L’AQUILA – La lista di nozze ha fatto flop. Eppure sembrava una grande idea quella del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che dieci giorni dopo il sisma annunciò: “Ci sarà un elenco di beni artistici con indicazione di spesa e tempo, che sottoporrò ai Paesi amici che si sono offerti di aiutarci”.
Due anni dopo, però, quell’elenco è ancora in larghissima parte scoperto: i monumenti della lista di nozze adottati da governi stranieri sono appena cinque. Le chiese delle Anime Sante all’Aquila, di San Gregorio Magno nell’omonima frazione, di San Pietro Apostolo a Onna, e poi palazzo Ardinghelli, quello vicino alla centralissima chiesa aquilana distrutta di Santa Maria Paganica, e infine il complesso monumentale di San Giuseppe dei Minimi.
Per fortuna che qualche Ente statale e istituzioni private hanno spuntato qualche altro punto della lista. Per fortuna che si è impegnato qualche governo volenteroso, come il Kazakistan. Di Stati Uniti o Regno Unito, infatti, si sono perse le tracce.
Nonostante questa situazione e nonostante il G8 aquilano, che doveva portare grossa spinta alla “lista di nozze”, sia in archivio da tantissimi mesi, in ogni caso sottotraccia proseguono le trattative diplomatiche con le nazioni straniere, per far sì che chi ha preso impegni li trasformi in qualcosa di più concreto, e chi era interessato ma non si è mosso, lo faccia.
A occuparsi dei colloqui con i Paesi esteri non è un ambasciatore, ma stranamente un avvocato: Fabrizia Aquilio, aquilana, che, scelta dal ministro degli Esteri Franco Frattini, porta avanti con tenacia il compito di inseguire diplomatici di tutto il mondo a caccia di contributi. Un compito più grande di lei, più grande di tutti, tanto che, ammette, “non sono mica Batman”.
Era il 14 settembre scorso quando il ministro della Cultura Sandro Bondi, in visita all’Aquila, annunciò a sorpresa la sua nomina come rappresentante di un altro ministero, appunto quello degli Esteri.
In questi sei mesi molte trattative sono state perfezionate (si veda la tabella in fondo) ma le novità sono pochine, e se due ambasciatori che poche settimane fa avevano prospettato ipotesi d’impegno per L’Aquila erano quello egiziano e quello libico, che oggi hanno altri problemi, beh allora vuol dire che anche la malasorte ci mette del suo.
La Aquilio, comunque, non si dispera, anche se è consapevole di poter diventare un capro espiatorio del fallimento della strategia della lista.
Su una lista di 44 monumenti, quelli adottati sono cinque. Pochi.
Sono pochi anche perché alcuni Paesi come il Canada, il Giappone o l’Australia hanno preferito finanziare cose nuove. Inoltre, alcuni di quei monumenti sono stati oggetto di finanziamento integrale da parte del commissario per la ricostruzione, da fondi Arcus o da altri fondi, come palazzo Margherita, finanziato dal Credito cooperativo, e il palazzetto dei Nobili, dalla Camera dei deputati. A oggi, quella lista di nozze si è molto alleggerita.
Questo, però, unito alle poche adozioni, sembra indicare un fallimento della strategia della lista.
Secondo me no. La lista di nozze è servita in occasione del G8 per presentare una richiesta precisa, 45 monumenti, che non sono certo gli unici, ma che costituivano le nostre eccellenze.
Forse era meglio accettare gli aiuti dei governi, invece che rifiutarli e dire “ci aiuterete dopo con i monumenti”?
Negli Stati ci sono stanziamenti per le tragedie, ma si tratta di medicine, di tende, non di denaro. Quelle cose noi già le avevamo. Ecco perché è stato detto aiutateci non nell’emergenza, ma dopo, nella ricostruzione. È più complesso, perché si tratta di fondi che devono essere deliberati nei loro Parlamenti.
La lista ha subìto variazioni nel corso del tempo?
Mi sono permessa di allargarla, perché da alcuni ambasciatori c’è stata una richiesta precisa: le scuole. Così sono spuntate la Campomizzi, palazzo Quinzi eccetera. Mi sono poi fatta preparare schede progettuali con le stime dei costi reali.
Quelle che c’erano non andavano bene?
La schedatura che ancora è sul sito del Mibac era stata redatta all’indomani del terremoto, con stime molto approssimative: giusto per dare un’idea, l’ammontare per il Forte spagnolo è sceso dai 50 milioni di euro previsti all’inizio fino a 30. Per ogni monumento ora ci sono schede con i costi suddivisi in lotti, realizzate di volta in volta a seconda di quello che serve.
A proposito di Forte spagnolo. Che hanno deciso gli iberici, ci stanno o no?
Ho incontrato prima il loro consigliere culturale, poi l’ambasciatore. Quest’ultimo ha ribadito di nuovo che la Spagna vuole esserci e stare al nostro fianco. Hanno gradito molto la nuova scheda del Forte spagnolo, suddivisa per lotti. A loro era stato sottoposto dalla Protezione civile un disciplinare che riguardava l’intera somma, per questo non lo hanno firmato. È impensabile oggi che una nazione possa stanziare tutti quei soldi. Con i lotti, invece, sono disponibili, e l’ambasciatore sta lavorando per avere una dichiarazione d’intenti dal sottosegretario di Stato.
