L’AQUILA – Una riunione a dir poco infuocata quella del tavolo tecnico sulla ricostruzione che si è svolta ieri mattina all’Aquila nelle stanze della Struttura per la gestione dell’emergenza (Sge) alla presenza del sottosegretario di Stato Gianni Letta.
Ad accendere la miccia le affermazioni fatte ieri dal sindaco Massimo Cialente e dall’assessore comunale Pietro Di Stefano durante un’assemblea nel tendone di piazza Duomo. “La ricostruzione è bloccata per colpa del commissariamento”, hanno detto i due all’unisono, scagliandosi contro i soliti nemici dichiarati: il presidente della Regione e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, e il coordinatore della Struttura tecnica di missione, Gaetano Fontana.
Un’uscita davanti alla folla che non ha fatto certo piacere ai protagonisti, che però hanno evitato di rispondere per le rime. Intercettato all’uscita del vertice, Fontana con un sorriso sardonico ha detto ad AbruzzoWeb che “l’argomento delle colpe non è stato ribadito nel corso della riunione e comunque per me non c’è problema”. Simile la reazione di Chiodi, che ha detto di non avere nulla da chiarire e non volere correre dietro a tutte le polemiche.
Chi se l’è presa non poco, invece, è il consulente legale di fresca nomina di Chiodi, il magistrato in pensione Gianlorenzo Piccioli, che si è dimesso verbalmente anche se Letta lo ha invitato a ripensarci.
Cialente comunque ha lasciato il vertice quasi per ultimo, uscendo in tardissima mattinata.
Fin qui la reazione della governance della ricostruzione. Chi invece si è però letteralmente infuriato per queste nuove polemiche è proprio il sottosegretario Letta che, di fatto, è rappresentante di quello stesso governo che i due esponenti comunali hanno criticato il giorno prima di sedercisi al tavolo.
Alcuni dei presenti hanno raccontato di un sottosegretario scatenato, sia in generale che contro il sindaco stesso, e che ha ringhiato che “bisogna smetterla di litigare”, come già affermato nel precedente vertice cui ha preso parte. Letta ha poi richiamato lo “spirito del 26 marzo”, giorno in cui a Roma fu trovata un’intesa di massima tra Cialente e la struttura commissariale, che convinse il primo cittadino, allora dimissionario, a reindossare la fascia tricolore.
“Smettetela di litigare – ha ripetuto oggi Letta – perché dobbiamo recuperare tutto il tempo perso”.
Non è stato il solo momento di tensione. Alcuni sindaci del “cratere” hanno riferito di “battutine” del primo cittadino del Comune più grande che non sono affatto piaciute. Si è sfiorato l’incidente diplomatico e qualche amministratore irato alla fine ha promesso che se si ripeteranno episodi simili ne canterà quattro al collega del capoluogo, anche alla presenza di Letta.
Andando ai contenuti che si sono comunque affrontati nonostante un clima non certo di serenità, rimane molto controversa la questione del prezziario regionale per la ricostruzione. Chiodi ha voluto precisare che “non ci saranno ulteriori adeguamenti”.
Sulle macerie, invece, c’è la notizia che è pronto il decreto di nomina dello ”zar” che sarà, come preannunciato anche da AbruzzoWeb, Giuseppe Romano, attuale comandante regionale dei vigili del fuoco in Sicilia. Un dettaglio che è stato chiarito è che dovrà lasciare questo incarico.
Alla fine Giacomo Aiello, capo dell’ufficio legislativo della Protezione civile ha ascoltato le richieste dei sindaci in merito ai bilanci dei comuni. In una prossima ordinanza dovrebbero essere previste misure economiche che compensano i mancati introiti per le casse pubbliche e, forse, il rinvio del pagamento delle rate dei mutui.
L’AQUILA – “Il prezziario per la ricostruzione è adeguato alle esigenze dei proprietari e delle imprese, come confermato anche dall’Ance, qualunque informazione contraria che voglia alimentare voci di imminenti rialzi delle condizioni economiche sulle opere finanziate con fondi pubblici è falsa”.
