L’AQUILA – Buio pesto sulla nomina dei due super manager al vertice della nuova governance della ricostruzione e sull’assunzione a tempo determinato di 50 persone ‘extra concorsone”: che fine ha fatto la trasparenza tanto invocata dal ministro per la Coesione territoriale Fabrizio Barca?

Se lo chiedono in molti in questi giorni, soprattutto alla luce degli annunci ripetuti dall’inviato del governo Monti all’Aquila, che spesso ha parlato della “necessità e dell’importanza di informare, programmare e comunicare meglio”. Un modus operandi che in questo caso non sta funzionando al meglio.

La transizione dalla fase commissariale alla gestione ordinaria, infatti, prevede l’istituzione di due Uffici speciali per la ricostruzione (Usr), uno per L’Aquila e uno per il resto del “cratere”, alla cui guida ci saranno altrettanti mega-direttori scelti dal ministro in accordo con il sindaco del capoluogo, Massimo Cialente, e i rappresentanti dei “colleghi” degli altri comuni.

Un posto molto ambito e ottimamente retribuito, quello da super manager, soprattutto in tempi di spending review e di tagli agli strapagati burocrati dello Stato.

Come dotazione di personale, i due titolari degli Usr avranno a disposizione una pattuglia di 25 “fedelissimi” ognuno, che vigileranno sulla ricostruzione. Tutte previsioni già note perché scritte nella famigerata “legge Barca”, il maxi emendamento al decreto sviluppo che ha rivoluzionato il quadro cambiando le regole in corsa.

Quello che però ancora non trapela è come saranno scelti gli uni e gli altri.

L’unica informazione riportata sul sito Internet del ministero è un laconico avviso di tre righe, nel quale si riferisce che “è aperta la procedura di valutazione per la selezione dei titolari degli Uffici speciali per la ricostruzione di cui all’art. 67-ter, comma 3, decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 134. Gli interessati in possesso dei requisiti di cui alle intese istituzionali firmate il 7 e il 9 agosto 2012, possono inviare un proprio curriculum a: [email protected]“.

Altro non è dato di sapere. In realtà il 5 settembre scorso AbruzzoWeb ha inviato una email a Barca, al suo capo di gabinetto, Alfonso Celotto, e al suo capo ufficio stampa, Silvia Zingaropoli.

Nel testo questo giornale chiedeva di poter conoscere il nominativo della società incaricata della selezione (i “cacciatori di teste” li aveva definiti Celotto nel corso di un incontro all’Aquila), le forme di pubblicità, i tempi di designazione e l’elenco di eventuali candidature già pervenute.

Una richiesta caduta nel vuoto, nonostante sia ben nota la familiarità con gli strumenti informatici del ministro e dei suoi collaboratori, che navigano con disinvoltura tra posta elettronica, Twitter e Facebook: impossibile che la richiesta sia sfuggita!

Ancora più oscura è la vicenda delle 50 persone che, insieme ai 300 fortunati vincitori del “concorsone”, andranno a costituire la spina dorsale della nuova governance al posto dei precari attualmente impiegati tra Regione, Province e Comuni.

Nel contestatissimo avviso di reclutamento di questo personale, pubblicato qualche giorno fa sulla Gazzetta ufficiale, non c’è infatti traccia dei 50, così come non si trovano notizie sul sito della Coesione territoriale.

Il dubbio è che il governo possa aver deciso di riservarsi un piccolo esercito che risponda solo a Roma e che metta il cappello sulla ricostruzione senza condizionamenti del territorio.

Il tutto alla faccia del “ritorno di competenze in capo agli enti locali” sbandierato a più riprese, che nelle intenzioni avrebbe dovuto dare maggiori poteri decisionali ai sindaci e accelerare la fase più calda del difficile processo di rinascita.

La cosa sta creando parecchi malumori tra i precari, che già si sono gettati a capofitto sullo studio per superare le forche caudine dei quiz di preselezione e delle cinque prove scritte e orali per raggiungere l’agognato “posto fisso” con il “concorsone”.

Al cui gioco saranno sottoposti senza scampo nonostante gli oltre tre anni spesi a districarsi tra l’enorme mole di ordinanze, decreti, circolari e procedure prodotte nel post-sisma, “o questo o niente” d’altronde ha detto Barca.

“Perché noi dobbiamo ‘lottare’ con altre migliaia di persone e 50 prescelti, invece, si troveranno assunti per grazia ricevuta?”: è questa la domanda più ricorrente ora.

Un quesito da girare direttamente al ministro Barca, sperando che, almeno stavolta, dia un cenno di risposta.