L’AQUILA – “È innegabile che, seppur tra mille divisioni e 10 mila difficoltà, la classe dirigente di questa regione è riuscita a produrre un qualcosa di nuovo nel contesto nazionale. Per la prima volta, per affrontare le difficoltà immani determinate da una crisi mondiale senza fine e da un terremoto che ha devastato mezza regione, si è deciso di affrontare le difficoltà tutti insieme. Si è deciso di abbandonare steccati ideologici e appartenenze, per rimboccarsi le maniche con l’unico intento di rilanciare l’Abruzzo”.
Lo dice il segretario generale abruzzese dell’Ugl, Piero Peretti.
“È nato così – spiega Peretti – il Patto per lo sviluppo che non vuole essere, e non lo è, l’ennesimo e improduttivo tentativo tecnico-burocratico ma che, al contrario, rappresenta un nuovo modo di affrontare concretamente una realtà regionale che, ormai da anni, è in balia di se stessa e ha necessità di ritrovare quella forza che solo l’abruzzesità può dare”.
Continua il segretario generale della Ugl che “i primi frutti già si vedono: la presenza fattiva dell’opposizione è un dato significativo, l’impegno di tutti per far sì che i fondi europei vengano puntualmente investiti, Fesr in testa, è un atto che produrrà senz’altro effetti positivi a prescindere dalle risposte, sulle quali poco crediamo, che potrà darci un Governo nazionale ormai confuso e alle prese con una miriade di problemi interni”.
“L’Abruzzo si sta ritrovando!”, afferma Peretti e rivela che però “dispiace constatare che lo spirito del Patto per lo sviluppo non sia stato recepito nella zona della regione più in difficoltà che è quella del cratere sismico”.
“I vari enti e le varie strutture – continua Peretti – addetti alla ricostruzione continuano perennemente in uno stillicidio di polemiche senza fine che non offrono certo le risposte ai mille problemi che gli stoici aquilani vogliono avere”.
“Questo – conclude Peretti – è il neo maggiore che, al momento, ha il Patto per lo sviluppo per la regione Abruzzo! Proponiamo, quindi, di costituire un vero e proprio Patto per la ricostruzione perché l’Abruzzo non può pensare di risollevarsi se non rinasce L’Aquila”.