Ce la farà entro l’estate? Entro l’anno?
Mi auguro di sì, ma come faccio a dirlo io? Di sicuro non mollo.
Un altro caso emblematico è quello delle Anime Sante: il pasticciaccio con i francesi e l’incidente diplomatico sfiorato, con un appalto cofinanziato, ma in cui volevano lavorare solo loro.
Premetto che è anche utile, è bello, per noi, visto che ci arriva denaro da un Paese amico che ha deciso di sostenerci, che possa intervenire con le sue imprese e i suoi tecnici. Certo, solo le sue imprese e solo i suoi tecnici è impensabile. Dobbiamo stare anche attenti a non subire ricatti.
Torniamo indietro alla sua nomina. Com’è nata?
C’è stata quest’esigenza, da parte del ministro Frattini, di seguire in modo più specifico la vicenda dell’Aquila. Già un anno fa si è iniziato a prendere contatti. Lo conoscevo già da tempo, avevo organizzato convegni, quindi ci conoscevamo più per vicende politiche che per altro. Per lui è stato quasi naturale pensare a una persona di questa città, ritenendo importante non solo la competenza tecnica, ma anche la conoscenza di questa realtà.
Non è un compito troppo grande, per una persona sola, stare dietro ai governi di tutto il mondo a caccia di fondi per far ricostruire una cinquantina di monumenti?
È vero che è un lavoro enorme, soprattutto considerando che ho dovuto organizzarlo da zero, perché prima non c’era nulla. Tutto questo settore è stato seguito dalla Protezione civile, e quando c’è stato il passaggio di consegne con il commissario Gianni Chiodi il dipartimento ha tenuto per sé i rapporti internazionali. Continuava a essere seguito dalla Protezione civile e in parte dal ministero, con un consigliere diplomatico. Evidentemente a un certo punto il ministro ha ritenuto opportuno seguirlo in prima persona.
Dove si trova il suo ufficio?
Lavoro al ministero degli Esteri, sono inserita nella direzione generale dell’Unità sistema Paese e questo per me è un valore aggiunto importante. Sono l’unica persona che si occupa di questo, ma inserita in una struttura, e quando mi presento lo faccio come ministero degli Esteri.
Perché non c’è stata una presentazione formale alla stampa e alla città? Ad annunciare la nomina, a sorpresa, è stato infatti il ministro della Cultura, Sandro Bondi, che ha parlato di “una indicazione” del collega agli Esteri.
Questo non lo so dire. Frattini si è sentito con Bondi, che mi ha invitato a partecipare a una riunione e lì ha ufficializzato una nomina che, di fatto, c’era già stata il 1° settembre 2010. Il conferimento preciso delle funzioni c’è stato poi il 14. Ci sono voluti i soliti tempi tecnici: insegnando, mi hanno fatto il comando lì alla Farnesina.
Dopo cinque mesi, quali sono i risultati raggiunti?
Nell’arco di cinque mesi ho incontrato venti rappresentanze diplomatiche, risultato che, mi dicono al ministero, è notevole, perché non è consueto che un ambasciatore incontri una persona che non è suo pari grado, perché il mio ruolo è di “esperto”, adesso.
E allora perché non è stato coinvolto un ambasciatore al posto di una professionista che, per quanto capace possa essere, è un’esordiente nell’ambito della diplomazia internazionale?
Vero, ma altrettanto vero è che ho alle mie spalle il ministero degli Esteri. Anche la Protezione civile portava avanti i rapporti con persone inserite in una struttura, non si parlava di ambasciatori.
La comunicazione su questi incontri con i diplomatici stranieri è stata a dir poco carente. Come mai?
Avrei potuto fare un comunicato stampa ogni volta, però essendo aquilana, mi aspetto qualcosa di più concreto, non solo un incontro con l’ambasciatore. Sono un po’ defilata perché mi piacerebbe portare un risultato e fare, allora sì, la conferenza stampa.
Ma la conferenza stampa così rischia di farla tra cinque anni.
La farò appena avrò un governo straniero che mi dica ok, accordiamo il finanziamento. Mi auguro che questo avvenga prima di cinque anni!
Quale sarà il primo monumento del centro ricostruito da una nazione straniera?
Incrociando le dita, sto coltivando molto le trattative per la biblioteca “Tommasi” e palazzo Quinzi. Li stiamo proponendo a più di un governo. Vedo che c’è un particolare interesse da parte dei governi perché ci sarebbe un aspetto anche sociale.
Ha pensato al rischio che corre di diventare il capro espiatorio della strategia della lista di nozze, anche se lei è entrata in corsa in questa storia?
Ci ho pensato ma non dobbiamo dimenticare una cosa: la mia prestazione è un’obbligazione di mezzo, non un’obbligazione di risultato. Insomma, devo prendere contatti, ma non portare denaro. Non devo portare soldi, ma percorrere tutte le strade che possano consentirci di averli. Come un medico, o un avvocato. Ma non sono Batman.
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| fonte: ministero degli Esteri |
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