L’AQUILA – Fino a 6 mesi di ritardo per ottenere i pagamenti degli stati di avanzamento dei lavori (Sal). Con il paradosso delle imprese costrette ad anticipare i soldi nonostante le risorse ferme in banca e pronte all’uso.

La denuncia arriva da numerosi imprenditori impegnati nella ricostruzione post terremoto all’Aquila, obbligati a fare i conti con le lungaggini burocratiche e tecniche che dilatano i tempi dei pagamenti dei lavori in corso.

Diversi i punti di attrito che non consentono il fluire delle procedure, come spiega Stefano Cipriani, vice presidente dell’associazione nazionale costruttori edili L’Aquila.

“Innanzitutto gli ormai noti ritardi da parte dell’amministrazione nel rilascio del Documento unico di regolarità contributiva (Durc), che arrivano fino a 4 mesi. A questo si aggiunge il ritardo dei tecnici, in particolare i direttori del lavori, scelti dal committente, che dovrebbero effettuare la contabilità in maniera più veloce”.

I pagamenti dei Sal, infatti, possono poi avvenire solo a seguito della presentazione, da parte del presidente del consorzio, dell’amministratore del condominio o del singolo proprietario, di un’autodichiarazione con cui l’impresa affidataria dei lavori attesti il pagamento delle fatture scadute dei fornitori e dei subappaltatori, relative ai lavori effettuati nel precedente Sal.

Una volta ottenuta la determina della liquidazione del Sal, è il committente che deve ritirarla al Comune e andare in banca. “Spesso non hanno nessuna fretta di riprendere questo documento – spiega ancora Cipriani – che viene rilasciato solo a loro. Le imprese non hanno nessuna arma per intervenire, inoltre non sono previste penali. Abbiamo già chiesto all’amministrazione di intervenire in tal senso: l’iter della pratica viene comunicato solo al committente e non alle ditte. I committenti possono fare la delega, ma questo è un onere che non spetta alle imprese, che pur di farsi pagare spesso sono costrette a farlo”.

I ritardi più consistenti si verificano all’ultimo Sal: qui i controlli non sono solo relativi al Durc ma a tutta la contabilità finale (certificato regolare di esecuzione e collaudo) che richiede più tempo per essere preparata.

“Inoltre c’è la contabilità a sorteggio: il 30% delle pratiche viene scelta a caso per essere controllato, e questo allunga ovviamente i tempi”, spiega ancora il vice presidente di Ance L’Aquila.

La situazione rischia di impantanarsi ulteriormente con il blocco dei conti correnti su cui vengono depositati i soldi per l’intervento di ricostruzione.

“Una convenzione con la Cassa Depositi e Prestiti – spiega – prevede una durata di 4 anni del conto corrente dalla sua apertura, altrimenti viene congelato. Per ripristinare la situazione il Comune deve attivare una procedura che ovviamente porta via altro tempo”.

Una soluzione ai fini della velocizzazione delle procedure potrebbe essere “la decisione del Comune di automatizzare l’inserimento dei dati da parte dei tecnici”.

E poi un sistema di penali che sia efficace e non danneggi ulteriormente le imprese: “il ritardo nei pagamenti non viene considerato rispetto al ritardo dei lavori. Una circolare stabilisce che le penali vengono applicate ad amministratori, tecnici e committenti con l’abbassamento del contributo, e questo si riversa sull’impresa, che viene pagata meno. In caso di ritardo nella consegna dei lavori, abbiamo più volte stimolato l’amministrazione a non rilasciare il contributo se non c’è la cantierizzazione”.