L’AQUILA – Per salvare il contributo agevolato ed evitare l’ennesima paralisi della ricostruzione “bisogna ragionare a livello politico”.

Questo il messaggio che manda alle istituzioni aquilane Aldo Mancurti, titolare della gestione stralcio fino a fine anno, nell’intervista ad AbruzzoWeb.

Ieri il vertice tra il “mini-commissario”, che rifiuta quest’etichetta giornalistica, e le associazioni di categoria.

Una riunione che Mancurti spera sia la “penultima, prima di passare ai fatti”, in cui si sono affrontati numerosi temi tecnici per il futuro del processo di rinascita.

Ma a scaldare gli animi sicuramente c’è la questione del contributo agevolato attraverso il plafond di Cassa depositi e prestiti.

Un’era chiusa e strachiusa, secondo quanto affermato più volte dal ministro Fabrizio Barca. Mancurti ricorda che a oggi l’agevolato è impossibile da mantenere perché graverebbe da subito per 3 miliardi sui conti statali ma, diplomatico, non si sbilancia a chiudere del tutto le speranze e dalle sue parole qualche spazio di manovra sembra trapelare.

“Riguarda altre sfere”, spiega criptico eppure eloquente l’ingegnere.

Ci sono state polemiche per la cacciata dei cronisti dal vostro vertice.

Mi dispiace che qualcuno si sia sentito offeso. Era una riunione in cui erano invitate le amministrazioni e le associazioni con tanto di lettera ufficiale, non era prevista la stampa né si trattava di un’assemblea pubblica. L’abbiamo fatta in un anfiteatro perché quello abbiamo a disposizione, non un ufficio.

A parte questo, com’è andato l’incontro?

Non è il primo su questi temi, speriamo sia il penultimo, per passare poi dalle parole ai fatti. Siamo soddisfatti sia dell’incontro della mattina in Comune sia di questo del pomeriggio con categorie e sindacati. La formulazione del decreto è ormai abbastanza condivisa, cerchiamo la partecipazione più ampia possibile poi è chiaro che le decisioni vanno assunte. L’aspetto del modello parametrico e della sicurezza dei cantieri mi sembra possa essere esitato, alla fine arriverà una decisione anche autoritaria.

Resta il conflitto sul meccanismo del contributo agevolato che verrà sostituito da quello più lento e intricato del “diretto”.

Siamo molto dispiaciuti perché il meccanismo della Cassa depositi e prestiti in più di una relazione era stato magnificato e ritenuto più idoneo. Ci ha sorpreso la notizia dell’impatto che avrebbe sull’indebitamento pubblico: se si inserisce la somma complessiva di 3 miliardi avrebbe effetto immediato, tutta sul primo anno, mentre pensavamo potesse essere diluita in 12 annualità a 250 milioni l’anno.

Ma per l’Emilia Romagna è stato concesso!

Anche di questo abbiamo parlato approfonditamente, è accaduto perché concesso qualche mese prima che si appurasse questo fatto. Alla luce della situazione attuale rischiano anche loro? Non so rispondere.

Quindi non ci sono speranze per L’Aquila?

Il contributo agevolato è la modalità più celere, il contributo diretto impone stati d’avanzamento dei lavori e un unico sportello che crea caos. A livello tecnico siamo d’accordo ma ci sono i vincoli di contabilità dello Stato. So che c’è chi sta approfondendo, come ho detto a sindaci e categorie il ragionamento si deve fare a livello politico.

Se dovesse fare una percentuale di successo?

Meglio non farne, non è un superenalotto.

Per i più allarmisti il contributo diretto finirà per impantanare quasi completamente la ricostruzione, condivide queste paure?

No perché è stato già utilizzato. Certo, impone a Comuni e uffici speciali di organizzarsi in maniera differente. Ci vorrà un’organizzazione più robusta.

Il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente ha detto che lei non è un mini-commissario e che è stato nominato “per svolgere il lavoro che Gianni Chiodi non è stato in grado di fare”, è così?

Concordo sulla prima parte, non sono un mini commissario, ma il titolare della gestione stralcio fino al 31 dicembre 2012. Un compito voluminoso e faticoso.

Non sono escluse proteste e ricorsi, è preoccupato?

Nelle discussioni è emerso chiaramente che le imprese sono preoccupate per i ritardi nei tempi di pagamento. Si sta lavorando sui tempi certi nel rispetto delle normative europee. Per ritardi entro 60-90 giorni è possibile anche il pagamento interessi. Condivido, ma sarebbe un’estremizzazione.

Un’ipotesi irrealizzabile?

No, le richieste possono essere intraprese ma significherebbe gravare ancora di più e rallentare i processi… Credo che il buon senso prevarrà.