Sono le prime dichiarazioni del presidente della Regione Abruzzo Gianni Chiodi rilasciate a margine del tavolo tecnico per la ricostruzione che si è svolto all’Aquila alla presenza del sottosegretario Gianni Letta.
Quello del prezziario è stato uno dei temi maggiormente dibattuti tra i partecipanti alla riunione.
“Le risorse messe a disposizione per la ricostruzione – ha aggiunto Chiodi – sono adeguate a garantire quegli standard di sicurezza sismica che prima L’Aquila non aveva. Chi parla di ricostruzione poco sicura fa solo allarmismo”.
Intanto è confermata la notizia che è alla firma del commissario il decreto di nomina del soggetto attuatore per lo sgombero delle macerie, sarà Giuseppe Romano, comandante regionale dei Vigili del fuoco in Sicilia.
L’assessore comunale all’Ambiente Alfredo Moroni è uscito dall’incontro parzialmente soddisfatto: “Verrà riconosciuto ai Comuni il ruolo di programmazione e decisione sulle macerie, affiancando nella sua attività il soggetto attuatore, appunto Romano, che avrà anche poteri sostitutivi in caso di problemi particolarmente complessi”.
Da quanto si apprende, esasperato da alcune richieste, durante la riunione Chiodi ha sfidato il Comune dell’Aquila: “Se volete fare a meno del soggetto attuatore basta dirlo”. Ma la minaccia è rientrata.
Senza risposte, però, le domande cruciali, in particolare quelle su chi deve occuparsi del trasporto delle macerie in questa fase di transizione. Sono a rischio blocco, infatti, tutti i cantieri attivi che beneficiano di finanziamento pubblico, quindi ristrutturazioni ma anche le opere provvisionale che prevedono le demolizioni.
L’AQUILA – I fondi pubblici previsti dal Governo sono adeguati a garantire che la ricostruzione della città dell’Aquila e dei comuni del cratere sia realizzata in completa sicurezza.
Lo riporta una nota della struttura commissariale di resoconto su quanto emerso dal tavolo degli Enti istituzionali per la ricostruzione, coordinato dal vice commissario vicario, Antonio Cicchetti, che si è riunito stamane all’Aquila, alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e del commissario delegato per la ricostruzione, Gianni Chiodi.
All’unanimità, si è riaffermata la necessità di ricostruire rispettando adeguati standard di sicurezza.
A questo proposito si è ribadito che i fondi stabiliti per la ricostruzione delle case “E” sono idonei e sufficienti a garantire all’Aquila e ai Comuni del cratere un alto livello di sicurezza.
Una certezza in più viene dal fatto che il Governo ha consentito che i contributi siano elargiti ai cittadini sotto forma di indennizzo e che, dunque, quest’ultimi siano liberi di scegliere progettisti e imprese ai quali affidare i lavori senza ricorrere a procedure di gara come avviene, invece, per la ricostruzione delle opere pubbliche che per la prima volta, grazie al ribasso dei prezzi, avrà un costo inferiore rispetto a quella privata.
L’obiettivo fondamentale, che tutti i soggetti coinvolti vogliono raggiungere, è di accelerare i processi di ricostruzione e di risolvere in modo operativo problemi e difficoltà, partecipando attivamente al tavolo degli enti, che è il luogo deputato a condividere tutte le decisioni che riguardano il processo di ricostruzione.
Il tavolo, inoltre, si è interessato delle questioni inerenti l’assistenza alla popolazione, trovando unanime consenso nelle misure da intraprendere, nonché delle problematiche inerenti la rimozione delle macerie e della proposta del Comune dell’Aquila sui piani di ricostruzione.
L’AQUILA – “Nessuna polemica, solo lavoro specifico per la ricostruzione. Ripartiamo dalla lettera aperta del commissario Gianni Chiodi, quella che fece prima dei 17 quesiti posti dai tecnici, cui abbiamo risposto con undici tra decreti e ordinanze”.
