L’AQUILA – Un imprenditore, accusato di essere il “furbetto” della situazione, tanti tecnici, indagati per aver fatto carte false per gonfiare i lavori di ricostruzione, tanti cittadini, inquisiti per aver contribuito all’illecito anche se molti di loro già protestano, dichiarandosi all’oscuro.
C’è di tutto di più nell’inchiesta senza nome (ma che già viene chiamata “Ricostruziopoli”) della procura della Repubblica dell’Aquila che ha portato a un arresto e complessivi 43 indagati per irregolarità nella richiesta e nell’erogazione di contributi per riparare le case rese inagibili dal sisma del 6 aprile 2009.
I capi di imputazione sono a vario titolo per falsità ideologica e truffa aggravata continuate e in concorso, reati in alcuni casi solo tentati.
I primi 14 indagati sono lo stesso Carlo Ciotti (imprenditore), unico arrestato; Davide De Angelis (tecnico); Pio Ciccone (tecnico); Alfio Curtacci (tecnico); Luciano Sciomenta (tecnico); Leonello Sacchetti (tecnico), Carlo Ianni (tecnico), Vincenzo De Masi (tecnico), Maria Teresa Pandolfi (tecnico), Pierluigi Bizzini (tecnico), Antonio Vittorini (tecnico), Giovanni Antonelli (tecnico), Giovanni Pace (tecnico), Pietro Paoloni (tecnico).
Ci sono poi altri 29 nominativi, principalmente di proprietari di immobili che hanno ottenuto contributi per la ricostruzione, nonché alcuni amministratori di condominio, tutti coinvolti in singoli procedimenti penali con gli stessi capi di imputazione.
Si tratta di Elsa De Michele (proprietaria); Laura Di Michele (proprietaria); Francesco Galli (amministratore); Massimiliano Aniballi (amministratore); Vanda Cioni (committente); Nadia Drago (proprietaria); Altero Leone (comproprietario); Giovanni Del Re (proprietario); Alessandro Tobia (amministratore); Katia Di Michele (proprietaria); Paola Drago (proprietaria); Assunta Di Cristofaro (proprietaria); Berardino Cirella (proprietario); Gabriele Ciuffetelli (rappresentante per le parti comuni e committente); Berardino Nardecchia (proprietario); Paolo Lucari (titolare di diritto reale); Sabatino Capannolo (comproprietario); Maria Antonietta Benedetti (proprietaria); Paolo Cozza (rappresentante parti comuni); Marcello Cozza (proprietario); Claudio Cozza (proprietario); Elvira Camorchia (proprietaria); Paolo Bisegna (proprietario); Maria Cristina Tentarelli (proprietaria); Mario Monti (proprietario); Antonio Carnicelli (proprietario); Walter Valloreo (committente); Gilberto Lelio Del Zoppo (committente); Franco De Meo (proprietario).
Inoltre il gip ha disposto il sequestro preventivo di vari beni: una quota sociale pari a 4.500 euro della “Ciotti e partners srl” con sede legale all’Aquila, una quota sociale pari a 250 euro della “Immobiliare Firenze Bleu srl” con sede legale a Paese (Treviso), una quota per 1/2 del terreno agricolo a Coppito per un valore di 7.275 euro, un immobile a Pescara intestato a Sabrina Plazzi, moglie di Ciotti, del valore di mercato di 170 mila euro, un’automobile Alfa 156 del 2002 del valore commerciale di 2.300 euro, un autoveicolo Iveco del 2010 del valore di 18 mila euro e uno del 2011 del valore di 20.400 euro, nonché sette conti correnti per un complessivo di 466.733,58 euro.
L’inchiesta è nata da due denunce presentate da cittadini proprietari di abitazioni classificate in entrambi i casi “A” e oggetto di riparazione da parte della ditta Ciotti che segnalavano alla procura presunte irregolarità nell’esecuzione dei lavori.
Di lì sono partiti gli accertamenti su altri immobili classificati anche “B” e “C” ricostruiti sempre dalla stessa impresa. Successivamente l’indagine si è allargata a tutte le pratiche seguite da Ciotti.
Da quanto si apprende dalle prime reazioni, tutti i condòmini o proprietari coinvolti rigettano le accuse increduli, non riuscendo a credere di essere indagati solo per aver firmato documenti proposti dai tecnici di fiducia che avevano scelto.
“Sono finito sotto inchiesta per truffa per una differenza di 109 euro”, sbotta Pierluigi Bizzini, un geometra indagato, inferocito.




