L’AQUILA – Fu una “alta personalità politica del medesimo partito” a caldeggiare al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, i contatti con l’impresa Palomar Srl, subentrata a Consta Spa in un numerose commesse di ricostruzione post-terremoto, spesso tra le polemiche dei proprietari.
Ad affermarlo sono le carte dell’inchiesta che vede indagato il primo cittadino per induzione indebita a dare o promettere utilità, la cosiddetta concussione depotenziata, per due fasi, uno solo tentato e l’altro riuscito.
Quest’ultimo episodio riguarda proprio la vicenda Palomar-Consta, cui, secondo le accuse del pubblico ministero Stefano Gallo, Cialente avrebbe provocato lo sblocco di pagamenti di opere in corso, i cosiddetti stati di avanzamento dei lavori (Sal), chiedendo “un’accelerazione” per saldare almeno “la metà” come appreso dagli inquirenti grazie a intercettazioni telefoniche.
Cialente, secondo i pm, si è mosso proprio “in virtù dei rapporti” con quella alta personalità politica del Partito democratico, non indagata e nemmeno citata per nome tra le carte, “che gli aveva inviato i legali della Palomar Srl”.
All’altro capo del telefono a parlare con Cialente c’era il funzionario comunale dell’ufficio ricostruzione Fabrizio De Carolis, dell’ufficio Liquidazione contributi, indagato con le stesse accuse del sindaco.
Il pagamento sarebbe avvenuto grazie a un espediente, dal momento che mancavano le prove, ovvero le certificazioni, che Palomar e Consta avessero a loro volta liquidato fornitori e subappaltatori, condizione indispensabile per accedere alle successive tranche del finanziamento della ricostruzione pubblica.
Il terzo Sal di Consta è stato taroccato come fosse il primo di Palomar, e il primo step è l’unico in cui non occorre dimostrare di aver pagato le ditte a ricasco per poter incassare. (alb.or.)




