L’AQUILA – “I numerosissimi giovani che hanno manifestato recentemente in città, portando per le vie del centro la loro protesta e la loro voglia di futuro, sono la prova di come la ricostruzione abbia la sua più concreta speranza e il suo autentico motore proprio nelle nuove generazioni”.

Continua a tenere banco all’Aquila il capitolo giovani e interviene anche il consigliere provinciale di Futuro è lavoro, Pierpaolo Pietrucci.

Negli ultimi giorni gli studenti aquilani hanno manifestato per le vie della città colpita dal terremoto, chiedendo, a quasi cinque anni di distanza da quel drammatico 6 aprile 2009, un intervento deciso delle istituzioni affinché possano riprendersi un luogo che in molti casi non hanno mai vissuto davvero quando tutto era in piedi.

Dopo la proposta del capogruppo in Consiglio comunale di L’Aquila Che Vogliamo, Vincenzo Vittorini, che nel sisma ha perso moglie e una figlia piccola, di portare proprio in Consiglio gli studenti per una seduta straordinaria, ecco le parole di Pietrucci.

“Ci hanno detto, questi ragazzi – afferma il consigliere provinciale – che vogliono restare nella città nella quale sono nati e che vogliono vederla viva, abitata e ricostruita. Vogliono, insomma, una città come quelle in cui vivono i loro coetanei, ossia un posto dove poter programmare un futuro, non un luogo dormitorio dal quale fuggire alla prima occasione. Oggi l’ennesima, angosciante notizia giunta da Roma circa i fondi a disposizione per la ricostruzione fa tornare a sbattere tutti noi, e soprattutto quei ragazzi, con una realtà con la quale da quattro anni torniamo periodicamente a confrontarci. Vale a dire l’amara constatazione che la classe politica al Governo, al di là delle parole e dei teatrini degli annunci, non vede affatto nella ricostruzione della città dell’Aquila una priorità per il Paese”.

“Le risorse non sono sufficienti – continua Pietrucci – a programmare un futuro in grado di realizzare uno solo dei sogni che quei ragazzi hanno gridato a gran voce con la loro protesta e con i loro slogan. E allora, davanti al fallimento, triste quanto palese, di una politica nazionale che ha dimostrato di non essere in grado di cogliere le istanze e i bisogni delle nuove generazioni e che, addirittura, parla ormai un altro linguaggio, lontano anni luce da queste ultime, occorre sì tornare a protestare, ma partendo proprio da loro. Il Governo deve capire che sono proprio loro, questi ragazzi, gli interlocutori cui devono rivolgersi, è a loro che devono essere dirette tutte le loro azioni. È per loro, infine, che devono credere nella ricostruzione di una città che è ancora viva, benché ferita, proprio grazie ai giovani”.

“La freschezza delle loro idee – conclude – la franchezza del loro linguaggio, la determinazione ma anche la civiltà, la compostezza e la maturità della loro protesta, nei modi e nelle forme, è la prova di come, ormai, il rinnovamento non è più uno slogan, ma una realtà, una percezione, un dato di fatto. L’evidenza di come, volente o nolente, una classe politica, insieme con il suo linguaggio obsoleto e il suo modo  di agire, abbia inesorabilmente fatto il suo tempo. ‘The Times They are a-changin’, diceva una canzone del grande Bob Dylan, ‘I tempi stanno cambiando’. Ignorarlo significa perdere la sfida principale, quella con il futuro, il nostro e dei nostri figli”.