L’AQUILA – Fondi per la ricostruzione e per il rilancio economico solo sulla carta, grande senso di solitudine ed isolamento, governance locale ‘svuotata’, cantieri che rischiano di fermarsi. E giovani che emigrano altrove.
È un momento molto difficile per i 52 comuni del cratere sismico aquilano, dove la ricostruzione, dopo più di cinque dal terremoto del 6 aprile 2009, è ancora di là da venire.
E che dovrebbe costare nei prossimi anni secondo le più recenti stime 3,5 miliardi di euro per le abitazioni private, quasi tutte in centri storici antichi e di straordinario pregio, e 800 milioni per la ricostruzione degli edifici pubblici.
A lanciare l’allarme, a nome dei sindaci del cratere, il coordinatore Emilio Nusca, che per prima cosa denuncia il venir meno di interlocutori del governo di Roma e che la proposta di legge sulla ricostruzione rischia di naufragare proprio quando sembrava vicino all’approdo del parlamento.
“In quella legge – spiega Nusca ad AbruzzoWeb – di cui abbiamo discusso con Giovanni Legnini per oltre un anno, ci sono le risposte a tutti i problemi irrisolti, le giuste e attese soluzioni per dare lo sprint alla ricostruzione, ameno dal punto di vista normativo e di governance. Invece oggi si assiste ad una corsa, da parte dei nostri parlamentari, a estrapolare singoli articoli della legge per presentarli come emendamenti al decreto Sblocca Italia. Questo non è un bene, perché penalizza in particolare i Comuni del cratere”.
In altri termini, rischiano di non trovare immediata approvazione punti qualificanti della legge come ad esempio quelli che dovrebbero risolvere il problema del frazionamento catastale delle proprietà, responsabile di grossi ritardi nell’iter burocratici della ricostruzione degli immobili; e quelli che dovrebbero garantire risorse economiche anche per la ricostruzione delle seconde case, la continuità nel lungo periodo degli uffici territoriali, la riconferma dei precari che ci lavorano.
C’è poi il drammatico problema dell’aleatorietà dei fondi, sia quelli destinati alla ricostruzione delle abitazioni, sia quella, altrettanto importante per rilanciare l’economia dei territori.
Il Cipe ha messo a disposizione per i Comuni del cratere 163 milioni di euro.
Una cifra piccola rispetto al fabbisogno totale, ma comunque vitale per andare avanti, dopo 500 milioni di euro già spesi.
Il tavolo di coordinamento dei sindaci oltre due mesi fa li ha ripartiti, in modo concorde e senza litigare, tra tutti i Comuni, in base al numero di progetti approvati e pronti a diventare cantiere, meglio se prime case di residenti.
Per una volta che si erano messi da parte campanili e egoismi, però, si assiste alla beffa di soldi solo virtuali, che non sono stati ancora trasferiti.
“Situazione drammatica, frustrante – commenta con amarezza Nusca – a breve non sarà possibile aprire neanche un cantiere. Eppure molti Comuni hanno finalmente approvato il Piano di ricostruzione dei centri storici. La tempistica è fondamentale, bisogna riportare la vita nel più breve tempo possibile nei nostri paesi, per frenare un progressivo spopolamento già in corso. Bisogna ripristinare al più presto, nei centri storici, le funzioni pubbliche come la farmacia, gli uffici comunali, il bar, il negozio, l’ufficio postale. Ed anche le chiese”.
Ma oggi, a poco più di cinque anni dal sisma, un vuoto politico e tecnico sta facendo tremare l’Abruzzo terremotato.
“Legnini è andato al Consiglio superiore della magistratura, lui che era il nostro costante punto di riferimento non solo come sottosegretario di Stato con delega alla Ricostruzione, ma anche perché era un’autorevolissima presenza nel ministero chiave, quello dell’Economia e delle Finanze. Un’altra figura importante, Aldo Mancurti, il capo della Struttura tecnica di missione, sta andando in pensione. Francesco Scoppola è finalmente direttore regionale per i Beni culturali, ma ha un incarico a tempo determinato”.
Infine,l sono rimasti ad oggi sulla carta anche i 20 milioni di euro impegnati dal Cipe ai tempi in cui era ministro Fabrizio Barca, per il rilancio delle attività produttive.
Il tavolo di coordinamento aveva individuato tre linee di finanziamento, una per la filiera agroalimentare, una per la recettività turistica diffusa, una per dotare i comuni di collegamento internet con fibra ottica.
Da oltre un anno si è in paziente attesa che l’agenzia governativa Invitalia metta a punto i bandi per consentire di accedere a queste risorse da parte di tanti giovani che vogliono restare a vivere nei paesi con una qualche, minima, prospettiva.