È un Gaetano Fontana che non perde il consueto aplomb quello che esce dall’ultima riunione del tavolo tecnico degli enti, dove sono volate autentiche cannonate tra i protagonisti della ricostruzione, anche se per il capo della struttura tecnica di missione (Stm) sembrano essere solo petardi.
Dribbla le polemiche, non replica a Cialente che ha accusato lui e Chiodi di bloccare la ricostruzione: “Non parlo per slogan”.
In più, Fontana richiama una lettera importante, quella in cui il commissario delegato tuonò che “gli attrezzi per la ricostruzione pesante sono pronti”, definendo i ritardi “ingiustificabili”.
Ce n’è per tutti. Il Comune annuncia il piano di ricostruzione entro il 30 giugno, dopo aver lungamente asserito che non era necessario nei mesi scorsi. “Sono felice e soddisfatto, contento che questo avvenga”.
Il vice presidente vicario del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, ha invece convocato lui e Daniele Iacovone, consulente del Comune proprio per la redazione del piano.
“Iacovone mio interlocutore? Speriamo! – commenta Fontana – È un amico, e poi è bravo. Disponibile a incontrarlo? Certo”.
Si parla del tema caldo della sicurezza sismica, che si accusa di voler tagliare per sopperire alla mancanza di fondi.
“Non sono strutturista – premette il coordinatore Stm – ma sentendo chi se ne intende, la soglia del 60-80 per cento è adeguata. Non è perché non ci sono soldi che non si fissa il 100 per cento di sicurezza. E poi, sempre meglio di zero, com’era prima!”.
E i ritardi denunciati per la gestione delle pratiche da parte della filiera Cineas, Reluis, Fintecna? “Approfondiremo per capire come e quando ci sono stati questi ritardi”.
L’AQUILA – L’ex presidente della sezione penale della Corte d’Appello, Gianlorenzo Piccioli, si è dimesso oggi verbalmente da consulente legale della Struttura per la gestione dell’emergenza (Sge) e ora sta meditando se accettare o meno l’invito di Gianni Letta a non formalizzare l’atto, rientrando nella squadra che assiste Gianni Chiodi.
È un altro degli effetti nefasti causati dall’assemblea pubblica di ieri in piazza Duomo alla riunione istituzionale degli Enti di oggi, che doveva essere un tavolo della concordia e invece si è trasformato in un tavolo dei veleni.
A provocare l’ira di Piccioli le accuse, rivolte non direttamente a lui ma alla struttura per cui lavora, del presidente dell’ordine degli architetti, Gianlorenzo Conti, che parlando di ricostruzione ha sbottato che “se si va avanti in questo modo si compirà una operazione criminale”.
“Sono molto seccato, dispiaciuto e amareggiato. Non accetto simili espressioni – spiega Piccioli ad AbruzzoWeb – Non mi sento criminale né di far parte di una struttura criminale. Sono qui solo per aiutare L’Aquila, perché personalmente non m’importa nulla, tanto so che non la rivedrò ricostruita la città”.
Di qui la decisione di dimettersi dall’incarico, ricevuto appena due mesi fa, il 5 marzo. “Mi sono alzato e ho detto che me ne andavo – racconta il magistrato in pensione – Devo dare atto alla signorilità e alla correttezza del sottosegretario Letta che mi ha richiamato invitandomi a ripensarci”.
Secondo quanto si è appreso, ci sarebbe stata una disputa anche con il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente.
“In realtà lui non c’entra – spiega ancora Piccioli – Magari il sindaco (che era all’assemblea, ndr) avrebbe dovuto difendere un suo cittadino che sta facendo gli interessi dell’Aquila. Forse è un concetto troppo alto”.
A questo punto cosa farà Piccioli? “Ci sto pensando, ma non si può lavorare in queste condizioni. Ognuno ha le sue idee ma il clima che c’è non lo condivido. Non sono abituato alla politica, non l’ho mai fatta e non cambierò adesso, a 74 anni”.



