L’AQUILA – Un gruppo di tecnici e imprenditori impegnati nella ricostruzione protesta per l’impasse nei pagamenti dovuta al nuovo assetto che rende indispensabile la presentazione del documento unico di regolarità contributiva (Durc), “causando un ritardo fino a 4 mesi nell’ottenere i fondi perfino quando le risorse sono già disponibili e i contributi pubblicati”.
“Chiediamo di procedere con il pagamento contemporaneamente alla richiesta del Durc, altrimenti i problemi diventeranno insormontabili e molte aziende potrebbero essere a rischio”, affermano gli insorti. Che rimpiangono le regole precedenti.
Con il sistema del mutuo contratto con Cassa depositi e prestiti, i soldi di un singolo lavoro di ricostruzione venivano anticipati sul conto corrente dedicato fino al 90% senza bisogno del documento contabile.
L’amministratore di condominio pagava la fattura e il Comune chiedeva il Durc ma parallelamente ai pagamenti. Alla fine della filiera c’erano controlli e poi veniva stanziato l’ultimo 10%. Con l’accordo con l’Associazione bancaria italiana, invece, i soldi arrivano sul conto ma a tranche, con un finanziamento per l’intera somma garantito dalla tesoreria.
Il Comune quietanza la fattura di una tranche, uno stato di avanzamento dei lavori (Sal), solo dopo aver richiesto e ottenuto dall’azienda il Durc, operazione che secondo gli imprenditori e tecnici che protestano impiega oggi una media di circa 4 mesi per via dell’ingolfamento degli uffici competenti.
Tra l’altro il Durc dovrebbe diventare elettronico e procedere più spedito attraverso il “decreto del fare” e le semplificazioni volute dal nuovo governo, “ma finché la situazione resterà immutata le dite avranno un problema serio”. (alb.or.)



