piano di investimento iniziale, ha consentito sin dalla fine del mese di maggio 2020 di accogliere gradualmente i degenti Covid-19 provenienti da tutte le Asl della Regione. Si consideri che il Covid Hospital, nella fase più acuta dell’emergenza Covid-19, ha accolto e prestato la necessaria assistenza ad un numero elevatissimo di pazienti Covid-19, raggiungendo punte di oltre 300 assistiti contemporaneamente. Si è trattato di volumi raramente raggiunti a livello nazionale”.

Albani dunque apre all’ipotesi di concentrare i ricoveri covid a Pescara, ma appunto va risolto il nodo del personale.

“Fondamentale sottolineare questo aspetto, dal momento che la Asl di Pescara non ha ricevuto fondi aggiuntivi, rispetto alle altre Asl, per le risorse umane. Dunque, ove in fase programmatoria, si intenda concentrare a Pescara i pazienti critici covid 19 positivi di tutto l’Abruzzo, ciò è fattibile: vi sono sia la struttura sia le attrezzature necessarie, ma bisogna prima provvedere alla ridistribuzione del personale sanitario, al fine di non esporre i pazienti a potenziali criticità assistenziali”, afferma Albani che conclude: “In attesa della eventuale necessaria programmazione, rimane in vigore a livello regionale quanto disposto dalla DGR n. 334 del 16/06/2020 “Riordino della rete ospedaliera in emergenza Covid-19 art. 2 del D.L. 34/2020”, a cui il Referente Sanitario Regionale deve attenersi. Qualora, nella malaugurata e non auspicabile ipotesi di peggioramento della situazione epidemiologica dell’epidemia da SARS-CoV, con necessità di reperimento urgente di posti letto di Terapia Intensiva, sarà compito del Referente rispondere alla situazione di Emergenza così come avvenuto nella prima, seconda e terza ondata pandemica”.

ANAOO: “CURE COVID IN UNICO OSPEDALE”

“In un momento in cui il nuovo piano di riordino della rete ospedaliera si fonda sulle reti (Emergenza, oncologica, infettivologia etc.) stupisce ci sia una polemica su una collaborazione che deve esistere nei fatti e soprattutto nell’interesse dei pazienti. Quello che deve prevalere non è il singolo interesse di bottega, ma la salvaguardia della salute dei cittadini, in particolare di coloro che soprattutto per patologie oncologiche necessitano di interventi chirurgici salvavita non procrastinabili. Ad esempio, nel nostro ospedale abbiamo oltre 60 casi di tumori delle vie urinarie e prostatici dei quali 48 preospedalizzati che per carenza di anestesisti, impegnati nell’assistenza ai pazienti covid, non possono essere operati, questo discorso vale per tutti i nostri reparti chirurgici”.

Così in una nota il segretario aquilano del sindacato l’Anaao-ASSOMED, Loreto Lombardi.

“In assonanza con il sindaco dell’Aquila Biondi e il direttore dell’agenzia Cosenza, ribadiamo che un numero così esiguo di pazienti da terapia intensiva si potrebbero tranquillamente trattare in un unico ospedale. Il campanile non ha niente a che fare con tutto questo, è solo una questione di buon senso. Se occupiamo 2-3 letti di rianimazione in ogni ospedale della provincia saremmo costretti a dirottare su quei pochi posti un numero importante di risorse umane tra anestesisti e infermieri, vuol dire ridurre le capacità delle nostre sale operatorie già fortemente provate dalle ondate succedutesi fino ad oggi – spiega ancora l’Anaao – Il rischio è che non potremo più far fronte alla richiesta di Salute dei nostri cittadini con un disastrosa diaspora dei malati verso altri ospedali extraregionali. Ricordiamo che la sanità abruzzese, nonostante problemi importantissimi come quelli del personale e della vetustà dei manufatti ospedalieri, è e rimane una buona sanità sicuramente perfettibile come ogni cosa su questa Terra”.

Nel sottolineare che è urgente “un aumento del personale ormai ridotto al lumicino dopo anni di tagli indiscriminati”, Lombardi spiega che “per ovviare alla mancanza di personale dedicato, ogni Asl potrebbe mettere a disposizione personale medico e infermieristico in modo da alleggerire il peso sul personale di Pescara, così facendo si risolverebbe il problema senza ridurre l’attività soprattutto delle sale operatorie in tutti gli ospedali compreso quello pescarese. Ormai dobbiamo solo entrare nell’ottica di convivere, per qualche tempo ancora, con il covid organizzando le attività e il personale in questo senso poiché le altre patologie non si fermano e tanto meno vanno in vacanza. Sarebbe stupido continuare a vivere la sanità come uno stato emergenziale perenne”.